lunedì 4 luglio 2022

Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua - LA CUCINA INCANTATA - Trenta

 

Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua
LA CUCINA INCANTATA
Le ricette tratte dai film di Hayao Miyazaki
Trenta Editore
pp. 144, 2021, Euro 14
ISBN 978-88-99528-68-3



Il libro

Gastronomia e cinema sono due mondi capaci di offrire esperienze sensoriali uniche e indescrivibili. Chi ha compreso a pieno questa filosofia è il maestro Hayao Miyazaki, che con le sue storie è riuscito a incantare grandi e piccini. E se c’è una cosa che non manca mai nei lungometraggi di Miyazaki è il rapporto tra i personaggi e il cibo.
La cucina incantata propone una serie di ricette tratte dai film del grande regista in tre stuzzicanti varianti. Preparatevi quindi ad avere l’acquolina in bocca con la pancetta sfrigolante de Il Castello Errante di Howl e la torta Siberia di Si alza il vento: Miyazaki vi aspetta.


Gli autori


Silvia Casini - Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, lavora come project manager presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo di Gillo Pontecorvo e Sandro Silvestri. In seguito, si specializza in marketing strategico e inizia a collaborare con diverse case di produzione cine-tv. Negli anni, ha collaborato con diverse testate giornalistiche e siti web e ha pubblicato libri per molti editori, tra cui Il gusto speziato dell’amore (Leggereditore), L’astro narrante (Fanucci), Gli occhi invisibili del destino (Golem edizioni).



Raffaella Fenoglio
- Ligure con radici piemontesi, è autrice di Tre Civette sul Comò, il primo food blog con l’indice glicemico al minimo, da cui sono nati i libri Abbasso l’indice glicemico (Terra Nuova) e Indice GliceAmico (Gribaudo).

Francesco Pasqua - Laureato in discipline dello spettacolo, autore dei cortometraggi Soltanto uno scherzo (vincitore all’International Film Festival di Manhattan) e Countdown (vincitore di due Nastri d’Argento), ha lavorato come story editor al film Copperman (2019), interpretato da Luca Argentero. Nel 2020, pubblica Fuoritempo (Porto Seguro) e il libro Un tè con Mr. Darcy (Ultra edizioni), scritto con Silvia Casini e Raffaella Fenoglio.




domenica 3 luglio 2022

Irene Solà - IO CANTO E LA MONTAGNA BALLA - Blackie

 

Irene Solà
IO CANTO E LA MONTAGNA BALLA
(Canto jo i la muntanya balla, 2019)
traduzione di Stefania Maria Ciminelli
Blackie Edizioni
pp. 208, agosto 2020, Euro 18,90
ISBN 9788831321051



Il libro

Per primi arrivano la tempesta e il fulmine che uccide Domènec, il poeta contadino. Quindi entra in scena Dolceta, che racconta la storia di quattro donne impiccate come streghe. Poi c’è Sio, costretta ad allevare i figli da sola tra i monti di Matavaques. E ancora le “trombe dei morti”, i funghi che con il loro cappello nero e succulento celebrano l’immutabilità del ciclo della vita.
*
Irene Solà ha scritto un romanzo in cui prendono voce donne e uomini – ma anche fantasmi e diavoli, nuvole e piante, cani e uova – che si trovano a convivere nei Pirenei. Una terra di confine sui cui aleggia il ricordo di secoli di lotte per la sopravvivenza, persecuzioni guidate dal fanatismo, guerre fratricide, e tuttavia incarna una bellezza che non ha bisogno di aggettivi. Terreno fertile per liberare il desiderio di raccontare storie. Un posto per immaginare che la morte, come la vita, non è mai qualcosa di definitivo.


