venerdì 30 ottobre 2026

Angelo De Lorenzi - BARTALI - Ares

 
Angelo De Lorenzi
BARTALI
L'uomo e lo sportivo

Edizioni Ares
collana Sagitta
2026
pp. 208, € 16,00
ISBN 9788892988248


“Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”
Gino Bartali che vince il Tour de France nel 1938 e poi nel 1948. Bartali che passa la borraccia a Coppi o viceversa. Bartali che nasconde un ebreo perseguitato. Alcune immagini della vita di Bartali sono eterne, altre invece sono ancora poco conosciute, confinate ai margini della cronaca sportiva. Questo libro prova a ricostruire la vita del ciclista toscano: nelle vittorie e negli aspetti meno noti.
La figura di Bartali non può rimanere circoscritta alla descrizione dello sportivo, ma si dilata nel tempo attraverso la memoria dell’uomo. La sua vicenda, infatti, travalica ampiamente il mondo delle due ruote. Gino Bartali non ha mai voluto parlare dei suoi meriti extraciclistici, in particolare del ruolo che ebbe nella rete clandestina per salvare gli ebrei perseguitati in Toscana, procurando loro i documenti falsi nascosti nella sua bicicletta. Non fu, il suo, un gesto fuori dal comune, sebbene eroico, ma un esempio di umanità. Gino Bartali macinava chilometri in bicicletta, superando salite e avversità. È stato un uomo della speranza, che si affidava a santa Teresina di Lisieux e guardava al Cielo.
 
Angelo De Lorenzi
(1965), giornalista, è autore di vari libri dedicati al ciclismo: Il collezionismo nel mondo della bicicletta (Ediciclo Editore, 1990), E non chiamatemi (più) Cannibale. Vita e imprese di Eddy Merckx (Limina, 2003), Vigorelli e altre storie (Youcanprint, 2018). Interviene come opinionista sulle frequenze di Radio Sportiva.

L'ippocampo inaugura il suo primo temporary milanese e riapre a Roma la Libreria che non c'è insieme ad Altroquando




Per L'ippocampo, lo scorso anno si è concluso con l'apertura della Libreria che non c’è, il primo temporary store della casa editrice inaugurato a Roma in sinergia con la libreria indipendente Altroquando.
Un’esperienza che ci ha permesso di entrare ancor più in contatto con i nostri lettori, i quali hanno mostrato grande entusiasmo per l'iniziativa e per le attività organizzate nel negozio, dagli incontri con gli autori alle mostre degli illustratori più amati.
Quest’anno L’ippocampo è pronta a intraprendere due nuove avventure: l’inaugurazione del primo temporary store milanese della casa editrice e la riapertura della Libreria che non c’è insieme ad Altroquando, che questa volta torna per restare.

Corso Magenta 69, Milano.   
Per L’ippocampo Edizioni questo indirizzo è casa. Il luogo in cui i nostri libri prendono vita, nel quale nascono ogni giorno nuove idee e ispirazioni.
A seguito di numerose richieste, abbiamo sentito il desiderio di aprire una nuova porta verso coloro che hanno sempre sognato di entrare nel nostro mondo e verso chi è pronto a farsi sorprendere, rendendo il nostro universo ancora più accessibile e offrendo uno spazio in cui esplorarlo fino in fondo.
Per questo dal 12 novembre 2026 al 31 gennaio 2027, allo stesso indirizzo della sede storica della casa editrice, di fronte al Cenacolo Vinciano e alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, inaugureremo il nostro primo temporary store milanese: la libreria monomarca L’ippocampo.
Un luogo distinto dalla redazione, ma idealmente parte della stessa casa. Non un semplice negozio, ma un punto di incontro e condivisione che consentirà all’editore di mostrarsi più da vicino; uno spazio da abitare e in cui vivere l’esperienza L’ippocampo, attraverso l’immaginario racchiuso nelle pagine dei libri e un fitto calendario di incontri con gli autori più amati.
Un’esperienza resa ancor più esclusiva dalla presenza in store di due spazi dedicati ai prodotti ufficiali a marchio MinaLima e Marin Montagut, per chi desidera regalarsi un po’ di magia e per chi vuole rivivere sognanti atmosfere parigine.
 
