Villa Carlotti
Piazza Roma, 6
37013
Caprino Veronese (VR)
PROGRAMMA
Contro ogni violenza
Sabato 26 settembre
15.00
Inaugurazione istituzionale e
presentazione del progetto “Parole della politica”
15.30
Alla
ricerca della paceSandra Manzella, autrice di
Fiorirà il
deserto. Voci e volti dal Mar Morto al monte Carmelo (Oligo), dialoga
con Giuseppe Armani, sindaco
Sull’autrice:
“Ha il
piglio sicuro e l’attenzione minuziosa di chi conosce luoghi e
persone, ma soprattutto di chi ama ciò che conosce e vuole renderne
partecipi altri” (Pierbattista Pizzaballa - Patriarca di
Gerusalemme dei Latini, dalla prefazione di Gerusalemme
ancora)
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha segnato
pesantemente la vita in Israele e in Cisgiordania. I due anni
seguenti hanno visto il sanguinoso conflitto di Gaza e la devastante
guerra con l’Iran in un contesto caratterizzato da precari
equilibri internazionali. Esistono, nonostante tutto, operatori di
pace che credono nel dialogo culturale, ecumenico e interreligioso,
nell’impegno sociale, nella promozione umana: le loro esperienze
offrono uno sguardo di riconciliazione e restano segni di speranza
dove la quotidianità diventa incontro e perseveranza
coraggiosa.
Sandra Manzella vive a Mantova, dove insegna
Lingua Inglese; viaggiatrice e appassionata di archeologia biblica, è
membro attivo di Agorà delle Religioni per la promozione del dialogo
interreligioso. Tra i suoi reportage ricordiamo Gerusalemme, viaggio
al centro del mondo (Unicopli 2018), L’Oasi delle Rose, il
lebbrosario del Cairo (Edizioni Dehoniane 2020) e Gerusalemme ancora
(Oligo 2024). Per CN ha pubblicato i racconti Orizzonti in verticale
(2023).
16.30
La violenza contro le donne. Casi di
cronaca e strumenti della leggeAlessandro Politi, giornalista Rai
e autore di
Cento regole segrete del giornalista d’inchiesta
(Oligo), dialoga con Erica Vianini, vicesindaca e assessora alla
Cultura
Un resoconto sulla situazione italiana
attraverso la voce di uno dei più autorevoli giornalisti
investigativi in Italia, che per l’occasione presenterà anche il
suo libro, Cento regole segrete del giornalista d’inchiesta
(Oligo), nato dall’esperienza vissuta tra il lavoro in strada, in
redazione e nei corridoi delle procure. È il risultato di anni di
lavoro per la carta stampata e per la televisione, di inchieste sotto
copertura per Le Iene e di centinaia di servizi realizzati per la
Rai. Deriva anche da una lunga e faticosa formazione: studi di
psicologia della comunicazione, meccanismi cerebrali analizzati
attraverso le neuroscienze cognitive, tecniche di persuasione,
linguaggio del corpo, approfondimento giuridico delle tecniche di
interrogatorio forense fino all’approfondimento dell’attività
criminologica e criminalistica. Conoscenze apprese direttamente sul
campo da cui nascono queste cento tecniche che troverai qui.
Considerale non un mero elenco di “trucchetti”, piuttosto un vero
e proprio arsenale di possibilità per poter fare questo mestiere o
per capirne i meccanismi.
Alessandro Politi (Milano, 1988) è
una delle giovani voci più apprezzate del giornalismo investigativo
italiano. Laureatosi prima in Giurisprudenza, ha poi conseguito le
lauree magistrali in Psicologia cognitivo comportamentale,
Neuroscienze cognitive e Scienze pedagogiche, la laurea triennale in
Scienze criminologiche forensi e investigative e un master di secondo
livello in Scienze criminologiche e forensi. È autore del primo
manuale italiano di giornalismo investigativo, pubblicato dall’Ordine
Nazionale dei Giornalisti e dalla Fondazione Murialdi, e coordina
laboratori universitari di Giornalismo investigativo presso
l’Università degli Studi di Milano e l’Università dell’Insubria
di Varese. Negli anni ha lavorato come inviato e collaboratore per
diverse testate e programmi, tra cui Le Iene (Italia 1), “Oggi”,
“FQ Millennium”, IlGiornale.it, Rainews.it, IlFattoQuotidiano.it.
