giovedì 10 settembre 2026

Diego Bertelli - «UN FELICE VIAGGIO» - Carocci

 
Diego Bertelli
«UN FELICE VIAGGIO»
Poesia e destino in Bartolo Cattafi (1951-1961)

Carocci editore
Collana Lingue e Letterature
aprile 2025
pp. 412, euro 42
ISBN 9788829029945


Il volume analizza il rapporto fra poesia e destino in Bartolo Cattafi concentrandosi sul primo decennio di attività, compreso tra la pubblicazione di Nel centro della mano (1951) e Qualcosa di preciso (1961). Il percorso esegetico che si delinea mostra, sotto il profilo tematico e simbolico, in cosa consista e come si sviluppi tale rapporto, nel quale l’uomo e il poeta si riconoscono vicendevolmente nel segno della poesia. La «storia dei miei versi – dichiarerà lo stesso Cattafi nel 1959 – non può che coincidere con la mia storia umana». Dall’esame dettagliato dei testi emerge inoltre un insieme cospicuo di riferimenti letterari e filosofico-teologici in grado di rivelare la presenza di modelli e nuclei concettuali finora trascurati, decisivi tuttavia per la rivalutazione di un autore a lungo considerato privo di spessore speculativo e animato esclusivamente dalla piena segreta dell’ispirazione. Al commento delle poesie è stata affiancata un’indagine puntuale e approfondita dei documenti d’archivio, che ha condotto alla scoperta di nuovo materiale inedito, essenziale per un più completo approccio alla scrittura e al pensiero di Cattafi.
 
Diego Bertelli si occupa di poesia italiana del Novecento e di traduzione. Ha curato i seguenti volumi di Bartolo Cattafi: Tutte le poesie (Le Lettere, 2019) e L’osso, l’anima (Le Lettere, 2022). Ha tradotto e curato le poesie di Calamus di Walt Whitman nel volume Rivelerò io cosa dire di me (Marcos y Marcos, 2023).


A. Carta, E.Ceresi (a cura di) - IL GRUPPO 63 - Les Flâneurs

Ambra Carta, Emiliano Ceresi (a cura di)
IL GRUPPO 63
60 anni dopo

Les Flâneurs Edizioni
collana Passages
luglio 2025
pp. 398, euro 25
ISBN 9791254512159 


Quattro sono le sezioni in cui il volume si articola e diciannove gli autori di questa antologia di testi. Una architettura complessa per illuminare da vicino la più sperimentale delle avanguardie del 900, il Gruppo 63, un’eterogenea costellazione di scrittori animati dalla volontà di rinnovare le forme dell’arte, intrecciando linguaggi e codici artistici. Un invito alla lettura e l’auspicio di una riscoperta.
 
