giovedì 4 agosto 2022

Jennifer duBois - STORIA PARZIALE DELLE CAUSE PERSE - Mondadori

 

Jennifer duBois
STORIA PARZIALE DELLE CAUSE PERSE
(A Partial History of Lost Causes: A Novel, 2012)
traduzione di Silvia Pareschi
Mondadori, Oscar
pp. 406, novembre 2014, Euro 13
ISBN 9788804647225



Il libro

Leningrado, 1980. Il giovane Aleksandr Bezetov è diventato il nuovo campione di scacchi. Il Partito gli promette un’esistenza di agi in cambio della sua collaborazione, ma Aleksandr sceglie la vita del dissidente, decidendo di giocare una partita senza possibilità di vittoria. Cambridge, Massachusetts, 2006. Irina Ellison ha trent’anni e sa di aver ereditato dal padre una grave malattia degenerativa. Facendo ordine tra le sue carte trova una lettera da lui scritta anni prima a Bezetov, in cui gli poneva un’unica domanda: come si gioca una partita quando si capisce che è già persa? Irina decide di partire per la Russia alla ricerca di Aleksandr, per avere la risposta che il padre non aveva mai ottenuto. Ad attenderla c’è una strada segnata da incontri decisivi e sfide impossibili: la malattia, la partita a scacchi contro un invincibile avversario, la Russia di Beslan e dell’omicidio della Politkovskaja. Con straordinaria sensibilità e padronanza, nel suo romanzo d’esordio Jennifer duBois esplora il potere della memoria, il coraggio della speranza e della volontà, la grandezza dell’amore incondizionato.


L'autrice

Jennifer duBois è nata a Northampton, Massachusetts, nel 1983. Si è laureata in Scienze politiche e in Filosofia, e ha poi insegnato all¿Iowa Writers¿ Workshop. Attualmente collabora al corso di scrittura creativa della Stanford University. Ha scritto diversi racconti, pubblicati sulle principali riviste americane, e il romanzo Storia parziale delle cause perse (Mondadori, 2012).

Anthony Marra - LA FRAGILE COSTELLAZIONE DELLA VITA - Piemme

 

Anthony Marra
LA FRAGILE COSTELLAZIONE DELLA VITA
(A Constellation of Vital Phenomena, 2013)
traduzione di Laura Prandino
Piemme
pp. 420, aprile 2014, Euro 18,50
ISBN 978-88-566-3016-9



Il libro

La vita non è mai una linea retta. E la sua era un’orbita irregolare attorno a una stella oscura, una falena che girava attorno a una lampadina fulminata, alla ricerca della luce che aveva racchiuso.

Un uomo e una bambina fuggono nei boschi; alle loro spalle, una casa in fiamme, distrutta dai soldati russi che hanno arrestato il padre della bambina e che ora stanno cercando anche lei. L’uomo si chiama Achmed: medico (incompetente) di professione, artista (mancato) per vocazione, nella vita ha sbagliato tutto, ma ora non può fallire, deve salvare la piccola Havaa, figlia di colui che un tempo era il suo migliore amico. È pronto a rischiare la vita pur di portarla in città, è disposto a tutto pur di chiedere aiuto a una donna di cui conosce soltanto il nome: Sonja. Lei fa il chirurgo, e ha abbandonato una brillante carriera a Londra per tornare in Cecenia a cercare la sorella scomparsa. Insieme a un’unica infermiera, gestisce ciò che resta dell’ospedale della città, dove è più facile procurarsi munizioni che garze, le suture si fanno con il filo interdentale, e due soli reparti sono ancora in funzione: maternità e traumatologia. Perché la vita, dopo anni di guerra, ormai è semplice, essenziale: si nasce, si muore. Grazie ad Havaa, nel corso di cinque giorni cruciali, Achmed e Sonja scopriranno gli intrecci invisibili che legano da sempre le loro strade. Perché Havaa è la forza che attrae i destini in un’unica orbita. È un vento che riporta il desiderio di speranze e passioni dimenticate. È l’anello che chiude il cerchio e fa sì che tutto possa continuare. Si nasce, si muore; la vita rinasce.