Per Rai 1 dal 2024 è autore e conduttore della rubrica Unomattina
Crime e nel 2026 è inviato per 1mattina News, Storie Italiane e
Storie di Sera.

17.30
La violenza della
mafiaFrancesco Mongiovì, già Sovrintendente Capo Coordinatore
della Polizia di Stato, scorta del giudice Giovanni Falcone e autore
di
Uomo di Stato. La mia vita in polizia, dalla scorta a Falcone agli
arresti di Brusca e Provenzano (Oligo), dialogo con Nicola
Specchierla, consigliere comunale
“La cupezza di quei
maledetti giorni delle stragi di Capaci e di via d’Amelio ci
sovrastano e rivivono nelle parole di Mongiovì, con un
coinvolgimento emotivo non altrimenti riscontrabile. I nominativi dei
latitanti catturati, Provenzano, Aglieri, Brusca, solo per citarne
alcuni, scorrono veloci nella narrazione per quanti sono ma, se solo
ci si attardasse a soppesarne la caratura criminale, ci si renderebbe
conto della loro valenza stratosferica” (Franco Gabrielli, ex capo
della Polizia di Stato).
Palermo, anni Ottanta. Francesco entra in
Polizia nel clima rovente dopo l’attentato al generale Dalla
Chiesa. Seguiranno anni di servizio allo Stato, prima come scorta
nella Quarto Savona 15, questo il nome in codice del servizio di
protezione del giudice Giovanni Falcone, e poi nella Sezione
Catturandi, per dare la caccia e consegnare alla giustizia i
latinanti più pericolosi, come Giovanni Brusca, l’uomo che
premette il telecomando della strage di Capaci. Tra aneddoti e
frammenti di vita vera, Francesco Mongiovì ci porta dietro le quinte
della sua Palermo, ripercorrendo anni di missioni pericolose, spesso
sotto copertura, per mostrarci dall’interno la lotta alla
mafia.
Francesco Mongiovì (Palermo, 1959), già
Sovrintendente Capo Coordinatore della Polizia di Stato, oggi in
quiescenza, alla fine del 1988 è stato assegnato alla scorta del
giudice Giovanni Falcone. Dopo la strage di Capaci è stato destinato
alla Sezione Catturandi, in cui è rimasto per ventitré anni
partecipando attivamente alla cattura di molti dei più pericolosi
boss mafiosi di Cosa Nostra. Ha concluso la sua carriera nella
Sezione Antidroga.
18.30
Quaderni Culturali
CaprinesiPresentazione del XV volume a cura di Davide Coltri (Il
Rio)
Questo quindicesimo numero dei Quaderni Culturali
Caprinesi, pur inserendosi nel solco di una tradizione editoriale
consolidata, presenta varie innovazioni. Le modifiche più
significative riguardano l’oggetto libro e le sue possibilità di
fruizione: grazie alla collaborazione con la casa editrice Il Rio, è
cambiata la veste grafica; un codice ISBN rende l’opera
tracciabile; inoltre, il numero può essere consultato, interamente o
per capitoli, in modalità elettronica.
Dal punto di vista dei
contenuti, sono state mantenute – anche se a volte rinominate –
molte delle sezioni che ricorrevano nei quattordici numeri
precedenti, confermando il focus sulla ricerca storica e artistica
degli articoli più specialistici. Prospettive più personali e
intime, ma non per questo scevre da interesse storico, animano invece
i contributi inerenti a personaggi notevoli del territorio caprinese.
Completamente nuova e fortuita nella sua costituzione è la sezione
dedicata alla spiritualità, mentre quella dedicata alle ricorrenze e
agli anniversari si è imposta de facto per le numerose celebrazioni,
sia istituzionali che associative, tenutesi in questo biennio. Si
noterà che sono messe in pausa le parti dedicate alla poesia, cui si
vuole dare un nuovo indirizzo a partire dal prossimo numero. Conclude
il volume una sezione completamente nuova, dedicata ai caprinesi di
nuovissima generazione – l’intento è quello di includere storie
e realtà che, nate in luoghi lontani, fanno ora parte del tessuto
sociale caprinese.
