martedì 20 aprile 2021

Nicanor Parra - L'ULTIMO SPEGNE LA LUCE - Bompiani

Nicanor Parra
L'ULTIMO SPEGNE LA LUCE
(El último apaga la luz, 2017)
a cura di Matteo Lefèvre
testo spagnolo a fronte
Bompiani
Collana Capoversi
pp. 432, settembre 2019, Euro 20, brossura con bandelle


Se c’è un poeta latinoamericano che gode di un credito indiscusso per l’originalità, la qualità e l’irriverente costanza del suo impegno letterario, è senz’altro Nicanor Parra. Nei suoi ottant’anni di scrittura questo fondamentale autore cileno ha saputo condurre agli estremi le possibilità della creatività in versi, inaugurando il genere dell’antipoesia e riuscendo a scardinare dall’interno il sistema delle lettere sudamericane grazie a una beffarda, ostinata azione corrosiva. Tradotto da Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti, amatissimo dal conterraneo Bolaño, considerato in America “essenziale come Walt Whitman”, vincitore dei principali premi letterari in lingua spagnola, Parra è ancora poco noto al pubblico italiano. La presente antologia, la più ampia mai apparsa in Italia, vuole colmare questa lacuna.

Nicanor Parra (1914-2018), dopo l’esordio negli anni trenta, si laureò negli Stati Uniti in meccanica razionale e insegnò all'università di Santiago del Cile. A partire dal 1954 elaborò un’antipoesia venata di umorismo, concisa, che si rifà a metri e linguaggi colloquiali, grazie alla quale divenne in breve tempo una delle maggiori voci della poesia in lingua spagnola. Candidato più volte al premio Nobel, ricevette i più importanti riconoscimenti letterari ispanici, tra cui il premio Cervantes nel 2011 e il Neruda nel 2012.

Rowan Hisayo Buchanan - IL VOLO DELLO STORNO - Codice Edizioni

 

Rowan Hisayo Buchanan
IL VOLO DELLO STORNO
(Starling Days, 2019)
Traduzione di Piernicola D'Ortona
Codice Edizioni
pp. 336, marzo 2021, Euro 21, brossura


Il libro

Mina ha un lavoro che le piace e un marito che la ama, è in buona salute e ha tutta la vita davanti. Perché allora si ritrova in piedi sulla balaustra del George Washington Bridge di New York, di notte, a fissare il fiume nero da cui vorrebbe farsi inghiottire? La possibilità di trasferirsi per qualche mese a Londra insieme al marito Oscar le dà l’occasione di conoscere Phoebe, una blogger attraente e squattrinata che sembra la risposta a tutte le sue domande. In particolare, a quella che assilla Mina fin dall’adolescenza: come si può sopravvivere quando una vocina nel cervello ti mormora di continuo che senza di te il mondo sarebbe migliore? Come le eroine della mitologia che studia e da cui è ossessionata, Mina sarà costretta a fronteggiare un nemico più grande di lei, un dio oscuro che la spingerà fino al confine tra la vita e la morte.

L'autore

Rowan Hisayo Buchanan, crittrice e saggista americana, di padre inglese e madre giapponese. I suoi racconti sono usciti su “Granta”, “Guernica”, “The Guardian” e “The Harvard Review”. Nel 2018 ha curato Go Home!, un’antologia di scrittori asiatico-americani. Innocua come te ha vinto nel 2017 il Betty Trask Award e l’Authors’ Club Best First Novel Award.


L'incipit

Non se l'aspettava che il ponte vibrasse. Era troppo grande per mettersi a tremare. Sopra quel dorso enorme le auto sfrecciavano da New York al New Jersey. Era stato un agosto bollente, sui trentacinque gradi. Un caldo tale da afflosciare le banconote e incollarsi agli spiccioli che passavano da una mano sudaticcia all'altra.

Al calare della sera era arrivato un po' di fresco, ma nei polmoni di Mina l'afa era ancora sospesa in una nebbia rossa. Il vento galoppava sopra l'Hudson, colpendo la città coi suoi zoccoli d'aria. Il ponte si muoveva, i piloni dondolavano, e Mina chiuse gli occhi per sentire meglio il fremito delle sue ossa. Le battevano pure i denti. Il sudore del giorno le tremava in mezzo alle scapole nude. La canotta era troppo leggera e le si drizzava la peluria sulle braccia.