L'autrice

Irene Solà  si è laureata in Belle Arti presso l’Università di Barcellona, e ha frequentato un Master in Letteratura, cinema e cultura visiva presso l’Università del Sussex. Il suo libro di poesie Bèstia (Galerada, 2012) ha ricevuto il premio Amadeu Oller ed è stato tradotto in inglese da Shearsman Books nel 2017. Il suo primo romanzo, Els Dics (L’Altra Editorial) ha vinto il Documenta Prize 2017. I suoi testi e le sue opere sono stati esposti e letti al CCCB, all’ACVic, alla Whitechapel Gallery e al Jerwood Arts Centre di Londra, al Bòlit di Girona, alla Galeria JosédelaFuente di Santander, al Festival Internacional de Poesia de Sant Cugat, alla Festa de la Poesia di Sitges e al Festival Poesia i+. Collabora regolarmente con La Llança. È stata una delle artiste selezionate nell’ambito del programma Barcelona Production-La Capella 2017. Nel 2018 è stata la scrittrice residente presso l’Alan Cheuse International Writers Center della George Mason University (Virginia) e nell’autunno 2019 è stata selezionata per partecipare al programma Writers Art Omi-Ledig House (New York). Ma è dopo avere ricevuto il Premi Llibres Anagrama de Novel·la per Io canto e la montagna balla che Irene Solà ha ottenuto il riconoscimento più importante: quello dei lettori, che non smettono di leggere e consigliare il suo romanzo, facendogli scalare le classifiche dei libri più venduti settimana dopo settimana. Io canto e la montagna balla è stato inserito fra i migliori titoli del 2019 dalla stampa culturale catalana e spagnola. Tradotto anche in castigliano, il romanzo finora ha ricevuto il premio Núvol 2019 nella categoria Book Point, è stato finalista al Premi Òmnium e ha vinto il Premio Cálamo nella categoria Otra Mirada. A maggio 2020 Irene Solà ha ottenuto il Premio dell’Unione europea per la letteratura, il riconoscimento che celebra i migliori scrittori emergenti in Europa.


sabato 2 luglio 2022

Susan Choi - ESERCIZI DI FIDUCIA - BigSur

 

Susan Choi
ESERCIZI DI FIDUCIA
(Trust Exercise, 2019)
traduzione di Isabella Zani
BIGSUR 52
pp. 311, gennaio 2021, Euro 18
ISBN 978-88-6998-238-5  



Il libro

Sono gli anni Ottanta; David e Sarah, quindicenni, frequentano un’accademia d’arte drammatica e si sono appena innamorati; come molte storie adolescenziali, la loro sarà breve, intensa, piena di passione e di incomprensioni, esposta alle interferenze dei coetanei e degli adulti, fra cui il carismatico professor Kingsley. A distanza di quindici anni, un’ex compagna di scuola ripercorre gli eventi di quei mesi da un altro punto di vista, rivelando che ciò che ci è stato raccontato è solo una versione imperfetta e parziale dei fatti. E ancora più avanti nel tempo, con un ulteriore ribaltamento di prospettiva, scopriremo (forse) la dolorosa verità.

Un romanzo a più voci che racconta l’amicizia, il desiderio, la fragilità e le ossessioni degli adolescenti, le dinamiche di sesso, potere e consenso, il delicatissimo rapporto fra insegnanti e allievi e l’attrito fra verità e finzione in ogni forma di racconto, dal teatro alla letteratura; appassionante e sorprendente, ricco di sottigliezza psicologica e colpi di scena, è l’opera che ha definitivamente consacrato presso critica e pubblico un’autrice già finalista al premio Pulitzer.


