Richard Yates
UNDICI SOLITUDINI(titolo originale
Eleven Kinds of
Loneliness, 1962)
traduzione di Maria Lucioni
prefazione di Paolo Cognetti
Minimum fax
maggio 2018
pp. 272, euro 15
ISBN 9788875219239
Dopo la pubblicazione di Revolutionary
Road, il primo romanzo di Richard Yates, il critico americano
Alfred Kazin scrisse: «Questo romanzo riassume la nostra epoca con
più spietatezza di ogni altro, ma anche con più pietà». Le
undici storie qui raccolte presentano un altro momento della stessa
ricerca e contengono forse quanto di più definitivo Yates abbia mai
scritto: in ogni racconto non si potrebbe dire di più con meno
parole, perché si intuisce sempre che è accaduto molto più di
quanto è detto. La lezione di Hemingway – l'essenzialità della
scrittura – è qui portata alle sue estreme conseguenze grazie alla
capacità di far scaturire il significato di un’esistenza da un
semplice fatto illuminante. I personaggi di Yates (impiegati
mitomani, ragazzi disadattati, reduci senza gloria, coppie
sprofondate nel mutismo postmatrimoniale) possono sembrare tratti da
un libro di sociologia; ma un dialogo esatto, un ritmo infallibile,
l'attenzione discreta ai particolari li rendono assolutamente unici,
inconfondibili e perciò stesso universali.
Un estratto
Il sottor GecoDel nuovo ragazzo era stato detto a
Miss Price soltanto che aveva passato gran parte dei suoi anni in un
orfanotrofio, e che gli «zii» piuttosto anziani con cui viveva ora
erano in realtà genitori adottivi, pagati dall’ente pubblico di
assistenza della città di New York. Un’insegnante meno
appassionata e con minor fantasia avrebbe cercato di sapere qualcosa
di più, ma Miss Price si accontentò. Era bastato quel rapido
profilo a suscitare in lei uno spirito missionario che cominciò a
trasparirle dagli occhi, chiaro come l’amore, fin dalla prima
mattina in cui il ragazzo si presentò in classe. Arrivò presto e si
sedette nell’ultima fila, il busto eretto, i piedi incrociati
ordinatamente sotto il banco e le mani serrate a pugno al centro di
esso, come se la simmetria lo aiutasse a dar meno nell’occhio. Man
mano che gli altri ragazzi entravano in fila e prendevano posto, lui
ricevette da ciascuno un lungo sguardo inespressivo.
«Abbiamo un nuovo compagno di classe
stamattina», disse Miss Price, presentando un fatto ovvio con un
tono che fece venir da ridere a tutti. «Si chiama Vincent Sabella e
viene da New York. Sono sicura che ognuno di noi farà del proprio
meglio per metterlo a suo agio». Questa volta si girarono tutti
insieme a guardarlo, e lui reagì abbassando leggermente la testa e
trasferendo il peso da una natica all’altra. In genere, il fatto
che uno venisse da New York aveva un certo prestigio, poiché a gran
parte dei ragazzi la città appariva come un luogo bello e terribile,
da adulti, che ingoiava ogni giorno i loro padri e dove loro potevano
andare di rado, vestiti degli abiti migliori, come a una gran festa.
Ma subito, alla prima occhiata, tutti si accorsero che Vincent
Sabella non aveva nulla a che fare coi grattacieli. Anche a voler
trascurare i suoi arruffati capelli neri e il suo colorito
grigiastro, gli abiti che aveva indosso lo tradivano: un paio di
calzoni di velluto assurdamente nuovi, un paio di scarpe da
ginnastica assurdamente vecchie e una maglietta gialla troppo
piccola, coi resti di un disegno di Topolino stampati sul petto.
Senza dubbio veniva da quella parte di New York che si attraversa col
treno prima di arrivare alla Grand Central: cioè la zona dove la
gente usa stendere le coperte sui davanzali delle finestre e starvi
appoggiata tutto il giorno, seminebetita dalla noia; dove l’unico
panorama è una teoria di strade lunghe e diritte, tutte eguali nel
disordine dei loro marciapiedi e tutte brulicanti di ragazzi dalla
pelle grigiastra, impegnati in qualche sfrenata versione del gioco
della palla. (...)
Richard Yates (Yonkers, 3
febbraio 1926 – Tuscaloosa, 7 novembre 1992) è stato oggetto di una riscoperta che
lo ha trasformato in uno dei grandi classici del realismo americano
del secondo Novecento. Minimum fax ha pubblicato anche Revolutionary
Road, Undici solitudini, Sotto una buona stella, Easter Parade,
Disturbo della quiete pubblica, Bugiardi e innamorati, Cold Spring
Harbor, Proprietà privata e Il vento selvaggio che passa. Nel 2020,
sempre per minimum fax, è uscito Capolavori, il cofanetto che
raccoglie le sue opere più importanti.