sabato 3 ottobre 2026

AA.VV. - FANTASTIKE (a cura di Michela Dentamaro) - Blackie edizioni

AA.VV.
FANTASTIKE
Racconti di scrittrici del fantastico che vi porteranno in un altro mondo
testi di James Tiptree Jr., Anna Rinonapoli, Suzy Mckee Charnas, Elena Aldunate, Joanna Russ, Luce d’Eramo, Zhang Jing, Josephine Saxton, Andre Norton, Angélica Gorodischer, Vonda N. McIntyre, Mariko Ōhara, Gilda Musa, Svava Jakobsóttir, Christine Renard, Kit Reed
a cura di Michela Dentamaro
Blackie edizioni
settembre 2026
pp. 304, € 22,00
ISBN 9791281631885


Un’adolescente bullizzata si trasforma in una lupa. Il capitano di un’astronave deve salvare la Terra, ma viene sconfitto dalla burocrazia. Una madre è disposta a diventare una creatura aliena per salvare sua figlia. E ancora città cyberpunk giapponesi, incontri ravvicinati con extraterrestri e tanto altro.
Si dice che la letteratura fantastica serva a immaginare mondi diversi, a prevederne di futuri. Ma quella migliore aiuta a capire il presente. Ben prima che il mondo iniziasse a parlare di intelligenza artificiale, patriarcato, crisi climatica, società del controllo e automazione, sedici grandi autrici avevano intuito la direzione in cui andava il mondo e l’avevano raccontata.
A lungo la fantascienza, l’horror e il fantasy sono stati considerati genere letterari di interesse prettamente maschile, ma sono state le donne a intuire alcune delle idee e delle immagini più radicali e a scrivere le storie più sconvolgenti. Queste pagine lo dimostrano.
Sedici racconti provenienti da paesi diversi, scritti nella seconda metà del Novecento, che sanno far ridere, inquietare, commuovere. Che ci fanno credere di parlare di mondi e tempi futuri, mentre svelano con estrema lucidità il nostro presente.

A cura di Michela Dentamaro.



Tiemen Hiemstra - W. - Adelphi

 
Tiemen Hiemstra
W.
traduzione di Dafne Paris
Adelphi
CollezioneFabula, 441
2026,
pp. 188, 7 immagini in bn, € 18,00
ISBN 9788845941269


La sensazione è quella di una scarica elettrica, una vorticosa corrente che stabilisce un legame improvviso, un reciproco riconoscimento e una complementarità perfetta. È l’inspiegabile reazione che si produce quando Olaf e W. si incontrano. W. è volitivo, inquieto, e il suo humour surreale lo ha reso famoso in tutta la scuola; la gentilezza è l’unico talento che Olaf si attribuisca. W. osa e sperimenta, Olaf lo segue. Li unisce una volontà di scoperta, un «progetto di ricerca sulla vita» che – ne sono convinti – solo insieme potranno realizzare. Poi Olaf si trasferisce da Groningen ad Anversa per studiare filosofia, mentre W. asseconda la sua irrequietezza: viaggia, esplora, si perde, ritorna. Ma quell’amicizia istantanea e misteriosa resta un centro di gravità, il nodo dei loro rapporti con il mondo: inclusi quelli con Hilde, la ragazza di Olaf che trasformerà il duo in un trio altrettanto indissolubile. Fino al giorno in cui W. scompare improvvisamente, senza una parola, lasciando dietro di sé solo un file, intrico di testi, immagini, haiku, e dei meme pubblicati in rete. Forse un invito, rivolto a Olaf, a braccare le sue tracce digitali e a ricomporre la sua immagine. O un’esortazione a proseguire da solo la ricerca. O ancora – come suggerisce l’epilogo perturbante di questo romanzo di formazione, concentrato nell’arco di tredici giorni – un ammonimento: «noi pensiamo di chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi». Quello che più colpisce in questo romanzo d’esordio di Tiemen Hiemstra è la sua capacità di raccontare l’ebbrezza e i pericoli di un’amicizia simbiotica con una sobrietà, una combinazione di crudeltà e tenerezza che difficil­men­te si potranno dimenticare.
 
Tiemen Hiemstra
(1991) è uno scrittore olandese. È nato a Groningen e ha studiato a Anversa. Si è poi trasferito a Lipsia dove è diventato postino e dove ha scritto il suo primo romanzo W. W. pubblicato nel 2023 ha vinto molti premi nei Paesi Bassi.  