Premessa, di Ambra Carta
Il volume che qui si presenta è nato dalla volontà di celebrare i Sessant’anni del Gruppo 63. Per non venire meno alla felice usanza degli anniversari, si è inteso chiamare in raccolta critici letterari, esperti di musica e di arti visive, giovani studiosi esploratori di lungo corso della galassia neoavanguardista e scrittori, non tanto per rinnovare la memoria dei protagonisti di quella fervida stagione artistica quanto per provare a illuminarne le voci meno esplorate, scandagliare le carte e gli archivi di scrittori oggi dimenticati e gettare uno sguardo oltre gli anni Sessanta sulle tracce di possibili pseudo-eredità. Nato dalla frequentazione di scrittori e artisti, vari e con vari interessi, ma animati dal comune desiderio di un nuovo modo di fare e consumare arte, il Gruppo 63 viene fondato ufficialmente il 3 ottobre 1963 quando debutta la Nuova Letteratura, come la Nuova Musica e il Nuovo Teatro. Il Gruppo 63 entra infatti a far parte della manifestazione organizzata presso la Sala Scarlatti del Conservatorio di Palermo dalle Settimane Internazionali di Nuova Musica, fondate da Francesco Agnello e Antonino Titone, a sancire fin da subito un’alleanza tra arti sorelle che sarà uno dei segni distintivi del movimento: interartisticità e transmedialità, rottura radicale con i vecchi modi di scrivere e comporre, di comunicare e consumare arte in una società ormai interamente dominata dal mercato e dai sistemi di comunicazione di massa. Nei ricordi di tutti i protagonisti di quelle febbrili giornate, il Gruppo si forma spontaneamente attraverso gli «incontri tra amici per condividere il lavoro e progettarne il senso: Balestrini, Manganelli, Pagliarani e altri occasionali. Ci riunivamo per verificare i testi in formazione, fare progetti, esplorare teorie, scambiarci libri, e soprattutto per incoraggiate la nostra differenza dall’uso corrente della letteratura». Era, nei ricordi di una delle sodali più fedeli e presenti nel Gruppo, Carla Vasio, la ricerca di un nuovo stile, la sperimentazione di nuovi linguaggi, con l’incertezza propria di ogni ricerca ma la determinazione a battere nuove strade. Trasgressioni, superamenti, intersezioni inusitate, tutto spingeva nella direzione di un primato del linguaggio, della forma, con risvolti sul piano sociale nella negazione dei valori dominanti neocapitalisti e in una carica rivoluzionaria che avrebbe incrociato di lì a poco i movimenti studenteschi del 1968. Come si diceva, contrassegno del Gruppo è la sua composizione varia: attorno al primo nucleo di novissimi – Nanni Balestrini, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Elio Pagliarani, Antonio Porta – si vanno raccogliendo altri poeti, narratori e intellettuali che da ora in poi graviteranno stabilmente attorno al movimento neoavanguardista: Guido e Angelo Guglielmi, Renato Barilli, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Giorgio Manganelli. Ai convegni del Gruppo 63 il numero di artisti invitati a partecipare a eventi di letture pubbliche di testi cresce e si allarga: i nomi sono quelli delle più importanti e significative voci del panorama artistico e letterario della seconda metà del Novecento: Luigi Malerba, Carla Vasio, Francesco Leonetti, Franco Lucentini, Germano Lombardi, Augusto Frassineti, Massimo Ferretti, Mario Spinella, Raffaele la Capria, Giorgio Celli, Emilio Tadini, Giulia Niccolai, Giancarlo Marmori, Gian Luigi Piccioli e molti altri tra cui i tre scrittori palermitani fondatori della cosiddetta Scuola di Palermo, Michele Perriera, Gaetano