Linda Dittmar
HOMELANDS
Israele e Palestina: viaggio nella
terra contesa(titolo originale
Tracing Homelands.
Israel, Palestine and the Claims of Belonging, Interlink Books, 2023)
traduzione di Eleonora Di Fortunato
prefazione di Anna Foa
Bordeaux edizioni
ottobre 2026
pp. 320, € 26,00
ISBN 9791259632920
Che cosa accade quando un paesaggio che
crediamo di conoscere comincia a rivelarci storie che non avevamo mai
visto? Da questa domanda prende avvio il racconto autobiografico di
Linda Dittmar, una storia che diventa progressivamente indagine
critica sulla memoria e sulle narrazioni che contribuiscono a
costruire l’identità. Durante una serie di viaggi in Israele,
Dittmar inizia a osservare i luoghi della sua infanzia con uno
sguardo nuovo e a metterli in dialogo con le tracce fino ad allora
non viste della storia palestinese. Il paesaggio – foreste,
villaggi, strade, rovine – diventa una vera e propria fonte di
interrogazione storica: i luoghi rivelano stratificazioni inattese di
memoria, mentre episodi quotidiani, come una deviazione fortuita o la
visita a un sito archeologico, si trasformano in momenti di
improvvisa consapevolezza. Dietro la superficie emergono le tracce
della tragedia nella Nakba, “la catastrofe”, l’esodo forzato
dei palestinesi durante la nascita dello Stato di Israele: villaggi
scomparsi, comunità disperse, vite cancellate o costrette
all’esilio, memorie a lungo rimaste ai margini del racconto
dominante. Intrecciando esperienza personale, osservazione culturale
e riflessione politica, Dittmar mostra come i paesaggi possano
custodire memorie contrastanti e che il confronto con ciò che è
stato ignorato o cancellato è parte essenziale di ogni percorso di
comprensione.
Dalla Prefazione di Anna Foa
Un libro che è al tempo stesso un
libro di storia, un libro di memorie, il racconto di un lungo
percorso di trasformazione, questo Homelands. Israele e Palestina:
viaggio nella terra contesa di Linda Dittmar: la ricerca delle tracce
dei villaggi palestinesi distrutti nel 1948; la storia della nascita
dello Stato, inframezzata dalle memorie familiari; e il lento
percorso attraverso cui una persona nata e cresciuta in Israele ed
educata nei suoi miti di fondazione si accorge della nakba, l’esodo
forzato dei palestinesi e la loro espropriazione, e cerca di spezzare
il silenzio che la circonda. Un libro straordinario, straziante, che
tocca al tempo stesso la mente e il cuore. Il libro è uscito negli
Stati Uniti nel 2023 e ora ci viene qui presentato nella bella
traduzione di Eleonora Di Fortunato, che conserva l’eleganza
letteraria del testo originale. Nel frattempo, come sappiamo, molti
eventi terribili si sono succeduti, rendendolo ancora più
tragicamente attuale. La sua autrice, Linda Dittmar, è cresciuta in
Palestina e ha assistito bambina alla nascita dello Stato, alla
guerra del 1948 e alla cacciata dei palestinesi. I suoi bisnonni, che
venivano da Odessa e sfuggivano ai sanguinosi pogrom della Russia
zarista, erano stati fra i primi sionisti a popolare quella che
sarebbe poi diventata Israele. La sua famiglia era aperta al rapporto
con i palestinesi, e l’autrice ricorda con orgoglio che i suoi
genitori aderivano al gruppo pacifista, marginale ma importante, di
Brit Shalom. E questo rende ancora più significativo il racconto
della sua educazione nelle scuole all’eroismo e alla necessità di
battersi per la sopravvivenza, e la sostanziale accettazione, anche
nel suo mondo, del silenzio sulla Nakba. I palestinesi cacciati o
costretti a fuggire nel 1948 avevano case, villaggi, moschee. E il
percorso di cambiamento avviene in Linda Dittmar attraverso l’attenta
