domenica 13 settembre 2026

Presentazione del catalogo della mostra LE TARBOUCHE presso il Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia

 
A cura di Roberta Semeraro
LE TARBOUCHE
Opere di Mouna Rebeiz
Maretti editore / Manfredi edizioni
settembre 2026
pp. 96, euro 30


Seguendo l’etimologia della parola “tarbouche” si arriva sino all’antica Persia, dove sono ambientate le descrizioni che Marco Polo fa nel Milione dei popoli che incontra sulla via della seta, tra cui la leggenda dei Magi, che partirono dalla città di Saba per andare ad adorare Gesù Bambino in Palestina. Non sorprenderebbe quindi apprendere che il grande navigatore veneziano abbia indossato o magari visto questo particolare copricapo nel mercato di Baghdad, crocevia di
tutti i commerci di sete, spezie e altre rarità preziose lungo le rive del Tigri e dell’Eufrate.
Marco Polo, che con la sua forza visionaria diede avvio alla conoscenza scientifica e rappresentazione cartografica del continente asiatico, influenzò la pittura veneziana dei secoli a venire. Grazie alla stessa ricchezza e vivacità narrativa, si distinse a Venezia tra il Quattrocento e il Cinquecento Vittore Carpaccio, che divenne per eccellenza il cronachista di storie. Nella presentazione della mostra monografica “Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni” del 2023 i Musei Civici Veneziani hanno affermato che “La pittura di Vittore Carpaccio celebra fantasticamente Venezia al volgere del XV secolo, quando la Serenissima dominava un vasto impero marittimo-commerciale e fioriva come grande centro di cultura. Infatti Carpaccio, regista-scenografo, con
la sua particolare propensione per il poetico e il fantastico, trasporta le storie sacre dei cicli narrativi realizzati per varie confraternite nella vita vera, all’interno di fantastici scenari arricchiti di infiniti dettagli e riferimenti contemporanei all’ambiente e alla società della sua straordinaria città”.
Pertanto, seguendo anche il consiglio di Augusto Gentili, uno dei maggiori esperti di pittura veneziana, recentemente scomparso, che mi diceva che qualunque cosa avessi mai voluto cercare nella pittura l’avrei trovata nei teleri del Carpaccio, sono risalita nella Scuola Grande dei Dalmati a quella che forse è stata la prima rappresentazione del tarbouche. I Dalmati, che erano popolo di stirpe illirica insediatosi lungo le coste dei Balcani, conosciuti soprattutto per l’estenuante resistenza che opposero ai romani durante le guerre puniche, avevano una grande comunità a Venezia, tant’è che nel 1451 decisero di istituire la loro Confraternita. Nacque così la Scuola Grande dei Dalmati o Schiavoni da “slavoni”. I loro Santi protettori erano San Giorgio, Trifone e Girolamo.
Roberta Semeraro



Presentazione del catalogo della mostra Venerdì 18 Settembre alle ore 17:30, 
presso il Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia
Con la partecipazione della scrittrice e giornalista Valeria Paniccia
Alla presenza di Paola Buratto Caovilla, Alberta Ferretti, Elie Saab, Antonia Sautter, Souraya, Silvia Ventarini Fendi, Diane von Furstenberg

KASA DEI LIBRI. Prendi un libro e scappa - 16 settembre dalle 18.30

 

Prendi un libro e scappa!
Vieni a scegliere la tua prossima lettura tra i doppi della Kasa, 
mercoledì 16 settembre dalle 18.30 alle 20
Le vacanze estive sono terminate e con loro anche le letture che abbiamo portato con noi.
Una domanda incupisce i nostri pensieri:
e ora che si legge? 
Che i vostri preferiti siano gialli, romanzi storici, saghe familiari, o magari cataloghi illustrati ci pensa la Kasa con tutti i suoi doppi, volumi arrivati qui in più di una copia, che rimettiamo in distribuzione gratuitamente. Al sesto piano non troverete infatti solo una piccola selezione ma una distesa di libri tra cui potrete scegliere il vostro preferito: prendetelo e portatelo a casa con voi.
Vi servirà solo una sportina per accogliere il malloppo e tanta voglia di rovistare alla ricerca di quello giusto.
Con l'occasione potrete visitare anche il piano della kollezione permanente con i nostri 40 mila volumi (quelli però restano qui...)
Non serve prenotazione. 
Vi aspettiamo,
Arianna, Chiara, Claudia e Margherita


Filippo Fenech - POPOLARISSIMO - Cronache Ribelli

 

a cura di Filippo Fenech
POPOLARISSIMO
Almanacco del calcio popolare in Italia
Cronache Ribelli
2026
pp. 144, €20,00


Che cosa intendiamo esattamente quando parliamo di calcio popolare? E se il calcio dal basso non fosse solo popolare, cosa sarebbe? La risposta è semplice: sarebbe POPOLARISSIMO.
Questo almanacco nasce per mappare e indagare lo sport dal basso attraverso le storie di 61 realtà italiane che ogni giorno segnano un punto di rottura netto con il calcio moderno e commerciale. In un sistema che ha trasformato lo sport in pura merce, il calcio popolare fa l'opposto: riprende il pallone e lo riporta nei quartieri e tra la gente, rimpiazzando i presidenti-padroni con la gestione condivisa e il profitto ad ogni costo con il diritto di giocare.
Attraverso foto, loghi e testimonianze dirette, POPOLARISSIMO raccoglie un patrimonio collettivo che parla di integrazione e riscatto sociale. Un progetto editoriale aperto, pensato per ispirare chiunque voglia restituire allo sport la sua funzione più alta: creare comunità.