Testa e Roberto Di Marco. A molti di questi nomi gli studiosi che figurano in questo volume per celebrare i Sessant’anni del Gruppo 63 hanno dedicato un contributo di riflessione critica che si è andato situando in una delle quattro sezioni che costituiscono quattro linee di sviluppo tematico: Moltiplicazioni, Resti, Addizioni & Sottrazioni, Numeri primi. Moltiplicazioni è la linea di ricerca che si è riproposta di indagare gli intrecci, gli esperimenti visuali, verbovisivi, pittorici o iconotestuali messi in campo dalla neoavanguardia, come suo contrassegno specifico, nei campi letterario, filmico o musicale. Vi hanno aderito Andrea Cortellessa, Arianna Agudo, Cecilia Bello Minciacchi, Chiara Canali e Roberta Coglitore. Dopo l’ampia e particolareggiata rassegna delle poetiche e delle linee di sperimentazioni del Gruppo 63 svolta da Cortellessa, sono seguite due relazioni su Nanni Balestrini. L’una, ad opera di Agudo, ha proposto una lettura delle modalità operative della categoria del ‘possibile’, in rapporto con il pensiero di Gilles Deleuze, l’altra ha rintracciato le fasi aurorali del Tristano, nella intersezione tra le parole dello scrittore e le immagini di Giosetta Fioroni, rivelandone le intime comuni ascendenze. Così, ripercorrendo millimetricamente la struttura della Quartina per Giosetta, l’iconotesto Tutt’a un tratto una ragazza, dove il testo verbale di Balestrini illustra la controparte visiva di Fioroni, e l’inedito dattiloscritto Un cuore provvisorio della prima metà degli anni Sessanta, Bello Minciacchi vi riconosce le spie filologiche di una derivazione genetica del Tristano, identificando la finalità dello sperimentalismo decostruttivo e antiletterario di Balestrini nel rifiuto della trama del romanzo e nella supremazia della forma e della struttura. Ai contatti embrionali tra l’avanguardia musicale di Nuova musica (Berio, Stockhausen, Nono, Cage, Boulez) e l’esperienza neoavanguardistica si è rivolta, invece, Canali, sottolineando le forti interferenze tra le poetiche del Gruppo 63 e l’ambiente musicale che si sperimentava in centri quali Milano, Palermo e Roma. L’apertura interdisciplinare e l’atteggiamento critico-fenomenologico delle due riviste «Incontri musicali», fondata da Berio, e il «verri», da Anceschi, favoriscono la conoscenza delle ultime novità provenienti dall’America e da Darmstadt, quali il serialismo integrale di Boulez e la scossa aleatoria di Cage; il ruolo svolto dallo Studio di Fonologia, dove l’esperienza speculativa dell’opera aperta di Umberto Eco incontra quelle di Berio; e ancora le collaborazioni tra Pagliarani e Paccagnini, Balestrini e Nono, Sanguineti e Berio, danno conto degli intensi scambi e contatti alla fine degli anni Cinquanta tra avanguardia musicale e avanguardia letteraria. Chiude la prima sezione di contributi la relazione di Roberta Coglitore su Verifica incerta, l’innovativa sperimentazione del film del pittore e artista Gianfranco Baruchello e del fotografo e film-maker Alberto Grifi, proiettato in occasione del terzo convegno del Gruppo 63. Coglitore ne analizza la inusuale composizione riconoscendovi l’inizio di una nuova pratica artistica e una nuova forma di comunicazione di massa. Al centro di un acceso dibattito che si estendeva fino a coinvolgere il senso complessivo del Gruppo 63 – se interpretarlo come fase epigonale delle avanguardie o, al contrario, come genesi aurorale del postmoderno – la proposta dissacrante di Verifica incerta fu accolta subito da Umberto Eco come l’esempio di una nuova sintassi combinatoria dell’opera