Maria Lazar - QUATTRO VOLTE ME - Adelphi

Maria Lazar
QUATTRO VOLTE ME
(titolo originale Viermal ich, 1929)
traduzione di Laura Ragone
a cura di Albert C. Eibl
Adelphi
Biblioteca Adelphi, 786
2026, 
pp. 186, € 19,00
ISBN 9788845940941


Le piccole donne di Maria Lazar sono Grete, Anette, Ulla e l'anonima narratrice che parla in queste pagine. La sua confessione, concitata e rapinosa, suscita in noi un crescente turbamento, perché la sua voce si mimetizza con le altre, a scuola le capita di dimenticare il suo nome, di rispondere all’insegnante con la voce di Grete, di scrivere un tema con la grafia di Ulla, di patire nella carne il dolore delle amiche. Una presenza, che lei chiama «l’Estranea», la spia dagli specchi e dalle finestre, e si fa via via sempre più ardita e invadente. Ma è proprio questa natura frantumata e plurima a fare di lei la cronista di una storia collettiva. La storia di Grete, che sembra sedere «in una nube tiepida e fragrante»; di Ulla, «occhi d’acqua ghiacciata», atletica e sagace; della frivola e svagata Anette, dalle «lunghe gambe a pertica» – e di tante altre. Di tutte le giovani donne travolte dall’ansia e dallo spaesamento che spirano come un vento malevolo nell’aria di Weimar. Donne inassimilabili l’una all’altra, eppure accomunate da un unico destino: sopravvivere alla miseria, alle violenze maschili, alla degradazione – o consegnarsi alla desolante sicurezza del matrimonio. Sepolto in uno scatolone per cento anni, in attesa di essere scoperto, Quattro volte me di Maria Lazar riemerge in un'epoca che pensava di aver detto tutto sulla «situazione delle donne». E forse non era vero.

Maria Lazar
(nata il 22 novembre 1895 a Vienna, Austria-Ungheria; morta il 30 marzo 1948 a Stoccolma) è stata una romanziera, drammaturga e giornalista ebrea austriaca, la cui scrittura socialmente incisiva e antifascista fiorì nel periodo tra le due guerre. Scrivendo a volte con lo pseudonimo di Esther Grenen, andò in esilio in Scandinavia dopo il 1933. A lungo dimenticata dopo la sua morte nel 1948, la sua opera è stata riscoperta a partire dagli anni 2010.  

venerdì 25 settembre 2026

Giorgio Podestà - CONCERTO IN NERO - Graphe.it

 
Giorgio Podestà
CONCERTO IN NERO
Dieci voci di donne dal Rinascimento

prefazione di Valeria Palumbo
illustrazioni di Roberto Pasqua
Graphe.it
collana Notabilia | 10
settembre 2026
pp. 78, euro 15,90
ISBN 9788893722810
 

La Storia ha il vizio dell'oblio, soprattutto quando le sue protagoniste sono donne. Concerto in nero di Giorgio Podestà — con la prefazione di Valeria Palumbo e le illustrazioni di Roberto Pasqua — nasce come atto di tardiva, doverosa restituzione: dieci biografie di donne del Rinascimento che la memoria collettiva ha cancellato, ridotto a nota a piè di pagina, o trasformato in ornamento di storie altrui.
La chiave narrativa scelta dall'autore è quella della musica: il Canto delle dame, ensemble “segreto” di musiciste voluto dal duca di Ferrara, diventa la metafora portante di qualcosa che non avrebbe dovuto esistere — e invece esistette. Su questo modello, Podestà orchestra le voci di Arabella Stuart, Margherita Farnese, Maria d'Avalos, Jane Grey, Isabella di Morra, Giovanna di Valois, Bianca di Trastámara, Antonia e Parisina Malatesta, Agnese Visconti: donne di rango e di ingegno, accomunate da destini segnati dall'ingiustizia del loro tempo.
Il saggio si muove con la fluidità della narrazione letteraria senza rinunciare al rigore storico. Un concerto carico di lutti, sì, ma anche di vitalità, passioni e resistenza silenziosa. Leggere queste pagine è insieme un piacere e un dovere.

Scrittore, poeta e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il Premio Strega Ferdinando Camon), Giorgio Podestà ha pubblicato con Graphe.it edizioni la raccolta poetica E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo (2019), i saggi Breve storia dei capelli rossi (2020) e Come echi sull'acqua. Note a margine di un lettore appassionato (2024) e ha curato la traduzione di Cristianesimo e poesia di Dana Gioia (2024) e di Su e giù per le strade di Londra di Virginia Woolf (2026). Scrive, inoltre, di letteratura per “Libri e parole”, blog-magazine della casa editrice.

