mercoledì 7 ottobre 2026

Alexander Grau - IPERMORALITA' - Liberilibri

 
Alexander Grau
IPERMORALITA'
Il nuovo piacere dell’indignazione

(titolo originale Hypermoral. Die neue Lust an der Empörung. Claudius Verlag, München 2017)
traduzione di Stanislao Leone
Liberilibri
collana Altrove
ottobre 2026
pp. 102, euro 15.00
ISBN 979-12-80447-99-9.


Arriva oggi in libreria il saggio del filosofo e giornalista tedesco Alexander Grau Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione. Preso atto che viviamo nell’era dell’ipermoralità e che la morale ha invaso ogni spazio della vita pubblica – dalla politica all’economia, dall’ambiente all’immigrazione, al linguaggio, fino alle condotte individuali –, il testo mette a nudo le radici sociali, culturali e storico-ideologiche dell’ipermoralismo per tentare di comprendere grazie a quali meccanismi sia potuto diventare l’ideologia dominante del nostro tempo.
Ciò che affligge la società occidentale non è una moralità sobria ma un moralismo eccitato e inquisitorio, sempre pronto all’indignazione, un surrogato della religione senza Dio ma che ha i suoi dogmi, i suoi sacerdoti, i suoi peccati e anche i suoi eretici.
Una tale visione, sostiene Grau, affonda le sue radici nella secolarizzazione, nella società di massa, nel culto dell’autorealizzazione e nel bisogno dell’individuo contemporaneo di sentirsi moralmente dalla parte giusta per provare a guadagnarsi la sua fetta di salvezza. «E poiché i moralisti», egli scrive, «vivono nella convinzione di rappresentare il bene in sé, eventuali critici sono da considerarsi bersagli verbali e vengono, a seconda del tema e della situazione di partenza, bollati come neoliberisti, capitalisti, militaristi, sessisti o almeno come irresponsabili».
Ma perché un eccesso di moralità rappresenta un problema? «La moralizzazione di quasi tutte le questioni sociali e politiche», ribadisce l’autore, «serve a suscitare emozioni e quindi a mobilitare le masse nella lotta per conquistare l’opinione pubblica», e le democrazie moderne, plasmate dai mass media, non riescono più a comunicare le questioni concrete se non attraverso la modalità dell’agitazione e dell’indignazione. 

Alexander Grau
(1968) è un filosofo e giornalista tedesco. Scrive per diverse testate, tra cui «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e «Süddeutsche Zeitung».


martedì 6 ottobre 2026

Stefano Carta - LA SCALA INFINITA - Astrolabio

 
Stefano Carta
LA SCALA INFINITA
Dalla biologia alla psicologia analitica in una prospettiva evoluzionistica

Casa editrice Astrolabio
collana Psiche e coscienza
2026
pp. 308, ill., € 28,00
ISBN 9788834019450

 
Per radicare pienamente la psicologia analitica nel panorama contemporaneo è necessario tornare alle domande che Jung si era posto, più che partire dalle sue risposte, interrogandosi sull’attualità di alcune sue intuizioni e sulla loro consonanza con la ricerca scientifica contemporanea. Partendo dalla biologia e dagli istinti l’autore traccia un possibile percorso evolutivo dal basso verso l’alto: passando per gli affetti, le immagini archetipiche e la formazione della psiche, viene seguito il processo attraverso cui livelli inferiori di organizzazione generano strutture di significato sempre più complesse. Al movimento dal basso verso l’alto si accompagna il movimento inverso: le organizzazioni superiori, una volta emerse, retroagiscono sui livelli inferiori, conferendo loro forma, ordine e significato. Tra biologia, psicologia e dimensione simbolica, il testo esplora la mente come processo evolutivo, circolare e relazionale, simile a una spirale o a un nastro di Möbius, in cui ciò che emerge da un livello acquista pieno significato soltanto alla luce dei livelli superiori che lo comprendono.

