
Susan
Choi
ESERCIZI
DI FIDUCIA
(Trust
Exercise,
2019)
traduzione
di Isabella Zani
BIGSUR
52
pp.
311, gennaio 2021, Euro 18
ISBN
978-88-6998-238-5
Il
libro
Sono
gli anni Ottanta; David e Sarah, quindicenni, frequentano
un’accademia d’arte drammatica e si sono appena innamorati; come
molte storie adolescenziali, la loro sarà breve, intensa, piena di
passione e di incomprensioni, esposta alle interferenze dei coetanei
e degli adulti, fra cui il carismatico professor Kingsley. A distanza
di quindici anni, un’ex compagna di scuola ripercorre gli eventi di
quei mesi da un altro punto di vista, rivelando che ciò che ci è
stato raccontato è solo una versione imperfetta e parziale dei
fatti. E ancora più avanti nel tempo, con un ulteriore ribaltamento
di prospettiva, scopriremo (forse) la dolorosa verità.
Un
romanzo a più voci che racconta l’amicizia, il desiderio, la
fragilità e le ossessioni degli adolescenti,
le dinamiche di sesso, potere e consenso, il delicatissimo rapporto
fra insegnanti e allievi e l’attrito fra verità e finzione in ogni
forma di racconto, dal teatro alla letteratura; appassionante e
sorprendente, ricco di sottigliezza psicologica e colpi di scena, è
l’opera che ha definitivamente consacrato presso critica e pubblico
un’autrice già finalista
al premio Pulitzer.
L'incipit
Nessuno
dei due ha la patente. David compie sedici anni l’anno prossimo in
marzo, Sarah in aprile. Adesso siamo ai primi di luglio e i due sono
ancora lontani dai sedici e dalle chiavi di un’auto. Restano due
mesi di estate, un tempo che appare infinito, ma a livello intuitivo
loro avvertono anche che non è un intervallo lungo e passerà molto
in fretta. Il loro livello intuitivo è sempre molto acutizzato,
quando stanno insieme. L’intuito gli dice solo cosa vogliono, non
come ottenerlo, e la cosa è intollerabile. La loro storia è
cominciata sul serio quest’estate, benché il prologo abbia
richiesto tutto l’anno scorso. Per tutto l’autunno e la primavera
dell’anno scorso hanno vissuto sempre e solo in riferimento l’uno
all’altra, e visti come un tacito binomio dal resto del mondo. Poco
sottolineata ma universalmente percepita, questa tensione fra loro,
inquieta per non dire pericolosa. Quando fosse cominciata era più
difficile da dire. Entrambi avevano fatto delle esperienze –
nessuno dei due era vergine – e questo poteva aver sia accelerato
che rallentato gli eventi. L’autunno di quel primo anno, tutti e
due avevano cominciato la scuola legati a qualcuno che andava in un
altro posto, più normale. Mentre la loro scuola era speciale, mirata
ad attirare i più bravi in certe discipline da tutti i posti normali
della metropoli e oltre, fino alle desolate cittadine di cintura:
ardito esperimento dieci anni prima, adesso era un istituto d’élite,
trasferito di recente in un nuovo e costoso fabbricato pieno di
dotazioni «professionali» di «livello internazionale». Una scuola
intesa a separare, a recidere legami che era preferibile recidere,
relegare all’infanzia. Sarah e David lo avevano accettato come uno
dei dolorosi riti necessari alla loro eccezionale futura esistenza;
forse, addirittura, avevano profuso un surplus di tenerezza sui
residuali partner mentre li dismettevano. La scuola si chiamava
«Citywide Academy for the Performing Arts» ma loro due e tutti gli
altri allievi e docenti la chiamavano, con una certa boria, capa.
Alla capa gli allievi del primo anno di Teatro facevano Scenotecnica,
Shakespeare, Musica a Prima Vista e, al corso di recitazione,
Esercizi di Fiducia: tutti termini che, gli era stato insegnato,
richiedevano la maiuscola in virtù del loro legame con l’Arte. Di
Esercizi di Fiducia ce n’era una varietà apparentemente infinita.
Alcuni erano basati sul dialogo e somigliavano alla terapia di
gruppo; altri richiedevano silenzio, occhi bendati, cadute
all’indietro da tavoli o scale a pioli sull’intreccio formato
dalle braccia dei compagni. Quasi tutti i giorni bisognava mettersi
supini sulle fredde mattonelle del pavimento in quella che Sarah,
molti anni dopo, avrebbe appreso essere la posizione yoga del
cadavere. L’insegnante, il professor Kingsley, passava tra loro
felpato come un gatto in morbidi mocassini di pelle a punta,
cantilenando un mantra di consapevolezza muscolare. Lasciate che la
consapevolezza vi si spanda negli stinchi, riempiendoli adagio dalla
caviglia al ginocchio. Lasciateli diventare liquidi e pesanti. Anche
mentre percepite ogni cellula, mentre la abbracciate con la
consapevolezza così acuita, la state lasciando andare. Lasciatela
andare. Lasciatela andare. Sarah si era conquistata l’ammissione
con un monologo tratto dalla versione teatrale dell’Invito di nozze
di Carson McCullers. David, che era stato a un laboratorio estivo di
teatro, aveva fatto Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore.
Il primo giorno di scuola Kingsley si era insinuato nell’aula come
una lama – si muoveva in un silenzio da imboscata – e non appena
i ragazzi avevano smesso di parlare, cioè quasi subito, gli aveva
rivolto uno sguardo che nei recessi della mente Sarah ancora
rivedeva. Pareva mescolasse il disprezzo a una sfida. Secondo me non
valete niente, diceva quello sguardo, investendoli come un getto
d’acqua fredda. E poi, come a stuzzicarli, rettificava: ...o magari
mi sbaglio? theatre, aveva scritto col gesso Kingsley a grandi
lettere sferzanti sulla lavagna. «Scritto così, all’inglese»,
aveva detto. «Scrivetemelo theater all’americana anche una volta
sola, e vi boccio». Erano queste le prime parole che aveva detto, in
realtà, non lo sdegnoso «Secondo me non valete niente» che si era
immaginata Sarah.
L'autore
Susan
Choi (1969) è nata negli Stati Uniti da padre coreano e madre
ebrea americana. Vive a Brooklyn e insegna letteratura inglese a
Yale. È autrice di cinque romanzi, fra cui American
Woman (2003), finalista al premio Pulitzer, e A Person of
Interest (2008), finalista al PEN/Faulkner Award e vincitore del
PEN/W.G. Sebald Award. Esercizi di fiducia, che ha vinto il
National Book Award per la narrativa nel 2019, è il suo primo libro
tradotto in Italia.