L'incipit

La mattina dopo che i Federali le avevano incendiato la casa e preso suo padre, Havaa si svegliò da sogni di anemoni di mare. Mentre lei si vestiva, Achmed, che non aveva chiuso occhio, camminava avanti e indietro davanti alla porta della camera, osservando il cielo schiarirsi oltre il vetro della finestra; il sorgere del sole non lo aveva mai fatto sentire in ritardo. Quando la bambina emerse dalla camera, con l’aria più grande dei suoi otto anni, Achmed le prese la valigia e lei lo seguì all’esterno. La condusse fino al centro della strada prima di alzare gli occhi su quello che restava della casa. «Havaa, dobbiamo andare» disse, ma nessuno dei due diede segno di volersi muovere. La neve si ammorbidì sotto le loro scarpe mentre fissavano la grossa chiazza di cenere appiattita al di là della strada. Rade braci arancioni sibilavano ancora nelle pozze di neve grigia, ma tutto il resto era carbonizzato. Nemmeno sette anni prima, Achmed aveva aiutato Dokka a costruire un’aggiunta, affinché la bambina avesse una stanza tutta per sé. Aveva disegnato il progetto e tagliato la legna e l’aveva trasformata in assi che erano diventate una stanza; e quando Dokka gli aveva promesso di ricambiare aiutandolo a costruire un’aggiunta per casa sua, se mai avesse avuto un figlio, Achmed aveva ringraziato l’amico e se n’era tornato a casa, con un groppo in gola che s’era sciolto in un singhiozzo appena si era chiuso la porta alle spalle. Trasportare la legna per i quaranta metri che li separavano dal bosco gli aveva lasciato le vesciche sulle mani e le ascelle fradice di sudore, ma adesso erano bastate poche ore di fiamme perché tutto quello che gli era costato mesi di progetto, settimane di trasporto, giorni di costruzione, tutto – a eccezione di chiodi e rivetti, cardini e bulloni – si disperdesse nel cielo. E insieme al resto erano spariti anche i piccoli tesori che facevano di quella casa la casa di Dokka. C’erano i pezzi degli scacchi intagliati a mano sul tavolino rotondo; il re bianco che, a muoverlo, tentennava da una parte all’altra come un uomo sobrio quel tanto che bastava per reggersi in piedi, e Dokka lo aveva soprannominato sua maestà Boris Eltsin. C’era il vaso di porcellana con gli arabeschi persiani e, accanto, la grossa radio con l’antenna così lunga che sfiorava il soffitto quando la si appoggiava all’elenco telefonico, eppure ancora troppo corta per riuscire a captare più di un fruscio indistinto. C’era il Corano vecchio di ottantacinque anni, con la copertina viola percorsa dall’intricata calligrafia, che il nonno di Dokka aveva comprato alla Mecca. C’erano tutte quelle cose, e le fiamme se le erano mangiate e, poiché le fiamme non distinguono la parola di Dio da quella dell’Ufficio del Registro delle Comunicazioni Sovietico, sia il Corano sia l’elenco telefonico erano tornati a Lui nella stessa vampata di fumo. Le dita della bambina gli serravano il polso come un bracciale. Avrebbe voluto caricarsela in spalla e fuggire a nord finché il bosco avesse inghiottito il paese, ma davanti ai resti anneriti non riusciva a raccogliere le forze per richiamare alle labbra una parola di conforto, per stringere la mano della bimba nella sua, né per muovere i piedi nella direzione in cui voleva farli andare. «Quella è casa mia.» La voce della bambina aveva rotto il silenzio e Achmed la sentì come avrebbe sentito l’unico suono che avesse echeggiato in un corridoio vuoto.


L'autore

Anthony Marra, nato a Washington D.C., abita a Oakland, in California. Dopo un periodo di studi nell’Europa dell’Est, ha frequentato un Master in scrittura creativa alla Iowa University e insegna attualmente alla Stanford. A soli ventinove anni, ha vinto alcuni dei più importanti premi letterari americani: prima il Pushcart Prize, The Atlantic’s Student Writing Contest e il Narrative Prize per i suoi racconti; poi sono arrivati il Whiting Award, il National Book Critics Circle’s Debut Award e la candidatura al prestigioso National Book Award per il suo romanzo d’esordio: La fragile costellazione della vitaBestseller sul «New York Times», la sua opera prima è stata selezionata tra i migliori libri dell’anno, sia dai critici delle principali testate («The Washington Post», «San Francisco Chronicle», «Publishers Weekly» e «Library Journal», tra le altre) sia dal pubblico di Amazon e Goodreads. È ora in corso di traduzione in quattordici paesi. Vanta tra i suoi lettori il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

lunedì 1 agosto 2022

Matias Faldbakken - IL CAMERIERE - Mondadori

 