Joseph Horowitz - CONVERSAZIONI CON ARRAU - Orthotes

 
Joseph Horowitz
CONVERSAZIONI CON ARRAU
traduzione di Ettore Napoli
(titolo originale Conversations with Arrau, Alfred A.Knopf, settembre 1982)
con un testo di Antonio Orrego Barros
Orthotes
collana Ricercare
agosto 2026
pp. 324, euro 25
ISBN 9788893145855

 
Claudio Arrau è stato uno dei più grandi pianisti del Novecento, uno dei pochissimi – e forse il solo – che abbia conservato il magistero del grande pianismo ottocentesco. Allievo di un allievo di Liszt, Arrau, cileno di nascita, fu un fanciullo prodigio. Della sua vita, delle crisi e dei successi, egli parla in queste Conversazioni con Joseph Horowitz, soffermandosi sulle interpretazioni, sugli studi, sul rapporto con i maestri e con i musicisti incontrati lungo il corso tumultuoso sua vita artistica.
Il volume raccoglie anche le conversazioni che Horowitz ha avuto con artisti che hanno lavorato accanto ad Arrau: Philip Lorenz, Garrick Ohlsson, Daniel Barenboim, Colin Davis.
Un ritratto a tutto tondo, dove musica e vita si nutrono scambievolmente.

Un estratto
horowitz. Che ruolo ha avuto Liszt nella sua evoluzione artistica?
arrau. Attraverso Krause, che voleva che i suoi allievi suonassero subito Liszt, mi ha liberato da inibizioni sentimentali. Non so se, come credeva Krause, io in qualche modo fossi bloccalo dentro, ma Liszt mi ha fatto veramente ausgehen [uscire da me stesso]. Non è stata solo questione di suonare meglio o di sentire il proprio intimo, ma di imparare a proiettarsi fuori.
h. Questo ha qualcosa a che fare con il teatro, vero? Con l’azione. Al contrario che in Mozart o in Beethoven, in Liszt c’è una esagerazione piacevole.
a. Piacevole fino a un certo punto. Quando in Germania oggi si rappresenta Schiller, mi lamento sempre che in tali rappresentazioni sembra che ci si vergogni del pathos. Si pensa che sia antiquato. Ma non si può rappresentare Schiller o suonare Liszt con ritegno: diventa insopportabile. I drammi di Schiller e la musica di Liszt devono essere ricreati.
h. Questa è una delle ragioni per cui di Liszt si è avuta per decenni una opinione così modesta. Si guarda alle note sulla pagina e non ci si vede nulla. Anche un grande pezzo come la Vallée d’Obermann può sembrare null’altro che un intreccio di tremoli e semplici accordi.
a. Questo non è un buon esempio, perché è un pezzo così bello che viene fuori anche senza un’interpretazione ispirata.
h. Quale esempio migliore si può trovare per un brano che deve essere ricreato?
a. Mazeppa, Harmonies du Soir, perché sono sull’orlo del kitsch. Gli arpeggi, ad esempio, possono risultare facilmente triviali.
h. I tremoli sono un grosso problema in Liszt.
a. Oh, sono davvero pericolosi. Un giorno, dopo aver suonato Les jeux d’eaux à la Villa d’Este una signora mi ha chiesto: «Perché suona questo brano orribile, dove si ha sempre l’impressione che squilli il telefono?». Ed io ero andato in estasi! I tremoli possono avere un carattere mistico. Ma l’esecuzione è molto importante. Se li si suona un po’ troppo forte, o un po’ troppo chiaramente, diventano volgari.

Joseph Horowitz
(New York, 1948) è un eminente storico della cultura e musicologo, già critico musicale del «New York Times». Autore di opere fondamentali sulla storia della musica classica americana, ha diretto la Brooklyn Philharmonic e co-fondato il PostClassical Ensemble. Attualmente prosegue la sua attività come saggista, romanziere e produttore di progetti culturali interdisciplinari.

Isabella Ducrot - SUONNO - Quodlibet

 
Isabella Ducrot
SUONNO
Il «sonno» e il «sogno» nella canzone napoletana

Con uno scritto di Raffaele La Capria
Quodlibet
collana Fabula picta
2026
pp. 72, euro 12
ISBN 9788822925879


Dormire abbracciato con l’amata, vicino a ’o sciato suio sentendone il dolce respiro, a Napoli è come entrare in una specie di paradiso lontano da ogni tribolazione terrestre, un irresistibile richiamo cui gli innamorati si abbandonano, nell’intimità fra il dormire e il sognare. Questa condizione liminare – suonno, in napoletano, significa ugualmente «sonno» e «sogno» – ricorre nelle molte, moltissime canzoni scandagliate da Isabella Ducrot che, forse per prima, ha notato anche un fatto singolare: nelle arie non si allude mai al richiamo dei sensi, e l’innamorato non griderà nella serenata notturna ti amo, ma te voglio bbene, espressione originaria di un momento beato, nel quale un essere inerme è consegnato a un’altra creatura a cui sta a cuore il suo bene.

Isabella Ducrot
(Napoli 1931) da anni ha fatto dello studio e dell’interesse per la storia dei tessuti il centro delle sue opere pittoriche e dei suoi scritti. Tra i suoi libri ricordiamo La matassa primordiale (nottetempo, 2008), Text on textile (Sylph Edition, 2012) Suonno (La Conchiglia, 2012), Fallaste corazon (Il Notes Magico, 2012). Presso Quodlibet ha pubblicato La stoffa a quadri (2018), La vita femminile (2021) e I ventidue luoghi dello spirito (2022).