Prefazione
Questo libro nasce da una conversazione che ebbi a tavola con Sonu Shamdasani nel settembre 2023; uno dei luoghi migliori per scambiarsi pensieri, ricordi e progetti. Stavamo discutendo del rapporto della comunità junghiana con le idee di Jung, anche alla luce di alcune questioni di cui mi ero occupato: il ruolo degli affetti, il Sé e le sue relazioni con l’Io, insieme al quadro evolutivo necessario per dare un senso alle immagini archetipiche. Fu allora che Sonu mi chiese: “Perché non scrivi un libro?”. Pensai di provarci, per tentare di riflettere e sintetizzare le mie idee e ciò che so dello stato delle conoscenze contemporanee su tali questioni. Non mi aspettavo di produrre tanto materiale (dopo di questo, un secondo volume è in preparazione) e, nonostante ciò, di dover selezionare solo una parte dello stato attuale della ricerca che sembra convergere con alcune delle ipotesi più importanti di Jung. Il progetto complessivo di questo lavoro era quello di cercare di tracciare un possibile percorso evolutivo dal basso verso l’alto (bottom-up) attraverso il quale, dagli strati biologici, potessero emergere immagini intrise di affetto e significato. Mi è sempre stato chiaro che la funzione di questa scala bottom-up è quella di formare progressivamente, in qualche modo teleologicamente, organizzazioni di livello ontologico superiore che poi regolano dall’alto verso il basso (top-down) quei livelli inferiori che esprimevano i vincoli entro i quali erano emersi. È il motivo per cui questo volume inizia con una discussione biologica sugli ‘istinti’. In un prossimo volume discuterò invece una breve amplificazione dell’immagine simbolica della Trinità. Se quest’ultima emerge bottom-up (dal livello biologico, ontologicamente ‘inferiore’), il suo significato è tuttavia comprensibile solo top-down e quindi, alla fine, al livello simbolico più alto possibile, proprio il livello al quale appartiene l’immagine della Trinità. Questo significato illumina ciò che tale immagine suggerisce e, allo stesso tempo, i processi inferiori da cui questa immagine simbolica è emersa. Un semplice ulteriore esempio può essere la situazione in cui le aree del cervello che si illuminano sotto una risonanza magnetica funzionale diventano significative solo attraverso e grazie alla correlazione con i processi psicologici di livello superiore, e non viceversa. Parafrasando Wittgenstein: il fisiologico è il simbolo del (psico)logico. Pertanto, questa scala evolutiva infinita descrive una sorta di spirale, un nastro di Möbius. Il concetto fondamentale di questa prospettiva (che è quella di Jung) è il Sé, per la cui realizzazione l’Io è strumentale. Questa prospettiva descrive una psicologia che non può essere ridotta solo all’infanzia e agli anni dello sviluppo, come sostengono la maggior parte delle psicologie contemporanee (se non tutte), ma che è teleologicamente orientata verso la futura realizzazione del Sé: ciò che Jung chiamava “processo di individuazione”. A questo volume farà seguito un secondo, in preparazione, che illustrerà la prosecuzione di questo processo, qui descritto soprattutto come una trasformazione dalla biologia alla psicologia, nei termini di una seconda trasformazione dalla psicologia alla dimensione antropologica. Lo snodo comune di questa sequenza, che dalla biologia porta alla psicologia e quindi alla dimensione socioculturale, è dunque, come scrisse Marsilio Ficino, il suo termine medio: l’anima, copula mundi.

Stefano Carta
, psicoanalista, è stato presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (A.I.P.A.) dal 1998 al 2004 e rappresentante dell’Italia nell’International Union of Psychological Sciences (UPSYSI). È membro dell’International Association of Analytical Psychology (IAAP) e insegna Psicologia dinamica presso l’Università di Cagliari. Dal 2007 è Honorary e Visiting Professor presso l’Università di Essex, Inghilterra, ed è consulente del Centre for Trauma, Asylum and Refugees della stessa università. È stato Visiting Professor presso l’Università di Kyoto, in Giappone. Segue progetti di consulenza e cura di migranti in Italia e, nel passato, ha prestato la sua collaborazione presso il campo profughi di Dadaab, in Kenya. Tra le sue pubblicazioni, l’introduzione alla voce ‘Psychology’ per l’Encyclopedia of Life Support Systems, pubblicata sotto l’egida dell’Unesco, e diversi articoli, capitoli e libri sulla psicoterapia e la psicologia analitica.