***
Domenica 27
settembre
15.30
1943. La giustizia delle donne
davanti alle leggi della guerraRoberto Alessandrini, autore con
Roberto Piumini di XV volume a cura di Davide Coltri (Oligo), dialoga con Olivia
Guaraldo, presidente del Comitato Biblioteca Museo Giovanni
Arduino
Terra anfibia e marginale, proverbialmente
lontana dagli accadimenti importanti, il Polesine è attraversato da
presagi notturni di gufi e di civette, fatti misteriosi, vicende che
riguardano la guerra, l’amore, la follia, poetici malintesi e
insopprimibili desideri di fuga. Lo sguardo si disorienta
nell’imponenza orizzontale del paesaggio che trascende in un
territorio linguistico che si avventura in carnevali anarchici di
sillabe e si fa racconto. In questa terra piena di odori, le donne si
muovono con sorprendente risolutezza da protagoniste, come sarte di
un matriarcato carsico, avvolte di un fascino discreto o lunare.
Delle storie qui raccolte, che in un riflesso di specchi sono sia in
prosa sia in poesia, solo la prima, che dà il nome al libro, è
tutta vera: un racconto familiare, di resistenza al nazifascismo che
chiama in causa la più alta giustizia contro il delirio delle leggi
degli uomini. Le altre, non meno vere, si concedono le esagerazioni
del racconto che nasce orale.
Roberto Alessandrini insegna
Antropologia culturale all’Università Pontificia Salesiana di Roma
e collabora alla cattedra Unesco Educazione, crescita, uguaglianza
dell’Università di Ferrara. Ha tradotto testi di France, Girard e
Le Lionnais. Scrive su “Il Venerdì di Repubblica”.
16.30
Voci
dall’UcrainaAdriano Stabile, autore di
La notte dell’Europa
(CN), dialoga con Olivia Guaraldo
“Cari lettori, quando
si prende in mano un libro come questo, la prima domanda da farsi è
semplice: da dove nasce? Perché i veri libri di politica non nascono
a tavolino. Nascono nelle strade, nelle lunghe riunioni nei circoli,
nelle discussioni che iniziano con una domanda e finiscono ore dopo
con altri mille interrogativi. Ed è così che questo libro prende
vita. Nasce dall’idea che la politica non può vivere senza luoghi
di confronto, senza persone che si guardano negli occhi e discutono”
(On. Pier Luigi Bersani).
Questo libro nasce
dall’urgenza di dare forma e ordine a pensieri maturati in
condizioni estreme, tra le notti insonni trascorse in Ucraina, su un
treno o nei bunker, mentre le sirene antimissile scandivano il tempo
dell’attesa e della paura. Dalle pagine di un diario prende vita un
racconto che è insieme testimonianza e riflessione, memoria e
ricerca di senso. L’autore, tra i 110 volontari italiani del MEAN
sopravvissuti al più violento attacco su Leopoli dall’inizio della
guerra, porta dentro queste pagine uno sguardo segnato
dall’esperienza diretta, che restituisce autenticità e profondità
a ogni parola. Attraverso immagini vive e frammenti di esperienza, il
libro è un viaggio nel cuore dell’Europa contemporanea,
interrogandosi su cosa significhi oggi difendere la pace, la
democrazia e l’ambiente. Non solo uno sguardo a est: Adriano
Stabile guarda anche con preoccupazione a occidente e alle nuove
strategie internazionali promosse dall’America dei nostri
giorni.
Adriano Stabile (Desenzano del Garda, 1988) è
laureato in Economia politica ed è un piccolo imprenditore. Da
sempre impegnato nel mondo dello sport, opera come tecnico in
discipline olimpiche e paralimpiche. Appassionato di teatro, nel
tempo ha maturato esperienze nel mondo del volontariato e della
cooperazione internazionale, ad esempio partecipando al progetto MEAN
(Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) e operando nei Corpi Civili
di Pace europei, ispirati al pensiero di Alex Langer, e partecipando
a iniziative in Ucraina nell’ambito del Giubileo della Speranza
promosso da papa Francesco. Dal 2023 è Segretario provinciale del
Partito Democratico di Mantova.
17.30
Abbasso la
guerra!Letture e commenti dal libro di poesie di Rudyard
Kipling,
Gli anni di mezzo (Oligo), con Maurizio Taormina,
traduttore, in dialogo con Davide Coltri, operatore umanitario e
scrittore
Per la prima volta in italiano una delle
raccolte poetiche più dimenticate e più potenti del primo
Novecento: le liriche che Rudyard Kipling dedica agli anni della
fine: la fine di un impero, di un ordine, di un’illusione. Composte
tra l’inizio del Novecento e la fine della Grande Guerra – che
gli strappò il figlio – queste poesie sono il diario interiore di
un mondo che si frantuma, e di un uomo che tenta di dare senso alla
perdita. Un Kipling diversissimo dall’autore del Libro della
giungla, che dietro la voce solenne e ferita del poeta, dipana il
crollo della fiducia nella civiltà, la rabbia contro i nemici, il
lutto, e il dubbio che nulla sarà più come prima. Pochi libri
raccontano con tanta lucidità e disperazione la fine di un tempo e
l’inizio dell’abisso. Queste non sono solo poesie: sono epitaffi,
inni spezzati, avvisi ai sopravvissuti.
