mercoledì 24 settembre 2025

Pino Corrias - ROMANZO ROSSO - SEM

 
Pino Corrias
ROMANZO ROSSO
Gli anni del furore e del piombo

SEM
maggio 2025
pp. 448, € 20
ISBN 9788893907118


Piero Villa, detto Biondo, è stato un ribelle, un militante politico nel pieno degli anni settanta, gli anni del furore e del piombo. È stato un soldato del Mucchio, uno dei più spericolati gruppi di quella galassia sovversiva chiamata Autonomia Operaia, estrema eresia di un'eresia. Lui e i suoi compagni hanno combattuto lo Stato delle stragi, i partiti dei compromessi e i sindacati degli accordi al ribasso, hanno combattuto i padroni e i padroncini, la polizia e i pretoriani della sicurezza privata, i fascisti e gli spacciatori di eroina. Hanno praticato il contropotere e l'illegalità di massa, perché - se il comunismo esiste - non sta nel prendere il Palazzo d'Inverno: "Sta nel prendersi la merce / Sta nel prendersi la mano / E tirare i sampietrini nell'incendio di Milano". A vent'anni, Piero vuole assaltare il cielo, ha il mondo in mano e la sua mano è armata. Questa è Milano, nella stagione delle aspettative crescenti. Questa è la capitale senza nessuna morale dell'insurrezione: pioggia di sassi e lacrimogeni, ululati di sirene, barricate agli incroci della Storia, automobili in fiamme a illuminare una rivolta che scheggia la cronaca tra assalti, feriti, agguati, espropri, irruzioni nelle armerie e nelle banche. Il bollettino dei morti, intanto, si allunga. Va più veloce di tutti, il Biondo. Il Mucchio è la banda. Nuvola e Lampo sono i compagni di strada. Falco è il tessitore, l'intellettuale, il capo. Lisetta l'approdo del suo cuore a singhiozzo. Francesca il grande amore, rimpianto e smarrito nell'infuriare della lotta. Ma incombe già il tempo della sconfitta, degli arresti, della latitanza, dell'esilio e di nuove battaglie sotto il cielo del Centroamerica. Poi il rendiconto di una vita arriva inatteso. È disegnato sul volto di Nelson, il figlio concepito con Francesca, mai previsto, mai conosciuto: da convocare oggi alle pendici di un vulcano cileno, nel deserto di Atacama, dove i telescopi inquadrano la Storia dentro le stelle più antiche, mentre il Biondo racconta i molti mondi del suo passato che sono anche il nostro. "Romanzo rosso" è il racconto epico dell'ultima, vera sollevazione collettiva. È il grande romanzo italiano degli anni settanta che in tanti hanno aspettato a lungo di leggere.
 
Giornalista e scrittore, Pino Corrias è stato inviato speciale del quotidiano La Stampa, e collabora con il Venerdì di Repubblica, il Fatto Quotidiano e Vanity Fair. Ha pubblicato, tra gli altri, Luoghi comuni. Dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l’Italia (Rizzoli), Vita agra di un anarchico (Baldini e Castoldi), Ghiaccio Blu (Baldini e Castoldi) e Dormiremo da vecchi (Chiarelettere, 2015), che ha vinto il premio Ultima Frontiera “Carlo Cassola” 2016. Ha lavorato come sceneggiatore e produttore per Mediaset e Rai.










Cagliari, venerdì 26 settembre
Fondazione Siotto, via dei Genovesi 114, ore 18.30
ROMANZO ROSSO
Gli anni del furore e del piombo

di e con Pino Corrias
in dialogo con Bepi Vigna

Mario Deaglio (a cura di) - UN FUTURO DA RIPROGETTARE - Guerini e Associati

 
Mario Deaglio (a cura di)
UN FUTURO DA RIPROGETTARE
Guerini e Associati
maggio 2025
pp. 232, euro 21
ISBN 9788862509565


I già precari equilibri mondiali, destabilizzati dai conflitti in corso, sono sempre più sotto stress. Se a ciò associamo gli sviluppi degli ultimi periodi, viene da chiedersi se anche il ruolo della democrazia rappresentativa del nostro mondo non sia forse messo in gioco.
Per provare a rispondere a questa domanda, invece di partire dall’analisi dei mutamenti di una struttura economica, geopolitica, sociale, climatica, produttiva che di fatto non esiste più; invece di cercare di riattaccare a tavolino i cocci di una globalizzazione frantumata, proviamo a partire da una analisi – seppure sommaria – delle nuove caratteristiche che confusamente si intravedono e che potrebbero condurre a una struttura diversa da quella tradizionale. Non dunque una narrazione di cosa aspettarci per l’avvenire, ma piuttosto la proposta di uno strumento – un paio di occhiali – che ci aiuti a vedere un po’ meglio per imbastire un futuro diverso.
 
