Stefano Carta
LA SCALA INFINITA
Dalla biologia alla psicologia analitica in una prospettiva evoluzionistica
Casa editrice Astrolabio
collana Psiche e coscienza
2026
pp. 308, ill., € 28,00
ISBN 9788834019450
Per radicare pienamente la psicologia analitica nel panorama contemporaneo è necessario tornare alle domande che Jung si era posto, più che partire dalle sue risposte, interrogandosi sull’attualità di alcune sue intuizioni e sulla loro consonanza con la ricerca scientifica contemporanea. Partendo dalla biologia e dagli istinti l’autore traccia un possibile percorso evolutivo dal basso verso l’alto: passando per gli affetti, le immagini archetipiche e la formazione della psiche, viene seguito il processo attraverso cui livelli inferiori di organizzazione generano strutture di significato sempre più complesse. Al movimento dal basso verso l’alto si accompagna il movimento inverso: le organizzazioni superiori, una volta emerse, retroagiscono sui livelli inferiori, conferendo loro forma, ordine e significato. Tra biologia, psicologia e dimensione simbolica, il testo esplora la mente come processo evolutivo, circolare e relazionale, simile a una spirale o a un nastro di Möbius, in cui ciò che emerge da un livello acquista pieno significato soltanto alla luce dei livelli superiori che lo comprendono.
Prefazione
Questo libro nasce da una conversazione che ebbi a tavola con Sonu Shamdasani nel settembre 2023; uno dei luoghi migliori per scambiarsi pensieri, ricordi e progetti. Stavamo discutendo del rapporto della comunità junghiana con le idee di Jung, anche alla luce di alcune questioni di cui mi ero occupato: il ruolo degli affetti, il Sé e le sue relazioni con l’Io, insieme al quadro evolutivo necessario per dare un senso alle immagini archetipiche. Fu allora che Sonu mi chiese: “Perché non scrivi un libro?”. Pensai di provarci, per tentare di riflettere e sintetizzare le mie idee e ciò che so dello stato delle conoscenze contemporanee su tali questioni. Non mi aspettavo di produrre tanto materiale (dopo di questo, un secondo volume è in preparazione) e, nonostante ciò, di dover selezionare solo una parte dello stato attuale della ricerca che sembra convergere con alcune delle ipotesi più importanti di Jung. Il progetto complessivo di questo lavoro era quello di cercare di tracciare un possibile percorso evolutivo dal basso verso l’alto (bottom-up) attraverso il quale, dagli strati biologici, potessero emergere immagini intrise di affetto e significato. Mi è sempre stato chiaro che la funzione di questa scala bottom-up è quella di formare progressivamente, in qualche modo teleologicamente, organizzazioni di livello ontologico superiore che poi regolano dall’alto verso il basso (top-down) quei livelli inferiori che esprimevano i vincoli entro i quali erano emersi. È il motivo per cui questo volume inizia con una discussione biologica sugli ‘istinti’. In un prossimo volume discuterò invece una breve amplificazione dell’immagine simbolica della Trinità. Se quest’ultima emerge bottom-up (dal livello biologico, ontologicamente ‘inferiore’), il suo significato è tuttavia comprensibile solo top-down e quindi, alla fine, al livello simbolico più alto possibile, proprio il livello al quale appartiene l’immagine della Trinità. Questo significato illumina ciò che tale immagine suggerisce e, allo stesso tempo, i processi inferiori da cui questa immagine simbolica è emersa. Un semplice ulteriore esempio può essere la situazione in cui le aree del cervello che si illuminano sotto una risonanza magnetica funzionale diventano significative solo attraverso e grazie alla correlazione con i processi psicologici di livello superiore, e non viceversa. Parafrasando Wittgenstein: il fisiologico è il simbolo del (psico)logico. Pertanto, questa scala evolutiva infinita descrive una sorta di spirale, un nastro di Möbius. Il concetto fondamentale di questa prospettiva (che è quella di Jung) è il Sé, per la cui realizzazione l’Io è strumentale. Questa prospettiva descrive una psicologia che non può essere ridotta solo all’infanzia e agli anni dello sviluppo, come sostengono la maggior parte delle psicologie contemporanee (se non tutte), ma che è teleologicamente orientata verso la futura realizzazione del Sé: ciò che Jung chiamava “processo di individuazione”. A questo volume farà seguito un secondo, in preparazione, che illustrerà la prosecuzione di questo processo, qui descritto soprattutto come una trasformazione dalla biologia alla psicologia, nei termini di una seconda trasformazione dalla psicologia alla dimensione antropologica. Lo snodo comune di questa sequenza, che dalla biologia porta alla psicologia e quindi alla dimensione socioculturale, è dunque, come scrisse Marsilio Ficino, il suo termine medio: l’anima, copula mundi.
Stefano Carta, psicoanalista, è stato presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia Analitica (A.I.P.A.) dal 1998 al 2004 e rappresentante dell’Italia nell’International Union of Psychological Sciences (UPSYSI). È membro dell’International Association of Analytical Psychology (IAAP) e insegna Psicologia dinamica presso l’Università di Cagliari. Dal 2007 è Honorary e Visiting Professor presso l’Università di Essex, Inghilterra, ed è consulente del Centre for Trauma, Asylum and Refugees della stessa università. È stato Visiting Professor presso l’Università di Kyoto, in Giappone. Segue progetti di consulenza e cura di migranti in Italia e, nel passato, ha prestato la sua collaborazione presso il campo profughi di Dadaab, in Kenya. Tra le sue pubblicazioni, l’introduzione alla voce ‘Psychology’ per l’Encyclopedia of Life Support Systems, pubblicata sotto l’egida dell’Unesco, e diversi articoli, capitoli e libri sulla psicoterapia e la psicologia analitica.





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