Tetsugen Serra - CONOSCERE SE STESSI - Ubaldini

 
Tetsugen Serra
CONOSCERE SE STESSI
L’osservazione interiore attraverso i dieci quadri del bue

prefazione di Elena Seishin Viviani.
illustrazioni di Sabrina Koren Montemurro.
Ubaldini editore
collana Civiltà dell'Oriente
2026
pp. 210 con illustrazioni in b/n, € 19,00
ISBN 9788834019504


Le ‘dieci immagini della domatura del bue’, con i versi e i commenti del maestro buddhista del XII secolo Kakuan Shien, raccontano la ricerca della sorgente della nostra stessa natura. Grazie alle illustrazioni e all’unione tra immagini e poesia, questo insegnamento, tra i più efficaci strumenti formativi dello Zen, diviene immediato e accessibile, permettendo di comprendere con maggiore chiarezza il percorso della pratica. Negli ultimi decenni le immagini sono state interpretate anche in ambiti come la psicologia, la pedagogia e lo sviluppo personale, diffondendosi dalla Cina al Giappone, all’India e all’Occidente. In questo processo il loro significato originario è stato talvolta semplificato o trasformato. Tuttavia proprio queste reinterpretazioni testimoniano la vitalità del simbolo: ogni epoca e ogni cultura lascia una nuova traccia nel modo di comprenderlo. In origine le immagini servivano come guida per i monaci impegnati nella pratica dell’illuminazione; oggi possono offrire un orientamento anche nella vita quotidiana, aiutando a osservare e comprendere il funzionamento della mente nel mondo contemporaneo.
 
Un estratto dalla Prefazione
Prefazione C’è un bisogno che attraversa quasi ogni tradizione spirituale, così ricorrente da sembrare una necessità della mente stessa: tradurre un cammino interiore, per sua natura invisibile e astratto, in un’immagine concreta, percorribile passo dopo passo. Come se l’anima, per potersi orientare, avesse bisogno di una mappa disegnata, di un sentiero che gli occhi possano seguire prima ancora che il cuore lo comprenda. Le Dieci immagini della domatura del bue che troverete in queste pagine non sono un caso isolato. Sono una voce, tra le più belle, di un coro molto più ampio. Nella tradizione buddhista, ad esempio, è altrettanto nota la Ruota della vita, il Bhavacakra, rappresentata nelle thang - ka tibetane, una sorta di stendardi dipinti o ricamati presenti in ogni monastero: i sei regni del saæsåra stretti tra le fauci di Yama, il signore della morte, e tutt’intorno, lungo il bordo, i dodici anelli dell’origine dipendente che spiegano come ci si incateni, esistenza dopo esistenza. È, in un certo senso, l’immagine speculare delle Dieci immagini del bue: non un sentiero lineare verso l’uscita, come quello tracciato da Kakuan, ma una mappa circolare della prigione da cui uscire. E ancora, nel buddhismo vajrayåna, il ma∫∂ala offre un’altra cartografia: da percorrere non in avanti ma verso l’interno, dal perimetro delle passioni fino al centro silenzioso della vacuità. Persino nello Zen Søtø, la scuola che meno indulge all’immagine, i Cinque go-i, i Cinque ranghi creati da Dong-shan Liangjie, noto in Giappone come Tøzan Ryøkai e fondatore della scuola, disegnano lo stesso rapporto, tra assoluto e relativo, con cerchi bianchi e neri, più concettuali e meno narrativi, ma che appartengono alla stessa, antichissima famiglia di segni. E se usciamo dal buddhismo, l’elenco si fa più fitto. Nel cuore della spiritualità cristiana, in particolare quella bizantina, san Giovanni Climaco disegna la sua Scala del paradiso: trenta pioli, uno per ogni anno nascosto della vita di Cristo prima del battesimo, ciascuno un capitolo del suo trattato. L’icona che ne nacque, nel Monastero di santa Caterina al Sinai, mostra alcuni monaci che salgono mentre i demoni li trafiggono con frecce o li trascinano giù verso l’abisso, e Cristo che li accoglie in cima, con le braccia aperte. Quell’immagine si diffuse capillarmente attraverso affreschi, icone e manoscritti, esattamente come il bue si diffuse nei templi chán. Teresa d’Avila costruì un edificio diverso ma governato dalla stessa logica: il suo Castello interiore, sette dimore concentriche che l’anima attraversa per raggiungere l’unione con Dio. E la pietà popolare d’Occidente conosce ancora un’altra sequenza fissa, la Via crucis, quattordici stazioni che offrono, stazione dopo stazione, un cammino per l’interiorizzazione meditativa. Anche l’ebraismo ha la sua mappa: l’Albero della vita cabbalistico, l’Etz chaim, un diagramma di dieci seˇfirøt che si può leggere in due direzioni, come discesa del divino nel mondo, oppure, percorso a ritroso, come ascesa dell’anima verso l’Ein Sof, l’Infinito senza nome. (...)

