Eleonora Zocca
DISOBBEDIRE A CONFUCIO
Lotte femministe in Asia orientale
illustrazione di Lucrezia Viperina
add editore
ottobre 2026
pp. 256, euro 20
ISBN 9788867835676
Per lungo tempo il canone femminista bianco e coloniale si è accaparrato il centro. Le altre genealogie raccontate in questo libro, che opera un necessario sbilanciamento, ridanno voce e carne a una lotta che non passa da lì, e restituiscono senso alla pratica del partire da sé e alla necessità di prendere le mosse dall’essere corpo di chi parla e di chi ascolta. Giulia Siviero, autrice di Fare femminismo
Da decenni i movimenti femministi dell’Asia orientale aprono crepe in un ordine sociale fondato su gerarchie familiari, norme di genere e ruoli prestabiliti, mettendo in discussione gli equilibri esistenti. Eppure, la narrazione occidentale ha a lungo trascurato queste esperienze, relegandole ai margini del racconto globale.
Disobbedire a Confucio raccoglie alcune delle tante storie di ribellione femminile che hanno attraversato la regione: dalle proteste ūman ribu del Giappone degli anni Settanta, alle migliaia di donne scese in piazza contro la misoginia e che hanno fatto da innesco al #MeToo in Corea del Sud; dalle strategie con cui le giovani cinesi sfidano le maglie della censura online e la sicurezza di Stato, fino a Taiwan, l’isola progressista che ha istituzionalizzato il transfemminismo e oggi rappresenta un baluardo per i diritti LGBTQI+.
Partendo da ricerche documentarie, interviste e indagini sul campo, Eleonora Zocca ricostruisce le storie di pensatrici, attiviste, avvocate e semplici cittadine che hanno disobbedito ai dettami di una versione conservatrice del confucianesimo, mettendo in luce le pratiche con cui hanno fatto della propria voce e del proprio corpo strumenti di resistenza ed emancipazione, per sovvertire i modelli dominanti e sabotare i meccanismi patriarcali.
INTRODUZIONE
Ho iniziato a scrivere
questo libro nell’estate in cui ho accompagnato mia madre in un
centro antiviolenza. Era un momento che sapevo sarebbe arrivato prima
o poi, così come sapevo che poteva rimanere un desiderio incompiuto.
Avrei voluto incontrare il femminismo prima, nel pieno
dell’adolescenza, perché quando ne ho compreso il significato e la
forza trasformativa è stato liberatorio. Mi ha permesso di dare un
nome a molte delle esperienze che avevo vissuto, mi ha dato un
linguaggio, un vocabolario, un metodo per pensare ed elaborare gli
episodi di violenza verbale e fisica che si erano consumati sotto i
miei occhi sin da bambina. Mi ha fatto capire che non ero sola. La
curiosità, gli interessi personali e il lavoro mi hanno portato a
studiare le società e le culture dell’Asia orientale, prima
all’università e poi da giornalista. Questo libro nasce dalla
volontà di approfondire quali sono i temi, le pratiche e le lotte
che stanno portando avanti i movimenti femministi contemporanei in
quell’area di mondo. Quali sono i motivi per cui il fatto che tante
donne solidarizzano, fanno rete e si mobilitano per ottenere diritti,
dignità e un ruolo nella società che non sia marginale né
dipendente dall’uomo suscita così tanti timori e resistenze in chi
governa. Il lavoro non ha la pretesa di essere un testo esaustivo o
completo rispetto a tutto quello che succede o è avvenuto in
Giappone, Corea del Sud, Cina e Taiwan. Ho dovuto compiere delle
scelte, dando più spazio alla contemporaneità nei casi di Corea del
Sud e Cina, che stanno attraversando dei periodi di forte fermento ma
anche di feroce repressione, tornando invece più indietro nel tempo
nei capitoli dedicati a Giappone e Taiwan. Non perché oggi siano
assenti movimenti femministi in questi ultimi due Paesi, piuttosto
perché si trovano all’interno di «ondate» diverse: quella che in
Giappone sembra una mobilitazione più debole e frammentata ha in
realtà alle spalle uno dei movimenti più radicali e dirompenti
della storia moderna dell’Asia orientale. Nel caso di Taiwan,
invece, è stato necessario spiegare qual è il processo storico che
ha portato l’isola a istituzionalizzare il (trans)femminismo e a
essere il Paese più progressista del continente in tema di diritti
civili. Il titolo Disobbedire a Confucio tiene insieme in primo luogo
lo spirito che lega tutte le attiviste, giornaliste, accademiche e
semplici cittadine citate nel libro: la disobbedienza verso la
gerarchia familiare, le istituzioni e le regole sociali che relegano
la donna esclusivamente nei ruoli di madre e moglie. In secondo
luogo, è un riferimento al filosofo cinese del VI secolo a.C. il cui
pensiero e la cui etica sono alla base di tutte le società qui
raccontate, tanto da plasmarle negli equilibri sociali e nel
funzionamento delle istituzioni politiche. È importante sottolineare
come l’atteggiamento discriminatorio assunto dalla tradizione
confuciana verso le donne nasce molti secoli dopo la morte di
Confucio, in particolare durante la dinastia Han (206 a.C. – 220
d.C.), quando il filosofo Dong Zhongshu teorizza la fondamentale
disuguaglianza tra i due princìpi cosmici complementari dello yin
(femminile) e dello yang (maschile) e, di conseguenza, la sostanziale
supremazia del maschio sulla femmina.1 È in questo periodo storico
che prendono forma le «tre obbedienze» (sancong) secondo cui la
donna deve obbedire prima al padre, poi al marito e infine al figlio.