L’ippocampo. Libri illustrati
Corso Magenta 69, Milano
Orari di apertura
Novembre: Martedì - Domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:30. Lunedì chiuso
Dicembre: Lunedì - Domenica dalle ore 10:00 alle ore 20:00
Gennaio: Martedì - Domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:30. Lunedì chiuso


Eraldo Baldini - COME IL LUPO - Fernandel

 
Eraldo Baldini
COME IL LUPO
Fernandel
ottobre 2026
pp. 220, € 15,00
ISBN 9788832207934


In una valle isolata dell’Appennino romagnolo, Nazario Minghetti, maresciallo della Forestale, cerca rifugio da un dolore privato che sembra non avere rimedio. Uomo schivo, amante dei boschi e dei lupi, simboli di una natura selvaggia che sente profondamente propria, viene accolto con diffidenza dagli abitanti della Valchiusa.
In questa comunità appartata, che custodisce un segreto antico quanto le sue montagne, il ritrovamento di alcune ossa umane riporta alla luce una leggenda sepolta nel tempo: quella di un vino rarissimo e prezioso, nato, si dice, da riti oscuri tramandati nei secoli. Ma è soprattutto il legame tra la figlia epilettica di Nazario e la misteriosa nonna Vera, custode delle credenze della valle, a trascinare il maresciallo in un mondo governato da leggi arcaiche, dove il confine tra giustizia, superstizione e necessità diventa ambiguo e inquietante.
Con la sua scrittura coinvolgente, capace di descrivere luoghi e tradizioni di un mondo perduto, Eraldo Baldini – considerato uno dei maestri del gotico rurale e tra i precursori del folk horror italiano – costruisce un romanzo sospeso fra mistero, memoria e forze ancestrali.

Come inizia
I quattro uomini che in fila indiana scendevano il sentiero, attenti a non scivolare su concrezioni vitree di ghiaccio, sbuffavano un fiato bianco e denso che rimaneva sospeso nell’aria.
Solo i loro passi, il loro ansimare pesante, le imprecazioni che lanciavano sottovoce a ogni scivolone e qualche grido di corvo rompevano il silenzio del bosco. Gli alberi, le rocce intaccate dai muschi, la terra indurita dal gelo, i cespugli imprigionati nella brina, tutto era fermo, come morto, o come bloccato dal timore di quel transitare rumoroso e invadente. Il monte dormiva il suo sonno invernale, o forse aspettava.
Non c’erano colori, solo un variare dal nero dei tronchi al biancastro delle chiazze di neve, sotto un cielo di un grigio uniforme. Quando, a una svolta del sentiero, il Bastardo vide esplodere il rosso di bacche fitte e brillanti, non seppe resistere alla tentazione di raccoglierne una manciata.
«Se mangi quelle», gli disse Orso, «strillerai per il mal di pancia e vomiterai fiele».
Il giovane le gettò via e abbassò la testa. «Non volevo mangiarle», disse. «Lo so che non sono buone».
In testa alla fila, il Rosso si bloccò e si voltò indietro. «Fermiamoci qui», ordinò.
Per un po’ rimasero immobili, in piedi a bocca aperta, a normalizzare il respiro. Poi, come a un segnale, tutti e quattro si liberarono delle bisacce che tenevano a tracolla e delle picche con la punta di ferro che portavano appoggiate sulle spalle, e si sedettero. [...]
 
Eraldo Baldini
(Russi, 21 dicembre 1952) ha iniziato a dedicarsi alla narrativa dalla fine degli anni ottanta, dopo essersi specializzato in antropologia culturale ed etnografia ed averne scritto diversi saggi. La sua prima produzione mystery è la raccolta di racconti Nella nebbia pubblicata dallo stesso editore degli studi sul folklore romagnolo; la rinomanza di Baldini cresce poi gradualmente da quando, nel 1991, vince il Mystfest di Cattolica con il racconto Re di Carnevale. Per la sua narrativa viene coniato il termine di «gotico rurale» perché Baldini è riuscito a trasporre un genere tipicamente anglosassone e d'ambientazione urbana, nei siti a lui familiari della campagna romagnola.
Oltre ad essere un romanziere affermato in Italia e all'estero, Eraldo Baldini è anche sceneggiatore, autore teatrale e organizzatore di eventi culturali. Nei giorni 14 e 15 aprile 2009 viene trasmessa su Rai Uno la fiction Mal'aria, tratta dall'omonimo romanzo.
Vive a Ravenna.