L'incipit

Nessuno dei due ha la patente. David compie sedici anni l’anno prossimo in marzo, Sarah in aprile. Adesso siamo ai primi di luglio e i due sono ancora lontani dai sedici e dalle chiavi di un’auto. Restano due mesi di estate, un tempo che appare infinito, ma a livello intuitivo loro avvertono anche che non è un intervallo lungo e passerà molto in fretta. Il loro livello intuitivo è sempre molto acutizzato, quando stanno insieme. L’intuito gli dice solo cosa vogliono, non come ottenerlo, e la cosa è intollerabile. La loro storia è cominciata sul serio quest’estate, benché il prologo abbia richiesto tutto l’anno scorso. Per tutto l’autunno e la primavera dell’anno scorso hanno vissuto sempre e solo in riferimento l’uno all’altra, e visti come un tacito binomio dal resto del mondo. Poco sottolineata ma universalmente percepita, questa tensione fra loro, inquieta per non dire pericolosa. Quando fosse cominciata era più difficile da dire. Entrambi avevano fatto delle esperienze – nessuno dei due era vergine – e questo poteva aver sia accelerato che rallentato gli eventi. L’autunno di quel primo anno, tutti e due avevano cominciato la scuola legati a qualcuno che andava in un altro posto, più normale. Mentre la loro scuola era speciale, mirata ad attirare i più bravi in certe discipline da tutti i posti normali della metropoli e oltre, fino alle desolate cittadine di cintura: ardito esperimento dieci anni prima, adesso era un istituto d’élite, trasferito di recente in un nuovo e costoso fabbricato pieno di dotazioni «professionali» di «livello internazionale». Una scuola intesa a separare, a recidere legami che era preferibile recidere, relegare all’infanzia. Sarah e David lo avevano accettato come uno dei dolorosi riti necessari alla loro eccezionale futura esistenza; forse, addirittura, avevano profuso un surplus di tenerezza sui residuali partner mentre li dismettevano. La scuola si chiamava «Citywide Academy for the Performing Arts» ma loro due e tutti gli altri allievi e docenti la chiamavano, con una certa boria, capa. Alla capa gli allievi del primo anno di Teatro facevano Scenotecnica, Shakespeare, Musica a Prima Vista e, al corso di recitazione, Esercizi di Fiducia: tutti termini che, gli era stato insegnato, richiedevano la maiuscola in virtù del loro legame con l’Arte. Di Esercizi di Fiducia ce n’era una varietà apparentemente infinita. Alcuni erano basati sul dialogo e somigliavano alla terapia di gruppo; altri richiedevano silenzio, occhi bendati, cadute all’indietro da tavoli o scale a pioli sull’intreccio formato dalle braccia dei compagni. Quasi tutti i giorni bisognava mettersi supini sulle fredde mattonelle del pavimento in quella che Sarah, molti anni dopo, avrebbe appreso essere la posizione yoga del cadavere. L’insegnante, il professor Kingsley, passava tra loro felpato come un gatto in morbidi mocassini di pelle a punta, cantilenando un mantra di consapevolezza muscolare. Lasciate che la consapevolezza vi si spanda negli stinchi, riempiendoli adagio dalla caviglia al ginocchio. Lasciateli diventare liquidi e pesanti. Anche mentre percepite ogni cellula, mentre la abbracciate con la consapevolezza così acuita, la state lasciando andare. Lasciatela andare. Lasciatela andare. Sarah si era conquistata l’ammissione con un monologo tratto dalla versione teatrale dell’Invito di nozze di Carson McCullers. David, che era stato a un laboratorio estivo di teatro, aveva fatto Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore. Il primo giorno di scuola Kingsley si era insinuato nell’aula come una lama – si muoveva in un silenzio da imboscata – e non appena i ragazzi avevano smesso di parlare, cioè quasi subito, gli aveva rivolto uno sguardo che nei recessi della mente Sarah ancora rivedeva. Pareva mescolasse il disprezzo a una sfida. Secondo me non valete niente, diceva quello sguardo, investendoli come un getto d’acqua fredda. E poi, come a stuzzicarli, rettificava: ...o magari mi sbaglio? theatre, aveva scritto col gesso Kingsley a grandi lettere sferzanti sulla lavagna. «Scritto così, all’inglese», aveva detto. «Scrivetemelo theater all’americana anche una volta sola, e vi boccio». Erano queste le prime parole che aveva detto, in realtà, non lo sdegnoso «Secondo me non valete niente» che si era immaginata Sarah.


L'autore

Susan Choi (1969) è nata negli Stati Uniti da padre coreano e madre ebrea americana. Vive a Brooklyn e insegna letteratura inglese a Yale. È autrice di cinque romanzi, fra cui American Woman (2003), finalista al premio Pulitzer, e A Person of Interest (2008), finalista al PEN/Faulkner Award e vincitore del PEN/W.G. Sebald Award. Esercizi di fiducia, che ha vinto il National Book Award per la narrativa nel 2019, è il suo primo libro tradotto in Italia.

venerdì 1 luglio 2022

Joshua Ferris - SVEGLIAMOCI PURE, MA A UN'ORA DECENTE - Neri Pozza

 