Nel titolo, quindi, Confucio è da intendersi come l’insieme di
costrutti culturali, ideologie politiche e sovrastrutture patriarcali
che hanno confinato le donne al lavoro di cura e all’educazione dei
figli. Compresi i luoghi fisici in cui queste possono muoversi: la
casa e le stanze interne si contrappongono al mondo esterno delle
interazioni sociali e della politica di dominio maschile.2
Comprendere bene il contesto e la cultura dentro i quali questi
movimenti femministi si sono formati è fondamentale per non cadere
nella trappola eurocentrica e orientalista: il femminismo e il
transfemminismo in Asia orientale non sono una derivazione di quelli
occidentali. Ovviamente ci sono state – e ci sono tuttora –
influenze, innumerevoli punti di contatto e anche un interesse da
parte di molte attiviste e accademiche nello studiare e osservare da
vicino quanto è avvenuto negli Stati Uniti e in Europa. Ma la storia
dei movimenti, le condizioni materiali che questi affrontano e il
contesto politico entro il quale si muovono sono autoctoni. Come è
autoctona anche la produzione teorica, nonostante non manchino
intorno a noi i tentativi diffusi di screditare decenni di studi
decoloniali e propinare una presunta superiorità «occidentale»
Per questo libro, la ricerca giornalistica si è concentrata sui movimenti femministi e transfemministi, andando a specificare quando i primi hanno assunto posizioni transescludenti. Approfondire la storia dei movimenti ?タマᄆ?タᄀᄏ?タメユ+ negli stessi tempi e spazi, invece, avrebbe rischiato di rendere il lavoro approssimativo e troppo generico, non andando a fondo né in un senso né in un altro. Infine, un’ultima considerazione personale: firmo questo volume con un cognome che stride profondamente con il suo contenuto. Condividere il disagio che questo mi provoca mi sembra non solo un gesto di cura verso me stessa, ma un atto di rispetto per le donne di cui scrivo e per chi leggerà il libro. Non ho ancora preso una decisione che abbia risvolti per così dire burocratici, ma credo di aver letto, studiato e scritto di questi temi anche a causa del peso che porto dietro con questo nome, e nonostante questo nome.
Roma, 15 giugno 2026
Per questo libro, la ricerca giornalistica si è concentrata sui movimenti femministi e transfemministi, andando a specificare quando i primi hanno assunto posizioni transescludenti. Approfondire la storia dei movimenti ?タマᄆ?タᄀᄏ?タメユ+ negli stessi tempi e spazi, invece, avrebbe rischiato di rendere il lavoro approssimativo e troppo generico, non andando a fondo né in un senso né in un altro. Infine, un’ultima considerazione personale: firmo questo volume con un cognome che stride profondamente con il suo contenuto. Condividere il disagio che questo mi provoca mi sembra non solo un gesto di cura verso me stessa, ma un atto di rispetto per le donne di cui scrivo e per chi leggerà il libro. Non ho ancora preso una decisione che abbia risvolti per così dire burocratici, ma credo di aver letto, studiato e scritto di questi temi anche a causa del peso che porto dietro con questo nome, e nonostante questo nome.
Roma, 15 giugno 2026
Eleonora Zocca è giornalista e ha lavorato nelle redazioni televisive di Report, Piazzapulita e Petrolio. Ora in Rai, si occupa principalmente di società, politica e questioni di genere in Asia orientale. Ha scritto per «Domani», «New Lines Magazine», «thePeriod», «Iconografie» e «Valigia Blu». Dal 2023 cura Japanica, una newsletter su attualità e trasformazioni sociali del Giappone.
|
Dove incontrare l'autrice |
|
Mercoledì 7 ottobre ore 19.00 |
Libreria del Convegno, Milano
in dialogo con Leila Belhadj Mohamed Giovedì 8 ottobre ore 18.00 | Nora Book & Coffee, Torino con Shiori Ito, autrice del memoir Black Box (Inari Books) ed Eleonora Zocca, autrice del saggio Disobbedire a Confucio (add editore) Venerdì 9 ottobre ore 19.00 | due punti libreria, Trento in dialogo con Stefania Da Pont Mercoledì 28 ottobre ore 18.00 | Biblioteca Amilcar Cabral, Bologna in dialogo con Ilaria Maria Sala e Collettiva Yilou Incontro organizzato in collaborazione con la Libreria delle donne di Bologna Giovedì 29 ottobre ore 20.30 | Quivirgola Libreria, Schio Giovedì 5 novembre ore 19.00 | Libreria Arcadia, Rovereto Giovedì 12 novembre ore 19.30 | Libreria MarcoPolo, Venezia in dialogo con Stella Rizzuti. Modera Maria Sole Quinto Garbin Evento in collaborazione con GESSHIN Ca' Foscari Domenica 22 novembre ore 14.30 | Eredità delle Donne, Reggio Emilia |

Nessun commento:
Posta un commento