Mario Deaglio è professore emerito di Economia internazionale all’Università di Torino ed editorialista economico. Come giornalista ha iniziato sulle colonne dell’Economist, poi su quelle del Secolo XIX per arrivare a La Stampa. Ha diretto per tre anni Il Sole 24 Ore. Si occupa prevalentemente dei problemi strutturali del capitalismo moderno.



Martedì 7 ottobre 2025, ore 17.30
MILANO
Libreria Egea, Viale Bligny 22
Incontro con
Mario Deaglio
Professore emerito di Economia internazionale, Università di Torino
Giuseppe Russo, Direttore Centro Einaudi
Giorgio Arfaras, Economista e saggista
Daniel Gros, Economista e Direttore Institute for European Policymaking
Franco Bruni, Presidente Institute for International Political Studies (ISPI)
Modera Fabrizio Patti, Giornalista


martedì 23 settembre 2025

Presentazione della collana “Origine” di Carbonio Editore: giovedì 25/09/25, Biblioteca Europea di Roma

 


ROMA, GIOVEDÌ 25 SETTEMBRE 2025, ORE 17:30

GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE

RIPARTIAMO DALL’ORIGINE

Presentazione della collana “Origine” di Carbonio Editore

Biblioteca Europea
Via Savoia, 13

Come approcciarsi alla traduzione di un libro prezioso ed affascinante che riemerge dal passato?
Fin dove può spingersi un traduttore per rendere un testo più familiare ad un lettore contemporaneo?
I traduttori della collana “Origine” di Carbonio Editore si raccontano nella loro quotidiana ricerca di equilibrio fra il passato e il futuro.

Ne parlano:

Franco Perrelli - August Strindberg, SoloLa festa del coronamentoIl caprio espiatorioLibri blu (svedese)
Bruno Berni - Jens Peter Jacobsen, Marie Grubbe; Johannes Vilhelm Jensen, La caduta del re (danese)
Luca Crescenzi - Hermann Broch, L’incognita (tedesco)
Mario Caramitti - Ivan Turgenev, Alla vigilia (russo)
 
Modera:
Gaia Seller - Responsabile della Casa delle Traduzioni


Franco Perrelli (Venezia 1952), già ordinario di Discipline dello Spettacolo nelle Università di Torino e di Bari, ha vinto nel 2009 il Premio Pirandello per la saggistica con un libro sui Maestri della ricerca teatrale (Laterza) e, nel 2014, lo Strindbergspris della Società Strindberg di Stoccolma. Oltre ad avere scritto varie monografie di argomento teatrale, si è occupato di autori nordici come Kierkegaard, Brandes, Lagerkvist, Munk e Fosse. Nel 2024, ha pubblicato un Meridiano Mondadori dedicato ai Drammi borghesi di Ibsen e una storia del Teatro Scandinavo (Carocci). Per Carbonio Editore, ha curato l’edizione di tre romanzi di Strindberg: Solo, La festa del coronamento, Il capro espiatorio, e la prima edizione italiana dei Libri blu (2021).

Bruno Berni
 (Roma 1959) è dirigente di ricerca dell’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma. Ha scritto saggi e volumi sulla storia della mediazione e dell’editoria, sulla cultura nordica – in particolare danese – dal Settecento al Novecento e sulle fiabe di Andersen. A partire dal 1986 ha tradotto oltre un centinaio di opere letterarie prevalentemente dal danese, ma anche da svedese, norvegese e tedesco. Per la sua attività ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra i quali i premi nazionali per la traduzione in Italia e in Danimarca. È socio onorario AITI.  Collabora con “Alias”, l’inserto culturale del manifesto. 

Mario Caramitti
 (1965), professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010; Classici alla finestra, 2020) e la traduzione (oltre venti libri), che considera il più prezioso strumento ermeneutico. Ha curato antologie sulle avanguardie postsovietiche (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access). Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias”.

Luca Crescenzi (Roma 1961), germanista e traduttore, è professore ordinario di Letteratura tedesca all’università di Ca’ Foscari di Venezia. Ha scritto su Thomas Mann e sul Romanticismo tedesco. È presidente dell’Istituto italiano di studi germanici. Sta curando per i Meridiani Mondadori l’integrale delle opere e delle lettere di Kafka. Scrive approfondimenti e recensioni su “Alias”.