Tetsugen Serra
, nato a Milano nel 1953, è monaco zen della tradizione Sōtō. Ordinato presso il monastero Tosho-ji di Tokyo, in Italia ha fondato sei templi, è membro del direttivo dell’Unione Buddhista Italiana e docente per il Master in Contemplative Studies dell’Università di Padova. Insegnante di shiatsu dal 1988, fondatore della Scuola Zen di Shiatsu, ha ideato il metodo per impiegare questa disciplina come pratica zen. Negli ultimi anni ha messo a punto un percorso per laici basato su seminari, conferenze e gruppi di consapevolezza che fondono insegnamenti zen e psicologia cognitiva. Ha pubblicato numerosi libri sulla meditazione e sullo zen. 


Aby Warburg - L'ATLANTE DELLE IMMAGINI - Carocci

 
Aby Warburg
L'ATLANTE DELLE IMMAGINI
Edizione commentata a cura di Maurizio Ghelardi e Monica Centanni
Carocci editore
collana Saggi
ottobre 2026
pp. 460, euro 68
ISBN 9788829029075

 
L’Atlante delle immagini di Aby Warburg è una delle opere più affascinanti del pensiero novecentesco. Ultimo e ambizioso progetto del grande storico della cultura, l’Atlante nasce come tentativo di raccontare il legame profondo tra immagine e parola, mostrando come le forme dell’espressione umana vadano ben oltre il linguaggio verbale.
Questa edizione propone le fotografie originali dell’ultima mostra dell’Atlante, accompagnate da un commento chiaro e approfondito che per la prima volta guida attraverso le logiche che hanno orientato la disposizione delle circa 2.000 immagini.
Uno strumento prezioso per comprendere un’opera che ancora oggi è un enigma affascinante e un laboratorio di idee inesauribile.
 
Aby Warburg (1866-1929) è stato uno dei più influenti storici della cultura del Novecento.





Ernesto Fazioli, Morena Poltronieri - L'ALFABETO MUTO DEI TAROCCHI - Carocci

 
Ernesto Fazioli, Morena Poltronieri
L'ALFABETO MUTO DEI TAROCCHI
La storia straordinaria di un mazzo di carte

Carocci editore
collana Sfere
ottobre 2026
pp. 340, euro 44
ISBN 9788829037223

 
Cosa ha trasformato un mazzo di carte nato per divertire le corti rinascimentali in uno dei sistemi simbolici più complessi della modernità? Da semplice Ludus Triumphorum a strumento per scrutare la nostra interiorità, i Tarocchi hanno attraversato i secoli mutando aspetto ma conservando intatto il loro potere visivo.
Analizzando i mazzi storici più celebri – dai raffinati Visconti agli enigmatici Sola-Busca fino al canone di Marsiglia – gli autori ne ripercorrono la lenta ma inesorabile metamorfosi in un viaggio che intreccia filosofia e psicologia evolutiva.
Dalle radici ludiche ai segreti dell’alchimia e dell’ermetismo, gli Arcani si rivelano un vero e proprio “alfabeto muto” capace di influenzare l’arte e la letteratura e di riflettere le profondità dell’animo umano.

Ernesto Fazioli coordina il Museo internazionale dei Tarocchi e l’Accademia Studi Ermetici, ed è membro dell’ESSWE (European Society for the Study of Western Esotericism).

Morena Poltronieri è fondatrice del Museo internazionale dei Tarocchi, membro del comitato scientifico dell’Accademia Studi Ermetici e full member dell’ESSWE.