lunedì 7 settembre 2026

Frank O’Connor - LA VOCE SOLITARIA - Racconti

 
Frank O’Connor
LA VOCE SOLITARIA
uno studio sul racconto

(titolo originale The Lonely Voice: A Study of the Short Story)
traduzione di Stefano Friani
Racconti edizioni
fuori collana
settembre 2026
fuori collana
pp. 295, euro 16
ISBN 9791280854186


Frank O’Connor ha contribuito a definire il canone del racconto sia da autore sia da studioso. In questo libro, divenuto un classico nelle scuole di scrittura americane, analizza con piglio franco e talvolta brusco i più grandi scrittori che si sono cimentati con la forma breve: da Babel’ e Hemingway, accomunati dalla medesima fascinazione estetica per la violenza, a Čechov e Maupassant, che hanno creato un modello al contempo imitatissimo e inarrivabile. Senza riverenze di sorta O’Connor bistratta James Joyce, Rudyard Kipling e Katherine Mansfield, prende in esame D.H. Lawrence e Turgenev, Leskov e Sherwood Anderson. Tutti questi scrittori, ci dice, sembrano avere in mente un particolare tipo di personaggi che possono esistere soltanto nello spazio liminale del racconto. Ciascuno di loro individua una propria tribù da rappresentare, e chi ne fa parte è un sommerso, un individuo marginalizzato dalle roboanti narrazioni della società contemporanea e dal romanzo. Una voce solitaria di cui solo l’autore di racconti può farsi carico e interprete.
A sentire un suo grande ammiratore, il romanziere Julian Barnes, Frank O’Connor è stato «uno scrittore di prosa orale, le sue storie miravano all’orecchio più che all’occhio». Non è un caso se questa sua indagine si concentri proprio sulla voce, il tassello che riconduce la forma breve alla sua natura originaria. Per dirla con le sue parole: «Nel racconto c’è qualcosa che non troviamo spesso nel romanzo: un’intensa consapevolezza della solitudine umana».

Frank O’Connor
 (Cork, 1903 – Dublino, 1966) è stato lo scrittore di racconti che «ha fatto per l’Irlanda ciò che Čechov ha fatto per la Russia» nelle parole di W.B. Yeats. Nei vent’anni di collaborazione con il New Yorker O’Connor ha pubblicato sulla rivista americana la bellezza di 51 racconti. Richard Ford cominciò a scrivere racconti dopo aver letto il suo Ospiti della nazione. In italiano sono disponibili alcune raccolte di short stories: Il mio complesso di Edipo e altri racconti (Sellerio, 1992), Il raccontatore (Sellerio, 1998) e Ospiti della nazione (Tranchida, 2004).


Daisy Fancourt - L'ARTE CHE CURA - Johan & Levi

 
Daisy Fancourt
L'ARTE CHE CURA
Nuove evidenze scientifiche

(titolo originale Art Cure: The Science of How the Arts Transform Our Health, Cornerstone Press, gennaio 2026)
prefazione di Pier Luigi Sacco, Catterina Seia, Annalisa Cicerchia
traduzione di Eliana Tosoni
Johan & Levi editore
in collaborazione con Fondazione Luigi Rovati
settembre 2026
pp. 320, 8 immagini bn, euro 25
ISBN 9788831338363

La traduzione dell’opera è stata realizzata grazie al contributo del SEPS – Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche.
Molti considerano le arti un hobby o un lusso. E se invece fossero una vera e propria risorsa per il nostro benessere? Se avessero un effettivo potere curativo, come tramandano i racconti della medicina araba e di quella ayurvedica?
Daisy Fancourt, ricercatrice pluripremiata e autorità indiscussa sul rapporto virtuoso tra arti e salute, attraverso solide evidenze scientifiche, illustra il potere trasformativo di questo binomio. I numerosi studi passati in rassegna dimostrano che le canzoni favoriscono lo sviluppo strutturale del cervello nei bambini; che arte visiva e musica riducono depressione, stress e dolore con effetti paragonabili a quelli dei farmaci; che la danza costruisce nuove connessioni neurali dopo traumi cerebrali; che frequentare concerti, mostre e spettacoli abbassa il rischio futuro di isolamento e fragilità; e che le attività artistiche ritardano il decadimento cognitivo e sono utili in caso di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. 
«Le arti non sono una semplice pillola. Sono una delle attività più complesse, varie e personali in cui possiamo impegnarci: uno dei fiori all’occhiello dell’evoluzione della nostra specie. In definitiva, dovete conoscere questa affascinante scienza per prescrivervi la vostra personale “cura” artistica
Soprattutto, Fancourt ci svela gli strumenti più efficaci per curarci in modo sano. Basata sulle ricerche più avanzate in neuroscienze, psicologia, immunologia, fisiologia, scienze del comportamento, epidemiologia, e arricchita da testimonianze toccanti, L’arte che cura è una guida pratica essenziale e coinvolgente per costruire la nostra personale “prescrizione artistica”

Daisy Fancourt (1990), docente di psicobiologia ed epidemiologia presso lo University College London, è direttrice del Centro Arte e Salute dell’OMS. Ha pubblicato oltre trecento articoli scientifici e vinto numerosi premi accademici. Divulgatrice scientifica pluripremiata, è stata riconosciuta come “global shaper” dal World Economic Forum e come “new generation thinker” dalla BBC.