In collaborazione tra:
Biblioteca Europea
Goethe-Institut
Instituto Cervantes
Institut Français - Centre Saint-Louis


Maria Luisa Sais - MELANIA G. MAZZUCCO - Franco Cesati

Maria Luisa Sais
MELANIA G. MAZZUCCO
Scrittura e impegno

Franco Cesati editore
collana Strumenti di Letteratura Italiana | 125
2025
pp. 275, euro 28
ISBN 9791254962428

 
Melania G. Mazzucco è una delle scrittrici più interessanti del panorama letterario italiano contemporaneo. Il suo progetto narrativo, permeato da un forte interesse per le questioni sociali e dall’attenzione riservata a chi subisce discriminazione e marginalità, contribuisce a una seria riflessione su alcune questioni cruciali del nostro tempo, come quella relativa alla condizione della donna. Questioni, tra l’altro, sempre indagate attraverso uno scrupoloso lavoro di documentazione e una forma letteraria curata e di ampio respiro.
Questo libro, frutto di anni di ricerche e appassionato lavoro, prende in considerazione la produzione romanzesca dell’autrice nel suo complesso e la esamina adottando come categoria interpretativa l’impegno che contraddistingue un corpus estremamente variegato, composto nell’arco di oltre un ventennio.
In quali tematiche e con quali modalità si esprime tale impegno? Ha incidenza sul mondo extraletterario? Nel rispondere a queste domande, il presente volume si propone di contribuire a colmare una lacuna critica che, dinnanzi al valore letterario dell’opera di Mazzucco, risulta oramai ingiustificata.  



domenica 21 settembre 2025

Dan Hancox - MOLTITUDINI - add

 
Dan Hancox
MOLTITUDINI
Anatomia e politica delle folle

(titolo originale Multitudes: How Crowds Made the Modern World, Verso Boooks, ottobre 2024)
traduzione di Michele Piumini 
Illustrazione di HaloHalo
add editore
settembre 2025
pp. 304, euro 20
ISBN 9788867835140


Moltitudini è un’indagine affascinante del ruolo della collettività nella formazione della società moderna. Hancox esplora il potere trasformativo delle masse, viste come ideale democratico, raccontandoci come abbiano influenzato eventi politici, culturali e sociali e come siano state a loro volta plasmate da governi, media e spazi urbani. Contrapponendo la sua visione a quella di Gustave Le Bon, che vedeva le folle come entità distruttive da controllare, Hancox evidenzia il potenziale dell’aggregazione umana, spaziando dalle rivoluzioni di Parigi fino ai festival musicali, alle folle calcistiche e al carnevale di Notting Hill. Analizzando la moderna e crescente tendenza a limitare gli spazi pubblici e il diritto di riunione, mentre governi e aziende cercano di controllare o privatizzare le aggregazioni spontanee, Moltitudini è un antidoto all’isolamento promosso dal consumismo moderno e dalla tecnologia, e sottolinea l’importanza delle esperienze collettive nella costruzione di una società più equa. Ci invita a riconquistare le strade e le piazze come luoghi di espressione collettiva e di libertà.
 
