sabato 24 aprile 2021

David Szalay - PRIMAVERA - Liberilibri

 

David Szalay
PRIMAVERA
(Spring, 2011)
Traduzione dall'inglese di Anna Rusconi
Liberilibri
pp. 312, marzo 2021, Euro 18, brossura


Il libro

James ha vissuto da protagonista i primi anni Due­mila grazie a una startup d’istantaneo successo che, dopo averlo reso milionario per un breve periodo, altrettanto rapidamente è andata in fumo con la bolla dot.com, e ora vive passando da un lavoro all’altro.
Katherine dopo la laurea e un lavoro nell’editoria fa la receptionist in un grande albergo di lusso so­gnan­do un giorno di poterne aprire uno tutto suo in un luogo esotico.
James e Katherine, ancora giovani ma con buona parte delle loro speranze già alle spalle, si incontrano in una Londra livida e invernale.
Con un linguaggio crudo che è la cifra distintiva del­l’autore, Szalay racconta la vicenda di due persone che nella loro malinconica complessità si fanno spec­chio di un’intera gene­ra­zio­ne in cui ogni rapporto appare effimero.

L'autore

David Szalay (1974), nato a Montreal da madre cana­dese e padre ungherese, è autore di best seller come Tutto quello che è un uomo e Turbolenza. Finalista del Man Booker Prize nel 2016, è considerato uno dei grandi narratori contemporanei di lingua inglese. Dopo aver trascor­so un lungo periodo a Londra, oggi vive a Budapest.

Di David Szalay, Liberilibri ha pubblicato nella collana «Narrativa» Primavera (2021).

Alexander Kluge - L'INCURSIONE AEREA SU HALBERSTADT DELL'8 APRILE 1945 - Meltemi

 

Alexander Kluge
L'INCURSIONE AEREA SU HALBERSTADT DELL'8 APRILE 1945
(Der Luftangriff auf Halberstat am 8. April 1945, 2008)
Traduzione dal tedesco di Anna Ruchat con le studentesse della Civica Scuola Interpreti e Traduttori “Altiero Spinelli” di Milano: Ilaria Antonini, Chiara Bonaiti, Stefania Ceraolo, Beatrice Mereghetti

Meltemi
Collana Biblioteca / Culture Visuali 14
pp. 140, marzo 2019, Euro 14, brossura


Il libro

Alexander Kluge aveva undici anni quando ebbe luogo il bombardamento di Halberstadt, l’8 aprile 1945. Il suo non è un libro di testimonianza, bensì una ricostruzione ironica, distaccata e analitica di quella distruzione. Nella descrizione del disastro Kluge ripesca quel resto di razionalità e fiducia che ancora può rendere comprensibili le circostanze della catastrofe, rompendo così l’anatema del silenzio e mostrando possibili future vie d’uscita. Pubblicato per la prima volta nel 1977 e poi nel 2008 in questa forma accresciuta, L’incursione aerea su Halberstadt dell’8 aprile 1945 ci consegna un tassello fondamentale per scoprire la poliedricità del grande regista e uno sguardo illuminante sul possibile significato degli orrori della guerra.

L'autore

Alexander Kluge, nato a Halberstadt nel 1932, è regista e scrittore. Nel 1962 è stato uno dei firmatari del Manifesto di Oberhausen, che ha dato avvio al Nuovo cinema tedesco. Nel 1968 ha vinto il Leone d’oro alla Biennale di Venezia e nel 2002 l’Orso d’oro alla carriera. Dei molti libri pubblicati in Germania ricordiamo, in italiano, Antico come la luce. Storie del cinema (2016).

L'incipit

(Matinée interrotta al cinema Captol, domenica 8 aprile, proiezione del lungometraggio Ritorno a casa con Paula Wessely e Attila Hörbiger) Il cinema Capitol appartiene alla famiglia Lenz. Direttrice, nonché cassiera, è la cognata, la signora Schrader. Le tavole in legno che rivestono i palchi, la galleria e il parquet della platea sono color avorio, le poltrone di velluto rosso. I rivestimenti delle lampade sono in finta pelle di porco marrone. Alla proiezione è arrivata in marcia una compagnia di soldati dalla caserma Klus. Non appena echeggia il suono del gong, alle 10 in punto, nel cinema cala lentamente il buio (la resistenza speciale inserita nell'interruttore l'ha costruita la signora Schrader con il proiezionista). Per quanto riguarda i film, questo cinema ne ha visti di molto emozionanti, introdotti dal suono del gong, dall'atmosfera della casa, dal lento smorzarsi dei faretti di colore marrone-giallastro, dalla musica iniziale, ecc.