d’arte destinata a sconvolgere le attese del pubblico con i suoi schemi a-narrativi, la spersonalizzazione dei personaggi, le combinazioni verbo-visive e il ricorso a procedimenti di decostruzione, discontinuità, frammentazione e ricorsività. Di grande interesse è l’avere messo a fuoco il ruolo di Eco, già autore di Opera aperta (1962) e di Apocalittici e integrati (1964), e nell’avere colto l’elemento di rottura di Verifica incerta nella ricodificazione del sistema delle attese del pubblico legando il carattere innovativo dell’opera alle nuove soglie percettive nell’epoca delle comunicazioni di massa. Resti, la seconda linea di ricerca, ha voluto mappare, registrare e illustrare lo stato dell’arte degli archivi e delle carte dei membri del Gruppo 63 conservate in diversi centri studi (universitari e non). Ne è sorto un quadro variegato che mostra come molti scritti sono stati censiti e studiati ma molto resta ancora da fare. È il caso degli archivi di Germano Lombardi, Luigi Malerba e Carla Vasio a cui si sono rivolti i contributi rispettivamente di Federico Francucci, Enrico Sinno e di Marcello Sessa. Lo scavo filologico operato da Francucci sul corpus delle carte di Barcelona, Il confine e Cercando Beatrix mostra quanto ancora ci sia da conoscere nell’opera dello scrittore ligure tutta fondata sulla poetica dello sguardo, e quanto ci sia da far conoscere promuovendone il ritorno al pubblico dei lettori in una nuova veste editoriale. A Luigi Malerba, autore dell’atto unico Qualcosa di grave, scritto in occasione delle Giornate Internazionali della Nuova Musica, il 3 ottobre 1963, è dedicato il saggio di Sinno, che indaga sulle varianti d’autore dei romanzi Il serpente (1966) e Il protagonista (1973), mentre all’opera poetica e in prosa di Carla Vasio è dedicato il saggio di Marcello Sessa. La terza linea di ricerca, Addizioni & Sottrazioni, ha voluto evidenziare e valorizzare l’effetto aggregante delle riviste della neoavanguardia, e non solo, della consuetudine alle riunioni di gruppo che erano sessioni di pura sperimentazione artistica. Sodalizi e affinità intellettuali, quali ad esempio quelle tra Giorgio Manganelli e Achille Perilli, nacquero in tali contesti di proficui incontri e scambi. I contributi di Sara Gregori, Samuele Maffei, Salvatore Laneri, Emiliano Ceresi e di Chiara Portesine, infatti, gettano luce su una serie di personalità artistiche, di narratori e poeti che in vario modo frequentarono i luoghi e i convegni del Gruppo 63, condividendo progetti, letture, idee, linee sperimentali di ricerca. Tra questi, il Gian Pietro Lucini recuperato da Sanguineti, curatore tra il 1969 e il 1975 di Revolverate e Nuove Revolverate, il Gruppo 93 formato da Mariano Bàino, Biagio Cepollaro, Lorenzo Durante, Giovanni Fontana, Marcello Frixione, Tommaso Ottonieri e Lello Voce. Maffei ne indaga i rapporti di continuità e di rovesciamento, anche parodico, delle poetiche del Gruppo 63, giocati sul filo del comune archetipo leopardiano. Affinità e analogie di gusto sono quelle tra Manganelli e Arbasino ripercorse da Ceresi e ricondotte alla comune passione per il critico americano Edmund Wilson all’origine di tanta parte del loro immaginario poetico. Limitrofo rispetto al sodalizio della Scuola di Palermo, la dolorosa parabola esistenziale e poetica di Crescenzio Cane è tracciata da Laneri, tra iniziali prossimità al Gruppo 63 e finali distanziamenti nella scelta di aderire all’Antigruppo a partire dal 1968, traiettoria maturata anche sul piano della differenza tra i circuiti proletari all’interno