► Prima presentazione: Ravenna, Libreria Feltrinelli, giovedì 19 novembre ore 18,00. Insieme all’autore ci sarà il giornalista e scrittore Matteo Cavezzali.


Rafael Aguirre - USO E ABUSO POLITICO DELLA BIBBIA - EDB

 
Rafael Aguirre 
USO E ABUSO POLITICO DELLA BIBBIA
titolo originale La utilización política de la Biblia, Editorial Verbo Divino, Estella (Navarra), febbraio 2024)
traduzione di Vincenzo Salvati
postfazione di Julio Trebolle
EDB
ottobre 2026
pp. 280. euro 23
ISBN 9788810645062
 

La Bibbia è anche un libro politico, invocato nel corso dei secoli per liberare o per opprimere, per legittimare la schiavitù o per abolirla, per accogliere o respingere. Rafael Aguirre, biblista di fama internazionale, si concentra su cinque scenari decisivi per studiare quale uso – o abuso – si è fatto dei testi biblici in tempi e luoghi di grandi cesure per il mondo moderno: gli Stati Uniti dai padri fondatori a Trump, lo stato di Israele e la guerra a Gaza, l’apartheid sudafricano, l’America Latina fra teologia della liberazione e teologia della prosperità, il Regno Unito da Margaret Thatcher alla parabola del buon samaritano, tanto cara al laburista Jeremy Corbyn. Un’indagine teologica lucida e attualissima sulla Bibbia come strumento politico, in costante equilibrio tra la verità della Parola e la tentazione del potere.

Rafael Aguirre Monasterio
, professore emerito di Teologia all’Università di Deusto, è stato pioniere nel mondo spagnolo dell’applicazione delle scienze sociali alla ricerca biblica. I suoi studi hanno approfondito le cause del processo di secolarizzazione in Spagna e le sue conseguenze, e analizzato le istanze di rinnovamento della chiesa nel mondo contemporaneo. In Italia ha pubblicato, con Antonio Rodríguez Carmona, Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli (Paideia, 2019).


Roman Polanski - «NON CORRETE! ANDATE PIANO!» - Adelphi

 
Roman Polanski
«NON CORRETE! ANDATE PIANO!»
Seguito da «lettere a mio figlio» di Ryszard Polanski

traduzione di Lorenza Di Lella
Adelphi
La collana dei casi, 167
novembre 2026,
p. 232, € 19,00
ISBN 9788845941665


A nove anni Roman Polanski vide le SS portare via suo padre. «Fila!» gli intimò l’uomo, e il bambino obbedì – ritrovandosi da solo nelle strade del ghetto di Cracovia, dove sfuggì alla deportazione grazie all’intervento di un giovane polacco. «Mi piacerebbe sapere che fine ha fatto quel polacco. Che vita ha avuto. Forse è ancora vivo. Se c'è qualcuno che mi ha realmente salvato la vita, è senz'altro quel ragazzo» commenta. Sarebbero sopravvissuti entrambi, padre e figlio: Roman a tormentose peregrinazioni, da una famiglia all’altra, dalla città alla campagna e poi di nuovo alla città; Ryszard a due campi di concentramento, Płaszów e Mauthausen, ma a ciò che avevano vissuto non avrebbero più accennato: «Non avevamo nessuna voglia di parlarne. C’erano cose ben più interessanti e importanti: la vita e il futuro». Solo più tardi, quando decide di girare Il pianista, Roman ritorna su quelle vicende. Nel frattempo l’aveva fatto anche Ryszard, in due lettere indirizzate al figlio – che però aveva come rimosso. Finché, giunto a novantadue anni, ha ripercorso ancora una volta i suoi ricordi, accettando di metterli per iscritto – e di pubblicarli insieme a quelle lettere in una sorta di ricongiungimento postumo. Ha avuto ragione: se infatti il grande regista rievoca gli anni della guerra con la vivacità della narrazione orale, il padre racconta la sua traversata dell’inferno con uno stile magistrale, cinematografico, con un distacco a volte quasi agghiacciante e un’ironia feroce, senza mai cedere all’autocommiserazione – come se, varcata una certa soglia, solo il sense of humour consentisse di trattare l’orrore.