La signora Schrader, scaraventata in un angolo, vide ora, nel punto in cui la galleria destra toccava il soffitto, un pezzo di cielo cinereo: una bomba aveva scoperchiato l'edificio e sfondato il pavimento fino a raggiungere la cantina. La signora Schrader si è voluta sincerare che dopo l'allarme generale la sala e i bagni fossero stati sgomberati completamente. Dietro il muro tagliafuoco della casa vicina, tra le nuvole di fumo, tremolavano le fiamme di un incendio. La devastazione del lato destro del teatro non aveva alcun nesso né logico né drammaturgico con il film in cartellone. Dov'era il proiezionista ? Corse al guardaroba, da dove vide l'atrio di rappresentanza (porte a vento di vetro smerigliato) e i cartelloni, tutto sottosopra. Voleva mettersi a sgomberare le macerie con una pala della protezione antiaerea per lo spettacolo delle quattordici.

venerdì 23 aprile 2021

Gianfranco Perriera - NON HO LA FORZA DI CORRERE - Medinova

 

Gianfranco Perriera
NON HO LA FORZA DI CORRERE
e due altre storie di ordinaria infelicità
Prefazione di Guido Valdini
Medinova
Collana Storie
pp. 84, febbraio 2021, Euro 12, brossura


Il libro

Di scrittura densa eppure scorrevoli in un apparente realismo narrativo, i tre testi sono congegnati come monologhi a più voci ed un solo dialogo. Sospesi in uno spazio-tempo indefinito, il contrasto con la durezza degli avvenimenti vivacemente rivissuti genera uno spaesamento di notevole efficacia drammaturgica.
Non c’è il sangue, ma c’è il suo odore. Perriera usa il monologo interiore in quanto luogo mentale nel quale, con visionarietà quasi cinematografica, riflessione e sperdimento, memoria e realtà, acqua e fuoco, fluttuano dinamicamente come in una coreografia della nudità della coscienza.”


L'autore

Gianfranco Perriera è regista, saggista e autore teatrale.
Dal 1985 ha fatto parte del Teatro Teatés, diretto dal padre Michele. Ha insegnato “Teorie della scena” alla Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo diretta da Emma Dante.
Collaboratore della rivista “Segno”, ha pubblicato Sparizione e Ritorno (Navarra, 2008) e, con Giuseppe Marsala, Il volume del futuro (Qanat 2013).
Con il Palindromo ha pubblicato il racconto 
Il libro dello scandalo nella raccolta Riflessi a Palermo (2016) e il romanzo L’amore custodito (2017).



Umberto Eco e i libri (da La Repubblica, 23 aprile 2011)

 


Quei 50 mila volumi che non ho mai letto mi regalano la gioia dei futuri godimenti...”

Una biblioteca serve a tenere i libri che non si sono ancora letti. Io, che ho una biblioteca di 50 mila volumi, debbo ancora leggere come minimo 50 mila volumi. Il bello delle biblioteche è che disegnano un futuro di grandi piaceri e deliziose letture. Appena ho letto un libro lo mando all'università per regalarlo agli studenti, anche i miei. Può succedere che qualcuno entrando nella tua biblioteca ti chieda "Li ha letti tutti?". In quel caso bisogna scegliere una risposta stupida. Più è stupida più soddisfa colui che chiede. Quella di Roberto Leydi era: "Ne ho letti molti di più". E l'interlocutore piombava in un abisso di sconforto. La biblioteca è una riserva di sapere a cui si può attingere di continuo. Può capitare che, avendo tenuto un libro non letto per trent'anni, il giorno che lo si prende in mano ci si accorga di averlo già letto. Le spiegazioni possono essere diverse. Per quella occultistica ci sono dei fluidi che passano dal libro alla mano. Poi c'è quella randomica: aver toccato quel libro, anche solo per pulirlo, porta poco a poco ad assorbirlo. Infine c'è una spiegazione più scientifica: in quei tren'anni si son letti altri cento libri, ognuno dei quali faceva riferimento a quello, e alla fine è come se quel libro si fosse letto.