Un estratto dalla Prefazione

EL CARNAVAL DE CÁDIZ
Da ogni punto di vista, Cadice è un’anomalia nella Spagna moderna. È una spettacolare città antica, la più vecchia del mondo occidentale. Un tempo era un’isola, e oggi si trova sulla punta di una sottile lingua di terra sabbiosa protesa nell’oceano Atlantico sulla costa sudoccidentale spagnola, un labirinto di strade acciottolate delicatamente indorate da secoli di spruzzi salmastri e sherry secco. Raffiche di vento sferzano le mura cinquecentesche della città, mentre il cielo di febbraio è così limpido che ti abbaglia, una vasta e scintillante pozza azzurra. Cose che altrove sarebbero separate da confini netti si fondono l’una nell’altra: mare e cielo, marciapiede e strada, esterni e interni.
Le merlature, i forti, i cannoni, le torri di guardia sparse sul promontorio a forma di rastrello richiamano alla memoria i tanti eserciti, armate, avanguardie e guarnigioni che un tempo combattevano per la città, dai cartaginesi ai mori, dai bizantini ai visigoti. Oggi, i discendenti di queste folle armate di spada si presentano e si comportano in maniera leggermente diversa. Un gruppo di uomini di mezza età entra in scena. Sfoggiano costumi da Minions azzurri e gialli a buon mercato e ridono fragorosamente mentre si scolano enormi bottiglie di birra Cruzcampo.
Spazio pubblico qui significa strade e piazze in lento movimento sotto balconcini stile Giulietta, niente affatto consoni alla truce gerarchia della città moderna tutta incentrata sulle auto private. A un certo punto, durante i quattro giorni che trascorro nel famoso carnevale prequaresimale di Cadice, assisto a una collisione perfetta tra la vita del XXI secolo e il venerabile Casco Antiguo, il centro storico della città: un furgoncino pubblicitario del Monster Energy Drink costretto a fare trenta manovre per girare un angolo, tra le risate e le acclamazioni di una folla di carnavaleros alticci.
Le strade sono pericolosamente strette, come sentieri per le capre, e per undici giorni ogni febbraio sono decorate con un festoso assortimento di coriandoli, piume, stelle f ilanti e birra rovesciata. Ce ne sono di così strette che, se mai dovesse venirmi voglia, potrei stendermi di traverso con la faccia tra i ciottoli e coprirne l’intera larghezza. Bastano quindici minuti per attraversare la città vecchia da una costa all’altra, eppure Cadice ospita uno dei carnevali più grandi d’Europa, capace di attrarre centinaia di migliaia di visitatori.
Il carnevale del 2023 è il primo da tre anni, il primo dopo la pandemia, la ripresa di un evento così fondamentale per la cultura anti establishment di Cadice che nemmeno il generale Franco era riuscito a distruggere. Nella grande Plaza de San Juan de Dios, l’ingresso della città vecchia, la gente si prepara a mescolarsi alla calca, cerca gli amici, mangia bocadillos de jamón avvolti in carta stagnola, osserva i costumi e le buste piene di alcolici degli altri. È come una festa all’aria aperta tra le palme. Intorno a un sound system portatile si è formata una sorta di discoteca virtuale: una trentina di giovani radunati a ballare il reggaeton come un gregge guidato da un cane pastore invisibile.
Altrove sono in programma esibizioni di gruppi dal vivo e dj, ma a parte questo non ci sono molti spettacoli: la gente viene qui per incontrarsi. Nella parte settentrionale del labirinto, carnavaleros di ogni età strascicano i piedi, avanzando a passettini lungo le strade laterali verso Plaza de las Flores, tutti di buonumore, con pazienza, qualcuno tiene zaini e bambini sopra la testa per sgusciare più facilmente. Cercano di arrangiarsi e di fare spazio agli altri, infilandosi negli androni per lasciar passare carrozzine e sedie a rotelle, senza segnaletica e senza ricevere indicazioni: la folla si è divisa spontaneamente in due flussi separati, uno diretto a nord e uno a sud.
A rendere il carnevale di Cadice un’esperienza così fisica e multisensoriale è il fatto che, come ogni altra festa popolare, ti costringe a camminare fino allo stremo. Lo spirito del carnevale lo sento nel profondo dell’anima, ma anche nei polpacci, nei quadricipiti e nelle piante dei piedi in preda a un formicolio micidiale. L’inquietante funzione Timeline del mio Google Maps, quella che ricostruisce i movimenti, sembra il tracciato di uno di quegli esperimenti in cui danno l’lsd ai ragni.
In Plaza de la Catedral, la più imponente di Cadice, le palme giganti ondeggiano melodrammatiche al vento come arpie sotto le cupole della grande chiesa barocca, e la folla di bevitori (duemila? tremila?) vibra di colori e risuona di fischi e risate. In piedi sui gradini della cattedrale, vedo sparsi nella piazza gremita led scintillanti, creste arcobaleno, caschi da pompiere e persone travestite da velociraptor, vichinghi, gamberetti, galeotti, arbitri, pirati, centurioni, Barbie, Super Mario, Minnie, Batman, una Volkswagen, un orologio Casio e uno sciame di api.
Durante il primo e l’ultimo weekend, così come per gran parte della settimana che li separa, la gente canta, balla e beve senza sosta notte e giorno. Con mia grande sorpresa, passano dieci ore prima che veda comparire qui e là qualche agente di polizia.
All’una di notte del primo venerdì del carnevale, gli anziani sono ancora a passeggio lungo l’Atlantico con berretti flosci e cerate mentre mangiano il gelato e sorridono affettuosi a bambini e ragazzi con i loro costumi assurdi. Un gruppo di giovanotti in tonache rosa da suora saluta un gruppo di Power Rangers, come se fossero plotoni dello stesso esercito, mentre una geisha aspetta il suo Zorro fuori dal pisciatoio. Dietro l’angolo, due gruppi di ragazze si incrociano e si fermano a cantare il nuovo singolo di Shakira che si diffonde da una finestra. Gemendo platealmente, alzano le braccia nel freddo cielo di febbraio.
Calma e spensierata, la folla carnevalesca sembra seguire sé stessa, spinta dalla fomo e dall’istinto di trovare la piazza più vivace in ogni momento della lunga settimana di festa: non mancano tranquille stradine laterali per riprendere fiato, ma chi ne ha voglia? Qui si viene per mescolarsi alla folla. E poi è rassicurante stare al centro dell’azione, accalcati sotto calde nubi di fiato etilico, dove la densità umana e le mura macchiate della città offrono un provvidenziale riparo dalle violente raffiche provenienti dall’Atlantico. (...)

Dan Hancox è un giornalista e scrittore londinese noto per i suoi approfondimenti su musica, politica, cultura urbana e  società. Ha collaborato con testate prestigiose come «The Guardian», «Independent», «The New York Times», «Vice» e «The Wire». Un suo pezzo è uscito su «The Passenger», e Moltitudini è il suo secondo libro pubblicato in Italia.