Sergio La Chiusa - IL DORMITORIO - Italo Svevo edizioni

 
Sergio La Chiusa
IL DORMITORIO
copertina di Maurizio Ceccato - Ifix ©
Italo Svevo edizioni
collana Incursioni | 18
settembre 2026
pp. 206, euro 17
ISBN 9788899028992


Un incubo in molteplici varianti perseguita dalla giovinezza il protagonista cinquantenne di questo romanzo. Nell’ultima, sogna di avere settant’anni, sta cercando di godersi la nullafacenza della pensione, quando irrompono in casa due carabinieri per informarlo che non ha svolto il servizio militare; lo scortano in uno stanzone dove lo pesano, lo misurano e come ultima cosa gli fanno una puntura che gli fa letteralmente cadere la testa. L’odore dei calzini sporchi, come una madeleine rancida, lo riporta alla realtà e poi al ricordo dell’anno di leva in un paesino sperduto del Friuli sul finire degli anni Ottanta.
Il dormitorio di Sergio La Chiusa è un susseguirsi di personaggi ed episodi che sembrano usciti dai dipinti di Pieter Bruegel il Vecchio, raccontati con stile onirico e lingua ironica, in cui anche la minima oscillazione semantica si fa materia narrativa.
 
L'incipit

L’INCUBO
 
Sono trascorsi trent’anni ormai, ma lo stesso incubo continua a trovarmi impreparato, e sempre mi lascia sgomento per il suo carattere assurdo, arbitrario e tuttavia inoppugnabile. Si presenta ogni volta con nuove varianti. L’altra notte, per esempio, mi sono visto proiettato nell’avvenire, una sera d’estate, afosa e ronzante di mosche, e io, pensionato di settant’anni, raggiunto lo scopo di tanti anni di lavoro subordinato, e cioè vaste giornate senza padroni, senza orari e cartellini da timbrare, stavo pacificamente steso sul divano, tutto preso dalla lettura di un romanzo. E d’un tratto, ecco l’imponderabile irrompere sulla scena della vita e rimettere tutto in discussione: un cigolio sinistro di porta, e proprio mentre mi sto raffigurando il Professor Pimko, che immagino pedante e dai modi untuosi, insinuarsi nella camera da letto di Witold per riportarlo a scuola, lui, maturo trentenne tra quindicenni dalle facce deformate dalla ridarella e dai foruncoli, tutt’intenti a nascondere caccole sotto le sedie e lanciarsi palline di carta dai banchi, stacco gli occhi dal libro e dietro la lampada e le mosche che girano istupidite intorno alla luce vedo due personaggi equivoci, che hanno tutta l’aria della classica coppia truffaldina da romanzo, l’impostore e il portaborse, che sta lì solo per ribadire le parole dell’altro: sono vestiti da carabinieri e non sembrano per nulla sorpresi di trovarsi davanti un pensionato in mutande e canottiera, la testa incredula sollevata dalle pagine di Gombrowicz, che loro certo non hanno mai sentito nominare. Sembrano ben informati sul mio conto, invece. Infatti mi chiamano per nome e cognome, e per di più specificando luogo e data di nascita e segni particolari: nessuno. «Presente!», rispondo già prevedendo il peggio. «Bene, si rallegri, è convocato per la visita di leva, così potrà finalmente entrare nell’età adulta e dare il suo contributo allo Stato». «Lo Stato», ripete l’altro. «E perciò», riprende il primo, «per dare il suo contributo, s’intende, dovrà imparare tante cose nuove e interessanti, come rifare il letto, pulire i cessi, tirare a lucido gli scarponi e, soprattutto, stare a schiena dritta e obbedire, perché l’obbedienza dei molti è la benzina che muove il motore del mondo, e quindi cominci col sollevare il culo dal divano e ci segua!». «Ci segua!», ripete l’altro… E io non so che fare: protestare? impuntarmi? cercare scappatoie? dichiarare, per esempio, che il servizio militare l’ho svolto mezzo secolo fa e che nel frattempo la leva obbligatoria è stata pure abolita? Tutto inutile. È stata ripristinata, m’informano. Per via del pericolo rosso. E a loro non risulta che io abbia assolto gli obblighi di leva. Tirano fuori dalla borsa dei vecchi fascicoli rilegati, tutti impolverati e regolarmente ingialliti, e mi mostrano le liste di leva risalenti ai tardi anni Ottanta, nelle quali, accanto al mio cognome, manca in effetti il timbro del distretto militare: «Vede?», mi dicono indicando tra tanti timbri lo spazio vuoto, su cui proprio in quel momento si posa una mosca e ci si frega sopra le zampe. «Vede anche lei! Non c’inventiamo nulla, noi!». «Ma ho settant’anni», protesto.  (...)

Sergio La Chiusa
è nato a Cerda nel 1968 e vive a Milano. Ha pubblicato i romanzi I Pellicani (2020), finalista al Premio Italo Calvino, al Premio nazionale di narrativa Bergamo, al Premio Giuseppe Berto, al Premio Fondazione Megamark, e Il cimitero delle macchine (2024), entrambi con Miraggi Edizioni, e il racconto lungo Madre nel cassetto (2023) con Industria & Letteratura. In poesia ha pubblicato nel 2005 la plaquette I sepolti (LietoColle) e l’e-book Il superfluo (Biagio Cepollaro E-dizioni).