Se ne è andato ieri a Minorca, all’età di 92 anni, Cees Nooteboom, uno dei più importanti scrittori europei contemporanei.
Nato all’Aja nel 1933, autore di numerosi romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio, è ritenuto «una delle voci più alte nel coro degli scrittori contemporanei» (The New York Times), paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov. Ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo giovanissimo, e ha continuato a farlo tutta la vita, senza mai perdere l’instancabile curiosità e passione, contaminando sempre la sua scrittura con sguardi, rituali e influenze lontane.
Con lui se va un pezzo enorme della cultura e dello spirito olandese. Nel corso dell’amicizia trentennale con Iperborea, che ha pubblicato 19 suoi libri, ha visitato spesso l’Italia per partecipare a festival, fiere, premi letterari, sempre in compagnia della moglie e fotografa Simone Sassen.
Eterno viaggiatore, ha esordito a soli ventidue anni con Philip e gli altri e ha raggiunto il successo internazionale con romanzi come Rituali e Il canto dell’essere e dell’apparire.
Tra le sue opere pubblicate da Iperborea: Avevo mille vite e ne ho preso una sola, Tumbas, Cerchi infiniti, 533. Il libro dei giorni, Venezia. Il leone, la città e l’acqua, Saigoku. Il pellegrinaggio giapponese dei 33 templi, Verso Santiago, la raccolta poetica Addio e il più recente Pioggia rossa.
Tradotto in più di trenta paesi, è stato insignito di numerosi premi letterari; tra quelli italiani si ricordano il Premio Grinzane Cavour, il Premio Europeo di Poesia, il Premio Chatwin, il Premio Dedica, il Premio Sandro Onofri, il Premio Lerici Pea “Alla carriera”, il Premio letterario internazionale Mondello.
Emilia Lodigiani lo ricorda così:
“Cees Nooteboom ci ha lasciato, partendo per quell’ultimo viaggio da cui purtroppo non tornerà per scriverne. Non è un generico purtroppo affettivo: tra i possibili relatori di quella inesorabile esplorazione dell’ignoto che ci aspetta tutti, credo proprio che sceglierei lui, sicura di scoprire sul mistero dell’aldilà cose che nessuno aveva mai visto e pensato. Non credo di aver bisogno di ricordare la genialità di uno scrittore così mondialmente riconosciuto e amato: spartisco con tutti i suoi appassionati lettori quella meravigliosa impressione di sentirci più intelligenti e più curiosi di quel che siamo, di capire di più del mondo, di sentire la costante presenza del passato nel presente, le incontrollabili metamorfosi della memoria, l’eco di tutti i libri letti e non letti che ci dà l’illusione di conoscere, insomma tutto l’incanto delle sue storie, divagazioni, pensieri. È nei suoi libri. Sarei tentata di raccontare qualche episodio divertente in sua compagnia, a volte divertente solo a posteriori, al momento vissuto nel terrore delle sue paventate ire funeste, raggelanti quanto brevi, ma ci vorrebbe quello humour e quella capacità affabulativa con cui lui rendeva ogni aneddoto una riflessione ironica sull’infinita varietà del vivere. Ma mi manca il talento. Mi limito a ricordare con molto affetto il nostro ultimo incontro, a Minorca, dove siamo finalmente andate a trovarlo Cristina Gerosa e io, quest’autunno, dopo tante promesse rinviate. Il suo giardino, i suoi cactus, i profumi, i ragli d’asino, la tartaruga perduta, tutto è famigliare per chi ha letto Pioggia rossa: è stato un ritrovarci a casa. L’impressione era solo che tutto fosse più piccolo di come l’avevo immaginato, come se tutti quei minuti dettagli che ci aveva fatto notare, tutti quei personaggi fatti rivivere, quei pensieri generati avessero irradiato spazi più ampi. E lui e Simone, tra gli ulivi centenari, diventati quasi impensabili Filemone e Bauci. La commozione di vedere Cees, con tutta la sua ironia e la sua mente acuta, nonostante i vuoti di memoria, così sereno, così saggio, così capace di accettare anche i limiti e le menomazioni della vecchiaia, come aveva sempre accolto ogni aspetto dell’esistenza, ci ha dato la rara sensazione che avevamo ancora molto da imparare da lui, non solo dal grande scrittore, ma da un uomo profondamente umano. Ripensando alla sua bella casa semplice e austera, dove non c’è nulla di superfluo, al suo studio monacale, ho capito che era lì che doveva finire le sue mille vite vissute e raccontate, chiudendosi finalmente in quella cella di convento in cui aveva sognato di entrare da giovane, nella stabilitas loci, nella pace, nella solitudine e nel silenzio, lasciandoci la sua voce.”
Cees Nooteboom pubblicato in Italia da Iperborea:
Rituali, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 1993
Mokusei, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 1994
Le montagne dei Paesi Bassi, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom 1996
La storia seguente, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2000
Il giorno dei morti, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2001
Philip e gli altri, traduzione di D. Santoro, Cees Nooteboom, 2005
Perduto il paradiso, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2006
Il canto dell’essere e dell’apparire, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2009
Le volpi vengono di notte, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2010
Avevo mille vite e ne ho preso una sola, traduzione di Marco Agosta e Fulvio Ferrari, 2011
Lettere a Poseidon, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2013
Tumbas, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2015
Cerchi infiniti, traduzione di Laura Pignatti, Cees Nooteboom, 2017
533 Il libro dei giorni, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2019
Addio, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2020
Venezia. Il leone, la città e l’acqua, traduzione di Fulvio Ferrari, Cees Nooteboom, 2021
Saigoku. Il pellegrinaggio giapponese dei 33 templi, traduzione di Laura Pignatti, Cees Nooteboom, 2022
Verso Santiago. Digressioni sulle strade di Spagna, traduzione di Laura Pignatti, Cees Nooteboom, 2023
Pioggia rossa, traduzione di Claudia Di Palermo, Cees Nooteboom, 2025