dei quali scorre la poesia di Cane e quelli borghesi dei protagonisti del Gruppo 63. Una distanza che si riassume nelle parole di Cane in un ciclostile del 1971, «una guerriglia artigianale contro la massificazione del sistema capitalista dell’industria culturale». Assai presente nella cerchia dei Novissimi e nella vita culturale del Gruppo 63, lo scienziato umanista Giorgio Celli è indagato da Chiara Portesine attraverso una capillare analisi che rintraccia proprio nel Parafossile (1967) tutti i contrassegni più espliciti dello sperimentalismo dei Novissimi, quali la espropriazione dell’io narrante, il trattamento della temporalità del romanzo e la commistione dei generi. Ultima linea di ricerca, Numeri primi, accoglie le riflessioni di Tommaso Ottonieri, Luigi Weber e Michele Farina rispettivamente su Massimo Ferretti, Emilio Tadini e Luigi Malerba, scrittori vicini per sensibilità e procedimenti artistici alla neoavanguardia ma, a parte Malerba, ancora da riscoprire, estranei come sono alle direttrici tradizionali e maggioritarie della letteratura novecentesca. L’esuberanza compositiva, decombinatoria ed espansa, dell’anti-romanzo di Ferretti, Il Gazzarra (1965), è da Ottonieri messa al centro di un’accurata analisi che ne rivela, complici anche l’avantesto autodescrittivo anteposto al romanzo (Dichiarazione) e la bellissima lettera di Antonio Porta all’autore dell’opera, (pubblicata per gentile concessione della vedova), la natura di pastiche, labirintica, in bilico tra narratività e performance teatrale, riconducendola ai suoi archetipi più naturali, sterniani e folenghiani. Al centro di una costellazione letteraria che va da Faulkner a Simon, scarsamente riconosciuto dai critici della neoavanguardia, Emilio Tadini con il suo Le armi l’amore (1963) è scandagliato dall’acuta e convincente analisi di Luigi Weber, non nuovo alla critica del romanzo sperimentale del Novecento, il quale ne rintraccia la struttura antiromanzesca e le tangenze con gli scritti di critica visiva dello stesso scrittore. Pittore, poeta, narratore, critico d’arte, Tadini e la ‘vocazione scopica’ della sua scrittura sono messi al centro delle plurime tangenze esercitate dagli scrittori angloamericani – Joyce, Faulkner, Lowry – e dal nouveau roman. Al Malerba critico di Strategie del comico, questa volta, e non al narratore sono dedicate le articolate riflessioni di Michele Farina che situa lo scrittore all’interno di una mappatura tra le eredità della Neoavanguardia e le nuove schiere di scrittori. A questa ricca costellazione artistico-letteraria il volume che qui si presenta aggiunge due ulteriori contributi – di Salatore Ferlita e di Giovanna Lo Monaco – entrambi focalizzati sulla Scuola di Palermo costituita agli inizi del 1963, qualche mese prima della nascita ufficiale del Gruppo 63, da Michele Perriera, Gaetano Testa e Roberto Di Marco. L’antologia, La scuola di Palermo, diventa il fulcro della sperimentazione narrativa e dell’eversione linguistica dei tre narratori che testimoniano di una città che sul piano artistico, musicale, letterario e teatrale ribolliva di ricerca sperimentale, di avanguardia, di uno spazio “mentale” sofisticato e autoironico, desideroso di percorrere piste nuove e inusitate. Ricordo doveroso, questo dedicato al fermento progettuale che animava la città di Palermo, che consente di ricostruire attentamente l’atmosfera culturale della città con le sue Settimane internazionali di nuova musica nate per iniziativa di Nino Titone, Paolo Emilio Carapezza, Roberto Pagano e Francesco Agnello, tutti