Maurizio Maria
Taormina, di formazione storico-umanistica e giuridica, affianca alla
scrittura narrativa e saggistica l’attività di laboratori di
teatro e memoria civile. Tra le sue pubblicazioni più recenti
segnaliamo Chiamatemi Riviera (NFC, 2025) e il saggio A Rimini con
Pier Vittorio Tondelli, in L’Italia è un romanzo. Atlante
letterario. Luoghi storie paesaggi (Touring Club Italiano,
2025).
18.30
Camminando attraverso i campi bruciati
dall’amorePresentazione del libro di Francesco Permunian
(Oligo). L’autore dialoga con Fabio Coltri, consigliere
comunale
“Una prosa che capta l’ineluttabilità
della tragedia umana, catturata senza falsi pudori nello sforzo
invano che dagli anni incantati dell’infanzia la vorrebbe maturarsi
nella vecchiaia.
Permunian ha appreso che il mostro non si veste
dell’alterità di chi lo addita per strada ma al contrario lo
riflette, rispecchiandolo in un ghigno che affraterna, nell’aria
stantìa dei salotti borghesi, gli individui umani che, come scrisse
Guido Piovene, «si inoculano a vicenda le loro piccole pazzie»
(Stefano Malosso).
“Francesco Permunian si aggira ramingo tra le
rovine di un’epoca, tormentato da ricordi imperituri e visioni
macabre. Da esule alienato, concepisce figure sempre nuove ma in
fondo uguali a se stesse, utili a lambire un orrore incombente.
Invita chi legge a seguirlo nelle sue peregrinazioni epifaniche, per
provare a scorgere un disegno sotteso alle interviste semiserie, alle
liriche, alle prose traboccanti autobiografismo. I luoghi del Garda e
del Polesine strutturano la topografia della memoria di un autore
votato a scrivere con il ricordo delle lacrime, come gli suggerì
Andrea Zanzotto” (Alice Pisu).
Il fantasma di
un’antica littorina ci porta da Cavarzere – estremo lembo di
terra tra il Polesine rodigino e la laguna veneziana – a Desenzano,
sul lago di Garda, patria d’elezione di Francesco Permunian, tra le
voci più originali della letteratura italiana contemporanea.
Fotografie di Berengo Gardin e Mario Giacomelli, Renzo Bertasi,
Gianni Fucile, Pino Mongiello e ancora dipinti e disegni di Roberto
Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti, Tullio
Pericoli –che hanno condiviso un pezzo di strada con l’autore –
si alternano, come specchi infranti, a potenti narrazioni in cui, non
senza ironia, Permunian dà voce, tra gli altri, ad Artaud,
Baudelaire, Céline, la famiglia di Maria Callas. Uno zibaldone di
carte, un insieme frammentario, eppure coerentissimo, di parole,
voci, anime che si agitano nel buio di ricordi, veri o
verosimili.
Francesco Permunian (Cavarzere, 1951), dopo
l’esordio narrativo di Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero
1999), ha pubblicato diversi romanzi e racconti con molti editori
(Editoriale Scientifica, Il Saggiatore, Italo Svevo, Ponte alle
Grazie, Quodlibet, Rizzoli). Con Sillabario dell’amor crudele
(2019) ha vinto il Premio Dessì. Il suo ultimo libro è Anime
farfuglianti nella notte (2025, Palingenia). Per Oligo ha pubblicato
Calabiani. Antologia privata dei miei demoni infantili (2020),
Stradario sentimentale del lago di Garda e del monte Baldo (2022) e I
demoni beati. Bracconaggi e scorribande in distretti di caccia
riservata (2024). Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri,
Andrea Cortellessa, Andrea Caterini, Franco Cordelli, Giulio Ferroni,
Salvatore Silvano Nigro, Bruno Quaranta, Ermanno Paccagnini, Sandra
Petrignani.