Matias Faldbakken
IL CAMERIERE
traduzione di Margherita Podestà Heir
Mondadori, collana Strade Blu
pp. 216, luglio 2022, Euro 19
ISBN 9788804744863



Il libro

Siamo in un ristorante di lusso di Oslo, The Hills, dove il protagonista (un nevrotico con “una faccia da poker”) svolge il suo lavoro di cameriere. Di lui sappiamo solo che ha un’aria nervosa, dei baffi ispidi e che non gli piacciono le sorprese o i cambiamenti. È un uomo di rigide routine che presta il suo servizio in modo poco appariscente. Ma questo non gli impedisce di osservare e descrivere con attenzione tutto quello che avviene nella sala del ristorante: il comportamento dei clienti abituali, dei suoi colleghi, il volto di Maître. Il ristorante è un baluardo della tradizione dove i clienti hanno a disposizione dei giornali da leggere, e dove gli odiati cellulari e social network sono visti con disprezzo come forme di “disgustosa contemporaneità”. Poi, un giorno, fa la sua comparsa una giovane donna bella e dall’aspetto curato, che sconvolge il delicato equilibrio del ristorante e tutto ciò che è arrivato a rappresentare, gettando i primi semi del caos in questo universo fin troppo ordinato. Il cameriere si ritrova improvvisamente a commettere piccoli errori, a macchiarsi di piccole disattenzioni. L’intera facciata comincia a sgretolarsi e le certezze si dissolvono: a poco a poco si crea un’atmosfera oscuramente minacciosa di accenni e vaghi sospetti. L’impressione sempre più forte è che stia per succedere qualcosa: una profanazione, un incidente, forse un’aggressione, uno scoppio di violenza. Il microcosmo del ristorante fatto di tradizione e stabilità è una potente metafora di una società ammuffita, di un universo elitario che si aggrappa a vecchi valori in decomposizione.

Il cameriere è un romanzo insolitamente felpato, sommesso e dai toni molto puliti, scritto da un autore notoriamente provocatorio come Faldbakken, che dipinge in modo enigmatico e irresistibile il tramonto di una società e i primi inquietanti bagliori di quello che verrà dopo di essa.


L'incipit

Il ristorante The Hills risale a un'epoca in cui il maiale era maiale e il porco era porco, è solto dire Maitre, in altre parole dalla metà dell'Ottocento. Eccomi, rigido e impettito con indosso la livrea da cameriere, nella stessa posizione che avrei potuto assumere cento anni fa o forse più. Ogni giorno le persone adulte compiono atti estremi, io no. Rimango in attesa. Accontento e soddisfo. Mi muovo tra i tavoli prendendo ordinazioni, verso e sparecchio. Al The Hills la gente ha la possibilità di rimpinzarsi in un ambiente ricco di tradizione. Si devono sentire i benvenuti, ma non in modo così domestico e familiare da dimenticare dove son. Con qualche considerevole eccezione – alcuni avventori possono usufruire di questo posto come se fosse il salone di casa. Maiale, uno dei clienti abituali, a proposito di maiali, tutti i giorni feriali all'una e mezzo ha il suo tavolo fisso, il numero 10, quello vicino alla finestra. Maiale è sempre puntuale, ma adesso sono le 13.41 e non si è ancora presentato. Vado a fare un giro nel vestibolo, ma niente. Il guardarobiere Pedersen alza gli occhi dal giornale. Pedersen è un tipo distinto che, come si dice, ha visto di tutto. Gli ospiti gli affidano i propri effetti personali (giacche, cappotti, borse, ombrelli) in cambio di un bigliettino che in seguito, accompagnato da qualche monetina, gli restituiscono per tornare in possesso dei propri averi.