Joshua Ferris
SVEGLIAMOCI PURE, MA A UN'ORA DECENTE
traduzione di Katia Bagnoli
Neri Pozza, collana BEAT
pp. 368, 2015, Euro 9
ISBN 978-88-545-0807-1


Il libro

Paul O’Rourke vive a New York in un appartamento su due livelli con vista sulla Brooklyn Promenade. Va a cena tre o quattro volte a settimana da chef con regolare possesso di stelle Michelin, infanzie trascorse nella valle del Rodano, show televisivi. Si aggira in luoghi dove le scorte di vino da sole fanno sembrare l’Impero romano una zona depressa del Kansas. Ha uno studio di dentista che occupa metà del piano terra di un condominio dietro Park Avenue, la strada più elegante del mondo, dove i portieri si vestono con tanto di guanti e berretto e aprono le porte ad anziane vedove con cagnolino. È capace di lavorare in cinque postazioni situate in cinque sale diverse, e di fare, così, soldi a palate. Tifa per i i Red Sox che, nel 2004, soffiarono persino il titolo agli Yankees e vinsero le World Series. In una sola estate, per due mesi, ha anche profuso tutte le sue energie migliori nel golf.
E, tuttavia, Paul O’Rourke ha un grave problema: tutte queste cose che racchiudono la sua vita gli appaiono soltanto parti. E le parti – e qui viene la fregatura – non sono tutto. Uno studio di dentista di successo non è tutto, i Red Sox, il lavoro, lo svago, gli chef, niente può essere veramente tutto, se ciascuna cosa riesce a occupare perfettamente il tempo soltanto per un certo periodo. Persino Connie, la ragazza con cui ha avuto un’intensa relazione, non può essere tutto. Ipocrita come tutte le anime poetiche, Connie in America non metterebbe mai piede in una chiesa, ma in Europa si precipiterebbe subito dalla pista dell’aeroporto al transetto, come se il Dio di Dante e di Bach non aspettasse che il suo arrivo da secoli.
Paul O’Rourke avrebbe l’assoluta certezza di aver sprecato la sua vita, se una serie inaspettata di eventi non mutasse radicalmente il corso della sua insignificante esistenza, destinata a trascinarsi nell’abisso come una pallina di golf sull’orlo della buca.
Un giorno capita nel suo studio un tipo bizzarro che, dopo essersi fatto estrarre un dente rovinato da una maldestra otturazione, gli sussurra con l’alito acre da anestetico: «Sono un ulm, e lo è anche lei!». Qualche tempo dopo qualcuno crea un sito web del suo studio, completo di profili di tutti i suoi collaboratori e di una sua biografia colma di citazioni tratte dall’Antico Testamento. E lo «sputtanamento online» appare tutt’altro che tale. Chi parla a nome del «Dottor Paul C. O’Rourke, medico dentista», inviando messaggi sui blog e sulle bacheche facebook di mezzo mondo, lo fa non con idiozie inframmezzate da incomprensibili geroglifici, ma con pensieri profondi sullo stato presente e sulle cose ultime del mondo.
Svegliamoci pure, ma a un’ora decente, splendida conferma del talento dell’autore di E poi siamo arrivati alla fine, è una delle opere più attese sulla scena letteraria internazionale, «il primo grande romanzo sul furto d'identità in rete». (Yuko Shimizo, 
GQ)


L'autore

Joshua Ferris ha studiato letteratura inglese e filosofia alla University of Iowa e alla University of California. I suoi racconti sono apparsi sul New Yorker, su GrantaIowa ReviewBest New American Voices. Il suo primo romanzo, E poi siamo arrivati alla fine (Neri Pozza, 2006; BEAT, 2010) tradotto in 24 lingue, è stato un best seller internazionale e ha vinto il PEN / Hemingway, il Barnes and Noble Discover Award ed è stato finalista al National Book Award. Tra le sue opere Non conosco il tuo nome (Neri Pozza, 2010; BEAT, 2012) e Svegliamoci pure ma a un'ora decente (Neri Pozza, 2014; BEAT 2015).