quanti promotori del Gruppo universitario della nuova musica, dove era possibile ascoltare nuovi emergenti artisti quali Ligeti, Evangelisti, Clementi, Pousseur, Donatoni, Nono, Stockhausen, Berio, Bussotti, Kagel, Chiari, Schnebel, Feldma, Sciarrino. Il clima di fervido rinnovamento delle forme espressive che si avvertiva al principio degli anni Sessanta è rievocato, infine, dal contributo di Giovanna Lo Monaco che mette a fuoco la rete di contatti e di relazioni tra Perriera, Testa, Di Marco e le più avanzate linee dell’avanguardia artistica contemporanea. Ne è testimonianza la rivista «La prova», nel cui primo editoriale emerge la vocazione al rinnovamento delle forme artistiche dei tre fondatori. La rivista, infatti, non rappresentò soltanto una iniziativa culturale indipendente nella Palermo del tempo, essa fu la testimonianza di un legame già avvenuto, nella località siciliana, tra l’avanguardia letteraria e quelle musicale e pittorica, che verrà confermato dall’iniziativa immediatamente successiva, ovvero dalla ben più nota «Collage», nata nel 1962 come rivista ‘parlata’ nei locali della libreria Flaccovio di via Maqueda prima di diventare rivista cartacea l’anno dopo. Sono queste le tracce dei rapporti strettissimi tra i tre della Scuola di Palermo e i novissimi prima, e il Gruppo 63 subito dopo, a riprova dell’intimo intreccio di percorsi sperimentali che allora si respirava, e di una straordinaria temperie culturale congeniale alla rivoluzione dei procedimenti artistici. Completa il volume una conversazione tra Andrea Cortellessa, il critico che a più riprese e con estrema intelligenza e brillantezza ha seguito le vicende del Gruppo 63, del romanzo sperimentale e di alcuni fra i suoi maggiori esponenti, e lo scrittore palermitano Giorgio Vasta, tra le voci contemporanee, certamente, quella che ha più riflettuto sulla relazione/ scollamento tra la parola e l’immagine, realizzando opere che potremmo a buon diritto chiamare fototesti, Absolutely nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani (Humboldt Books, 2016) e Palermo. Un’autobiografia nella luce (Humboldt Books, 2022). La conversazione tra i due si articola intorno alle questioni fondamentali che erano già state al centro della riflessione teorica e della sperimentazione concreta della neoavanguardia nella relazione intermediale tra fotografia e letteratura, e cioè la finzione, la dislocazione, gli slittamenti che la seconda ha appreso dalla prima. In questo senso, Vasta sembra avere raccolto uno dei contrassegni più distintivi della rottura sperimentale degli anni Sessanta, l’autonomia del linguaggio: «Se dovessi dire qual è per me il cuore del letterario direi che ha a che fare esattamente con questo: le parole costruiscono incontri che fuori del linguaggio sono impossibili; il linguaggio ha una sua autonomia, una sua presunzione, una sua prepotenza che rendono quasi secondaria la cosiddetta realtà». Sulla sostanza e sulla ricchezza degli scritti qui raccolti almeno due considerazioni si possono trarre. La prima è che la stagione della critica non è affatto tramontata. Le due generazioni di intellettuali e scrittori che hanno contribuito al volume testimoniano la vitalità di un discorso critico erede della più raffinata stagione del Novecento; la seconda è che molte opere semisconosciute meriterebbero finalmente di incontrare nuovi lettori capaci di apprezzare la carica trasgressiva e innovativa di linguaggi e forme artistiche in rottura con le tendenze dell’arte coeva. Sarebbe una sfida e una promessa di qualità.
 