L'autore

Matias Faldbakken (Hobro, Danimarca,1973), oltre a essere un quotatissimo artista visivo, è uno dei più importanti romanzieri norvegesi di oggi. Figlio di un famoso scrittore e fratello di un noto regista, ha studiato pittura presso l'Accademia artistica di Bergen tra il '94 e il '98 e poi alla Staatliche Hochschule für Bildende Künste di Francoforte. Lavora con qualsiasi genere di cosa (video, installazioni, murales ecc.) e ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Biennale di Sydney e alla KunstWerke di Berlino. Le migliori gallerie d'arte contemporanea del mondo a New York, Londra, Zurigo, Berlino e Oslo ospitano sue opere.
Faldbakken è autore della "Trilogia della misantropia scandinava", scritta sotto lo pseudonimo di Abo Rasul e salutata come uno dei progetti letterari più eccitanti e originali nella narrativa contemporanea. Il suo The Cocka Hola Company (2008) è stato pubblicato da Mondadori Strade Blu, come pure Siamo cinque (2021).

Luciana De Palma - PICCOLI INCONVENIENTI PRIMA DELLA FELICITA' - Les Flâneurs

 

Luciana De Palma
PICCOLI INCONVENIENTI 
PRIMA DELLA FELICITA'
Les Flâneurs Edizioni, collana Montparnasse
pp. 362, giugno 2022, Euro 20
ISBN 979-1254510803




Il libro

Ha solo cinque o sei anni Titina quando sente dire dalla sua vicina di casa che morirà con l’ago in mano. Eppure nessuno prima di allora l’aveva mai vista cucire. Lei piuttosto è convinta di morire da maestra in pensione anche se è stata costretta a lasciare la scuola per un anno. Nata all’alba della Prima Guerra Mondiale, vive i dissidi di un secolo feroce, gli orrori e le attese delle notizie dal fronte, le gioie dei figli e i dolori delle grandi perdite. Orgogliosa e spavalda, Titina si rimbocca le maniche e lotta per ogni sua singola conquista, anche quando i sogni cambiano di fronte alle esigenze della vita. Anche quando l’età avanza e l’oblio inizia a prevaricare sulla memoria. Lei prende carta e penna per segnare date, nomi, avvenimenti da raccontare ai nipoti affinché qualcosa di lei resti anche quando non ci sarà più.


L'incipit

Alla fine ti dimenticheranno. Non basterà il gruzzoletto di soldi che avrai lasciato in banca a farti ricordare. Presto sarà speso tutto, il conto corrente chiuso e al tuo nome non resterà legato più niente. Non è mai stato diverso e continuerà ad essere così, ma se consegni alla memoria il ricordo delle tue buone azioni e delle buone parole, oltre alle migliaia di vestiti che per tutta una vita hai cucito, allora sarà possibile che qualcuno si ricorderà di te. Per far durare la memoria e i vestiti servono cuciture solide e fili ben annodati, non imbastiture leggere. Ed io per più di sessant'anni non ho fatto che questo, di giorno e di notte, d'inverno e d'estate, a Natale e nei giorni qualunque, tra un parto e l'altro, tra una sofferenza e una gioia, tra una preoccupazione e un rimpianto, non ho fatto altro che cucire. Per una vita intera, incollata alla sedia, con aghi e fili sempre a portata di mano, persino sotto il sedere, persino tra le lenzuola, tenendo il ditale infilato anche quando era ora di pranzo o di cena.


L'autrice

Luciana De Palma, nata Corato, è laureata in Scienze dell’Educazione e in Scienze della Formazione Primaria, docente di scuola primaria.
Le sue poesie sono state pubblicate nell’antologia poetica “Delos”, ed. Laterza, 1997, sulla rivista di poesie edita in Venezuela ‘Carta International de Poesia’, su diversi numeri della rivista letteraria ‘Kafla', edita in India, Chandigarh; alcuni suoi lavori sono apparsi, in traduzione, nella antologia serba ‘Mons Aureus’, edita a Belgrado nel 2008 e nell’antologia indiana ‘World Peace 2001’. 
Ha presentato la raccolta di poesie ‘Risacche’ presso gli stand degli editori minori durante la fiera del libro di Torino 2007. È stata rappresentante dell’Italia durante il festival della letteratura di Belgrado nel settembre 2008, con la stessa raccolta ‘Risacche’, tradotta in serbo dal poeta Dragan Mraovic ed edita in Italia per la casa editrice Secop. Ha pubblicato la prima antologia di poesie ‘La candelarossa’ con la casa editrice IIcca, India, nel 2002, con testo in italiano e traduzione in inglese a fronte. Nel 2012 ha pubblicato una nuova raccolta di poesie, ‘Sassi e comete', Ed. Lineeinfinite.