indagine su quelle tracce. Dopo aver fatto l’esercito, è emigrata
negli Stati Uniti, dove ha insegnato, e l’inizio della sua nuova
consapevolezza risale agli anni della guerra del Vietnam, ai
movimenti di protesta negli Stati Uniti. A un certo punto, con la sua
amica, una fotografa non ebrea, inizia il lungo viaggio in Israele
alla ricerca delle tracce materiali della Nakba, a partire dai fichi
d’India, simbolo della resilienza palestinese. Quattro viaggi fra
il 2005 e il 2008 attraverso cui cresce dolorosamente in lei la
consapevolezza che l’Israele che considera la sua patria si è
costruita sulla distruzione di tutto o quasi ciò che era là prima,
che è diventata verde e fertile distruggendo la terra e le case dei
suoi abitanti. Il percorso compiuto non si estende mai ai territori
occupati, si svolge rigorosamente entro la linea verde del 1949: le
terre assegnate ad Israele dall’Onu e quelle conquistate con
l’armistizio del 1949. Le case e i villaggi distrutti che cerca
sono dentro quella linea. In questi dolorosi viaggi, in questo
arrancare nella polvere cercando un pezzo di muro, una casa rimasta
in piedi, ci sono anche le persone che vi abitavano: negozianti
palestinesi a volte ostili, altre amichevoli, guide di gruppi
palestinesi che anch’essi ripercorrono le tracce dei villaggi
perduti, e i fantasmi dei morti, in particolare di quelli dei
massacri del 1948: Deir Yassin, un episodio rimasto nella memoria di
tutti gli israeliani perché all’epoca aveva suscitato molte
reazioni negative anche nel governo israeliano, e invece Tantura un
episodio negato e cancellato, ora ricomparso alla luce in nuove
ricerche e un film del 2022, Tantura, del regista Alon Schwarz. Anche
in quel luogo muovono i loro passi Linda e la sua amica Deborah,
senza sapere – emergerà solo più tardi – che il parcheggio dove
lasciano la macchina copre una fossa comune. E ancora, l’incontro
con il gruppo di israeliani che fa il loro stesso percorso, Zochrot,
di cui inizialmente ignoravano l’esistenza e a cui si uniscono per
un po’. Sono molti, in realtà, quelli che si interrogano, anche se
troppo pochi per cambiare il loro mondo. (...)
Linda Dittmar, scrittrice, insegnante e
accademica israelo-americana, è autrice di " Tracing Homelands;
Israel, Palestine, and the Claims of Belonging" . In parte
saggio storico, in parte diario di viaggio e in parte memorie, è un
racconto intrecciato dei primi anni dello Stato di Israele e della
Nakba palestinese – la "catastrofe" dell'espulsione di
massa – ricordato da una bambina israeliana che cresce fino all'età
adulta e da un'adulta che ora vive negli Stati Uniti e che guarda a
quella storia con occhi nuovi . Vincitrice di una borsa di studio per
artisti del Massachusetts Cultural Council, i suoi scritti sono
apparsi su The Massachusetts Review , Jewish Currents , il bollettino
della Harvard Divinity School , Consequence e Nowhere magazine.
Linda, ora professoressa emerita, ha
conseguito il dottorato di ricerca in inglese presso l'Università di
Stanford. Ha insegnato letteratura e studi cinematografici
all'Università del Massachusetts a Boston per quarant'anni,
ricoprendo anche incarichi di visiting professor in India,
all'Università di Tel Aviv, alla Tufts University e all'Università
di Parigi. Tra le sue pubblicazioni accademiche figurano i libri "
From Hanoi to Hollywood; the Vietnam War in American Film" e
"Multiple Voices in Feminist Film Criticism" , oltre a una
lunga collaborazione con il comitato editoriale della rivista Radical
Teacher . Avendo radici familiari nella Palestina ottomana, continua
a visitare spesso Israele.