Ambra Carta insegna Letteratura italiana presso l’Università di Palermo. Tra i suoi lavori più recenti: Un caso esemplare. Primo Levi autore multimediale (Carocci 2025), Leggere, rileggere, riscrivere. La sfida dei classici per Giorgio Manganelli, (Loescher, 2024), ‘Rapidità’ o di una visione della letteratura (ho theológos, 2022).
 


Emiliano Ceresi è dottorando all’Università di Palermo dove svolge una ricerca su Giorgio Manganelli. Suoi contributi sono stati pubblicati su diverse riviste. Su «L’illuminista» ha curato, con Ambra Carta, gli atti del convegno Manganelli sconclusionato. Ha in preparazione una raccolta di scritti dispersi che Manganelli ha dedicato a Roma.

mercoledì 9 settembre 2026

A.Santero, F.Bulegato (a cura di) - OLIVETTI - Ronzani


Alessandro Santero, Fiorella Bulegato
OLIVETTI.
Nuove storie da una collezione

con saggi di Dario Scodeller, Eugenio Sidoli e Andrea Granelli
Ronzani editore
collana Arti e design
settembre 2026
pp. 336, €50,00
ISBN 9791259972927

 
Prosegue, con rigore filologico e fascinazione visiva, l’esplorazione del lavoro grafico che ha reso l’azienda Olivetti un unicum nella storia industriale del Novecento. Dopo il primo volume di Sergio Polano e Alessandro Santero, questa seconda opera continua e integra l’indagine del vasto ecosistema della comunicazione del prodotto e dell’azienda: dépliant, libretti d’istruzione, manuali tecnici, cataloghi, libri aziendali e manifesti, un percorso che restituisce la complessità di un’impresa capace di trasformare anche il più umile foglio di istruzioni in un capolavoro di chiarezza informativa ed estetica.
Curato da Fiorella Bulegato e da Alessandro Santero, corredato dai saggi di Eugenio Sidoli e Dario Scodeller e da oltre 300 immagini, il volume analizza un centinaio di artefatti grafici – molti dei quali di difficile reperimento – che testimoniano l’evoluzione del linguaggio visivo della Olivetti. Il lettore attraversa stagioni grafiche irripetibili: dalle intuizioni poetiche di Marcello Nizzoli e Leonardo Sinisgalli, alla sintesi funzionale di Giovanni Pintori; la fotografia di Henri Cartier-Bresson e Gianni Berengo Gardin, testimoni dell’architettura sociale dell’azienda; il segno di Bruno Caruso, che con la sua agenda traghetta idealmente la calligrafia verso la memoria elettronica; arrivando infine alle sperimentazioni degli anni più recenti: dalle visioni di Milton Glaser e dalle matericità di Roger Selden, al progetto corale di fine millennio progettato da Michele De Lucchi, Mario Trimarchi e Katrin Schmitt Tegge.
La testimonianza di una vera e propria pedagogia della comunicazione dove il rapporto uomo-macchina si fa cultura.

Fiorella Bulegato. Storica del design, professoressa all’Università Iuav di Venezia dove insegna Storia del graphic design. Fra le sue pubblicazioni la curatela di Salvatore Gregorietti. A fifty-year project (con A. Bassi, Skira, 2017), Ettore Sottsass, l’attività grafica. Una ricerca d’archivio (con M. Scotti, Ronzani, 2026), Il design degli architetti in Italia 1920-2000 (con A. Bassi, Electa,2022), I musei d’impresa (Carocci, 2008).

Alessandro Santero
. Esperto bibliofilo e libraio antiquario. Nel 1988 fonda la Libreria Antiquaria Coenobium; dal 2021 è Consigliere nel direttivo dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia. Membro dell’ALAI e della ILAB, vanta una solida esperienza nella redazione di cataloghi bibliografici. Per Ronzani ha curato il volume Olivetti. Storie da una collezione insieme a S. Polano (2024).


Valerio Capasa - PASOLINI GABER - Edizioni di Pagina

 
Valerio Capasa
PASOLINI GABER
Il potere, la farsa, il cuore

Edizioni di Pagina
collana Accènti / 33
marzo 2025
pp. 336, euro 20
ISBN 9791256090761


Pasolini e Gaber avevano occhi implacabili, capaci di intuire agli albori del benessere consumistico che si stava profilando una spietata «mutazione antropologica» indotta da un «potere senza volto». Anestetizzati dalla «libertà obbligatoria», ci siamo fatti rubare l’anima. Ma come si fa a rassegnarsi a una «vita mediocre, senza l’ombra di un desiderio vero, di uno slancio?». Questo saggio sviluppa un corpo a corpo con le loro opere: non appena le parole di una poesia o di un monologo ci provocano, quelle di una canzone o di un articolo subentrano a turbarci ulteriormente, fino a folgoranti analogie tra «la forza della critica totale» pasoliniana e la gaberiana «forza vitale di una spinta». La «passione per il vero» di PPP e GG strappa la benda che abitualmente ci tiene al riparo dalla realtà, e dunque conoscerli vuol dire rendersi conto non soltanto della nostra storia recente ma soprattutto del mondo che abbiamo intorno, con la sua dilagante ansia di conformismo, e delle effimere reazioni con cui mascheriamo la nostra «falsa coscienza», nonché scoprire che c’è solo una strada per «vivere il presente»: non aver paura di «avere un cuore».
Il nesso fra PPP e GG non è peregrino. Appena l’uno tocca un aspetto della realtà, subito l’altro subentra a rincarare la dose. Così è strutturato questo libro.