A JHUMPA LAHIRI IL PREMIO FRIULADRIA 2022

 


Va alla scrittrice Jhumpa Lahiri la 15^ edizione del Premio Crédit Agricole FriulAdria La storia in un romanzo, riconoscimento nato dalla collaborazione fra Fondazione Pordenonelegge e il Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, su impulso di Crédit Agricole FriulAdria.

L’annuncio nel conto alla rovescia verso pordenonelegge 2022, in programma dal 14 al 18 settembre: e proprio nell’ambito della 23^ edizione del festival Jhumpa Lahiri sarà premiata, sabato 17 settembre alle 18 al Teatro Verdi di Pordenone. Alla cerimonia seguirà l’incontro con il pubblico sui legami fra il romanzo e la storia: sarà l’occasione per presentare il nuovo libro della scrittrice, “Racconti romani”, in uscita il 13 settembre per Guanda.

Al traguardo della 15^ edizione è decisamente prestigiosa la sequenza dei vincitori del Premio Crédit Agricole FriulAdria La storia in un romanzo, conferito nel tempo ad Arturo Peréz-Reverte, Abraham Yehoshua, Art Spiegelman, Alessandro Baricco, Ian McEwan, Martin Amis, Umberto Eco, Emmanuel Carrère, Javier Cercas, Wole Soyinka, Robert Harris, Svetlana Aleksievič, Olga Tokarczuk e Fernando Aramburu. «L’edizione 2022 – spiegano le motivazioni - va alla scrittrice Jhumpa Lahiri per aver saputo raccontare, anche in romanzi che sono affreschi storici come La moglie, lo sgomento, il radicamento e l’estraneità, permettendo a noi lettori di coglierci come persone che oscillano tra immobilità e movimento, tra il tentativo di appartenere a un luogo e nello stesso tempo rifiutarlo. Straordinaria poi la sua scelta di scrivere in italiano, nella lingua di Dante, che le permette “un contatto più puro con l’anima e con la realtà che la circonda», una scelta che è anche un confronto con l’intera storia della nostra letteratura, che viene quasi illuminata dall’interno grazie a una parola che a ogni riga dichiara il proprio stupore nel descrivere il mondo». Dal 2019 Jhumpa Lahiri è Commendatore all’Ordine “Al merito della Repubblica italiana” su nomina del Presidente Sergio Mattarella.

«Uno dei pregi del Premio – ha dichiarato Chiara Mio, presidente di Crédit Agricole FriulAdria – è di aprire sempre nuovi orizzonti per guardare il mondo da prospettive inedite. L’assegnazione a Jhumpa Lahiri, oltre ad aggiungere un nome di prestigio internazionale al già notevole palmares del Premio, offrirà al pubblico di pordenonelegge l’opportunità di conoscere da vicino un’autrice che ha fatto del dialogo tra lingue e culture diverse una linea guida della propria poetica. Un messaggio molto attuale che riconosce nelle differenze un motivo di arricchimento e mai una limitazione».

Jhumpa Lahiri è nata a Londra da genitori bengalesi. Cresciuta negli Stati Uniti, attualmente vive e insegna a Princeton, trascorrendo lunghi periodi a Roma. È autrice di sette libri, tutti pubblicati in Italia da Guanda: L’interprete dei malanni, L’omonimo, Una nuova terra, La moglie, In altre parole, Il vestito dei libri, Dove mi trovo (il primo romanzo da lei scritto direttamente in italiano) e Il quaderno di Nerina. Sempre per Guanda ha curato e introdotto l’antologia Racconti italiani. È inoltre traduttrice, in inglese, di alcuni romanzi di Domenico Starnone. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Pulitzer, PEN/Hemingway Award, Frank O’Connor International Short Story Award e Guggenheim Fellowship. Nel 2012 è stata nominata membro dell’American Academy of Arts and Letters, e nel 2019 il Presidente Sergio Mattarella l’ha nominata Commendatore all’Ordine «Al merito della Repubblica italiana.