Nella mia biblioteca i libri cambiano di posizione a seconda del mio interesse del momento e ciò ha gettato nella disperazione le mie segretarie che tentavano di mettere ordine. Così se in quel momento ho in mente una certa idea, la 'Divina Commedia' può anche finire vicina a Pellegrino Artusi. Nella mia biblioteca ho libri rarissimi, tra cui vari incunaboli. Il più raro è del 1479 ed è un'etimologia di Isidoro di Siviglia. Possedendo molti libri, gli incidenti sono inevitabili. Può accadere di passare notti e notti a cercare un volume, convinti che abbia la costa gialla per poi accorgersi che invece era verde, e alla fine si è perso un sacco di tempo. La famiglia in questo non aiuta: c'è sempre qualcuno che trovando un libro fuori dagli scaffali lo prende e lo rimette nel posto sbagliato. Così per tutta la vita quel libro non si troverà più.

La Repubblica - 23 aprile 2011


giovedì 22 aprile 2021

Maria Primerano - IL SEGRETO DI PULCINELLA - Helicon

 

Maria Primerano
IL SEGRETO DI PULCINELLA
L'incredibile storia di Leonardo Vinci
Prefazione di Giuseppe Fricelli
Edizioni Helicon
Collana Le Crete
pp. 372, 2021, Euro 18, brossura


Il libro

Un Pulcinella vissuto nel Settecento, dondolandosi a perdigiorno sull’altalena del Tiepolo, ammicca ai presenti, racconta loro storie bellissime e affascina i passanti ricordando l’incredibile storia di Leonardo Vinci il calabrese. E lo fa spaziando tra
piazze e teatri, vagando fra torri e castelli, andando per valli sconfinate, fiumi limacciosi e torrenti vorticosi, percorrendo a piedi nudi lunghe spiagge battute dai Turchi ed estese campagne abbandonate, mentre il signore del luogo, in una Calabria arcaica dove lo ius primae noctis freme e fa paura, compie i suoi gesti efferati in una torre maledetta, la torre di Melissa, che ancora oggi si erge in cima a un dirupo e si affaccia a picco sul mare.

L'autrice

È medico cardiologo presso l’Azienda Ospedaliera di Catanzaro. Pianista classica, si diploma presso il Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria. Giornalista, collabora con il quotidiano «La Gazzetta del Sud», curando le pagine di spettacolo e cultura. Appassionata d’arte, tiene conferenze, concerti, ed è guida all’ascolto delle opere liriche come nel foyer nel teatro di Catanzaro, città  in cui vive. Scrittrice del fortunato libro “L’anello stregato di Mozart Divertissement” Tullio Pironti Editore, vincitore di innumerevoli premi.

L'incipit

Come un nastro di seta lanciato verso l'alto, un nastro armonioso già si sollevava nell'aria, si dispiegava e, dopo essersi aperto sinuoso in un percorso ondulatorio e aver disegnato un'infinità di chiocciole e di arabeschi, rotolava verso il basso, si distendeva con grazia per via della leggerezza e si adagiava pacatamente per terra aspettando di innalzarsi di nuovo. Come la punta di un pennello dipingeva angeli e comete, astri, stelle, fiori e tutte le ricchezze del creato, solcando mari, sfidando onde, chiamando dolcezza e Amore, respingendo affanni e Morte. Sul basso continuo di un clavicembalo una voce, ebbene, restituiva nell'aria, delicatamente, suoni fascinosi, generando e rigenerando con la ricercata melodia estrema bellezza. Una voce sibillina, astrale. Di una grazia incommensurabile e sconfinata. Adatta a un colloquio con le cerchie più alte. Perfetta, mormoravano i presenti, per rivolgersi alle sfere celesti. E tutto ciò nell’esecuzione di un’aria che fin dalle prime battute aveva trascinato tutti nell’estasi. Farfallino, il castrato più ricercato del tempo, sempre un momento di grazia nel mezzo della drammaturgia musicale, cantava quella sera nei panni di Artaserse ed era come Orfeo che piegava al suono della sua lira gli animali e tutta la natura, avendo finanche persuaso con il suo canto le divinità dell’inferno.