Valerio Capasa, nato a Taranto nel 1977, insegna materie letterarie presso il Liceo Scientifico Statale «Arcangelo Scacchi» di Bari ed è dottore di ricerca in Italianistica. Oltre ad aver scritto numerosi saggi su riviste letterarie, si occupa di letteratura, cultura e scuola sul quotidiano ilsussidiario.net e gira l’Italia per incontri, lezioni, letture, concerti, corsi, formazione docenti. 
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo "Letture di classe", "Omero" (in cui racconta insieme ai suoi alunni la lettura integrale dell'Odissea svolta in classe durante il lockdown), il saggio "A distanza da cosa?" (nel volume Corpi dello schermo: Esplorazioni sulla Dad") e le opere di critica letteraria “Un’esigenza permanente. Un’idea di Cesare Pavese” (Edizioni di Pagina,2008), "Lo scopritore di una terra incognita. Cesare Pavese poeta", "Lo sguardo che incontra le cose. Mondi letterari del Novecento", "Dante Petrarca Giotto Simone. Il cammino obliquo: la svolta del moderno" (Edizioni di Pagina, 2004).
È convinto che per fare letteratura servano due cose: le parole dell’autore anziché le parole sull’autore, e parlare con un autore anziché di un autore.


Maria Caterina Prezioso - LO SCRITTORE E LA BAMBINA - Arkadia

 
Maria Caterina Prezioso
LO SCRITTORE E LA BAMBINA
Arkadia editore
collana SideKar
settembre 2026
pp. 138, euro 16
ISBN 9788868516741
 
 
Roma, quartiere Montesacro, primi anni successivi al boom economico, anni che segneranno il confine preciso tra quello che è stato e quello che deve ancora avvenire. Lo scrittore è famoso per la sua tagliente ironia e per le sue sceneggiature. Ha vinto la prima edizione del premio Strega; la bambina è una fanciulla qualunque, ma possiede una memoria antica che la conduce a essere altro. Sua madre vuole per lei un futuro diverso ed è pronta a combattere e tramandare quei valori nei quali crede. L’incontro sarà decisivo per tutti loro. Per lo scrittore, con la sua malinconia che lo rende speciale, una inquietudine che presenta il conto e viene celata per pudore. Per la bambina, che cerca di togliere quel velo che oscura i volti e al suo posto far apparire un sorriso. Per la madre della piccola, che desidera la vita, come può desiderare solo chi è sopravvissuto; il suo è un amore che disorienta chi non è all’altezza. Attraverso gli occhi della bambina ripercorriamo questi anni incontrando i mostri, figure che appaiono ma che non tutti riescono a vedere, forse perché frutto dell’immaginazione. Sarà solo la bambina a contrastarli, a cercare di sconfiggerli. E nasceranno degli intrecci speciali, un’amicizia profonda, un rapporto tra lo scrittore, la fanciulla e sua madre che ci condurranno dentro un mondo fatto di attese, speranze e delusioni.
 
Maria Caterina Prezioso
, nata a Roma, laureata in Scienze Politiche, ha collaborato e pubblicato con riviste e giornali quali “Satisfiction”, “Avvenimenti”, “Primafila”, “Ex Libris”. Ha pubblicato sulle riviste “Storie”, “Omero”, “In Edito”, “TutteStorie”, “Ellin Selae”. Ha vinto il premio di Poesia e Narrativa “Negativo del Silenzio” con il racconto Le caviglie del treno. La sua scrittura nasce con la poesia e la silloge Nelle rughe del muro (Ibiskos, 1991). È autrice di testi di carattere teatrale quali La risposta di Leonardo (con Giuliana Majocchi, il Segnale 1996) e La stanza. La festa dei Tuareg (Titivillus, 2004). Ha inoltre pubblicato nel genere narrativo Il gioco n. 33 (Il Ventaglio, 1993), Il colpo (Pequod, 2008), Cronache binarie (EDE, 2011), Blu Cavolfiore (Golena, 2013), La ballata dei giorni della pioggia (Kogoi, 2016), Pina & Max (con Giuliana Majocchi, Leucotea, 2018). Con Arkadia Editore ha pubblicato il romanzo I giorni pari (2024) e Lo scrittore e la bambina (2026).