Evgenij A. Evtušenko - SE TUTTI I DANESI FOSSERO EBREI - Lamantica

 


Evgenij A. Evtušenko
SE TUTTI I DANESI FOSSERO EBREI
a cura di Lorenzo Gafforini
con un saggio di Francesco De Napoli
prima traduzione italiana di Evelina Pascucci
Lamantica Edizioni
aprile 2022


Il libro

«Nel Poeta ribelle s’era radicata l’idea – in un certo senso “gramsciana” – che il compito dell’uomo di cultura debba consistere nel cercare di guidare verso obiettivi edificanti e giusti le croniche faziosità del politicume, e in tal modo riuscire a condizionare il corso degli eventi. Le sue prime sortite risalenti agli anni di Chruščëv – sempre arrischiate ma vittoriose – lo avevano convinto che fosse quella la strada giusta. Era l’unica possibilità per cercare risposte ragionevoli alle mostruose aberrazioni del potere. Occorreva una cultura coraggiosa, libera, controcorrente, se necessario agguerrita e sfrontata. […] È un teatro dell’assurdo che ritrae fedelmente, per intero, la vita nella sua ordinaria mostruosità: l’assurdo reale intessuto di caratteri stucchevolmente fiabeschi. Il talento di Evtušenko evidenzia come non occorra inventarsi l’assurdo inseguendo i gratuiti fantasmi della mente. L’assurdo è nella quotidianità, in tutte le circostanze anche minimali che segnano l’esistenza degli uomini. L’assurdo è dato dai castelli di nequizie e di prevaricazioni a cui tacitamente sottostiamo nell’illusione di salvaguardare il nostro quieto vivere, le convenzioni sociali, i meschini traffici che ci consentono di sopravvivere. Ma contro l’assurdità del male – ammonisce Evtušenko – sempre deve trionfare la fiducia nel domani. Perché una speranza esiste, sia pure remota. La cultura può, e deve, trasmetterci questa fede. Tutto il resto è barbarie, fanatismo, menzogna, ignoranza.»
(dall'Introduzione di Francesco De Napoli)


Un estratto

TESTA CON CAPPELLO Vedo camion coperti… I tedeschi, con il calcio dei fucili, stanno spingendovi delle persone, tra cui vecchi, donne, bambini… Non somigliano affatto a terroristi… Possibile che abbiano cominciato ad arrestare pacifici danesi? Sono forse diventati cani rabbiosi, dopo Stalingrado, i tedeschi? Non dovremmo svignarcela prima che ci prendano? Chi sono questi sfortunati? Ah, tra loro vedo un vecchio rabbino. (con sollievo) Ora è tutto chiaro: è solo una retata di ebrei… è terribile ma, per fortuna, l’orrore non è il nostro…
TESTA CON BERRETTO Io penso che qualsiasi orrore sia nostro… Non ci sono orrori altrui. Tutti i passati orrori sono nostri e anche quelli futuri lo saranno… E quelli odierni tanto più… Infatti, come ha la certezza di non essere ebreo?
TESTA CON CAPPELLO (
sbigottito) Scusi, non l’ho capita…
TESTA CON BERRETTO (
cupamente) Conosce forse le scappatelle di sua nonna?
TESTA CON CAPPELLO I suoi scherzi sono fuori luogo.
TESTA CON BERRETTO E perché non scherzare un po’… tutto quello che ci sta accadendo è pure lo scherzo fuori luogo di qualcuno. Il brutto scherzo della Storia…
(Da 
Se tutti i danesi fossero ebrei, pp. 112-113)


L'autore

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko (1932- 2017) nacque in una cittadina siberiana da uno studente di geologia moscovita e una cantante lirica ucraina, da cui prese il cognome. Fu autore di poesie, memoriali, romanzi, sceneggiature e testi teatrali. Per tutta la vita si espresse in difesa dei diritti umani e civili, stigmatizzando i soprusi e i torti storici cui assistette nel lungo e tribolato arco temporale della sua vita. Tra le opere, alcune tuttora inedite, ricordiamo La stazione di ZimàBabij JarL’università di KazanNon morire prima di morireLe betulle nane (con Prefazione di P.P. Pasolini nella prima edizione italiana), I Sessantisti. Memorie in prosaArrivederci, bandiera rossa. Dagli anni Novanta, fu professore honoris causa di letteratura russa presso l’università di Tulsa in Oklahoma.