Fece un passo avanti sul ponte. Dopo troppi giorni passati con gli infradito, sentiva male nell'icavo dell'alluce. Si tolse i sandali e camminò facendoli penzolare dalle dita. Sotto i piedi il cemento scabro era caldo. Si interrogò sulle persone che guidavano le loro macchine buie. Venivano da uffici dove l'aria condizionata era troppo alta o da bar dove si faceva un po' di fresco con le pale di un ventilatore da soffitto ? Se ne tornavano in un appartamento vuoto o da una figlia che dormiva sotto una coperta con i dinosauri ?

Paul Mendez - LATTE ARCOBALENO - Blu Atlantide

 

Paul Mendez
LATTE ARCOBALENO
(Rainbow Milk, 2020)
Traduzione di Clara Nubile
Blu Atlantide
pp. 416, febbraio 2021, Euro 18, rilegato in brossura


Il libro

Nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, l’ex boxeur giamaicano Norman Alonso cerca, tra mille difficoltà e diffuso razzismo, una nuova vita insieme a sua moglie e ai suoi bambini. Nella stessa regione (la cosiddetta Black Country, nelle Midlands) all’inizio dei Duemila suo nipote, Jesse McCarthy, è alla ricerca del proprio posto nel mondo, e di una vita più vera in cui riconoscersi. Jesse è stato cresciuto senza il padre naturale nella locale comunità dei Testimoni di Geova, un ambiente rigido e chiuso dal quale ancora adolescente viene espulso per aver timidamente manifestato le proprie tendenze omosessuali. Biasimato anche da sua madre e dal nuovo marito di lei, Jesse si trasferisce così a Londra e inizia a frequentare uomini più grandi (soprattutto bianchi) a pagamento. In ognuno di loro, non importa quanto possano essere squallidi e violenti, non importa cosa gli chiedano di fare, Jesse cerca un po’ di amore, qualcuno che lo accetti e gli voglia bene per quello che è. Presto però Jesse si trova a rischiare la propria vita per un incontro sessuale più pericoloso ed estremo del solito, ma nel momento peggiore della sua vita conosce un uomo, uno scrittore, con cui nasce una forte amicizia e una grande attrazione reciproca, anche se questi è tuttora sposato con una donna…

I giudizi

Quando mai ci è capitato di leggere un romanzo su un giovane di colore, gay e Testimone di Geova di Wolverhampton che abbandona a forza la propria comunità per cercare la propria strada a Londra come prostituto? Mendez è uno scrittore eccezionale, coraggioso ed eccitante. In più scrive di sesso in modo straordinariamente esplicito e potente”. Bernardine Evaristo

Sorprendente…il tipo di libro che non sapevi di aspettare. Un romanzo esplosivo che passa dal sesso alla colpa, alla salvezza, il tutto mentre tratta di cosa significhi essere neri, gay, figli, padri, amanti, in una parola cosa significhi essere uomini”. Marlon James

Un romanzo che fa quello che solo i grandi esordi fanno: portare originalità di visione, rinnovare la nostra idea di cosa sia possibile fare in narrativa…un libro di incredibile potenza e grandissimo impatto emotivo”. Alex Preston

Uno dei romanzi di debutto più eccitanti di questi anni”. The Times

L'autore

Paul Mendez è nato nella Black Country, in Inghilterra, nel 1982 e vive a Londra. Latte arcobaleno, suo primo romanzo, è stato accolto dalla critica e dai lettori come una delle opere di esordio più coraggiose e originali della narrativa inglese contemporanea.




L'incipit

20 luglio 1959

Questa è la meglio estate da quando siamo venuti in Inghilterra tre anni fa. Fa caldo, non caldo caldo come in Giamaica, ma oggi non sento una sola nuvola che sorpassa il sole, ed è un sacco di tempo che non cade pioggia. Sto sul prato davanti casa, e respiro. Il cespuglio è gorgoglioso di rose profumate. Mio figlio Robert, gli piace gironzolare qua attorno con l’annaffiatoio, che è grande quasi come lui. Io riesco a sentire quanta acqua butta sopra ogni radice, non so come fa lui a non sentire l’acqua fredda che gli piangiucchia sul piede. È un ometto forte. Si farà alto, già mi arriva quasi al ginocchio. Anche Glorie vuole dare aiuto, ma è troppo piccola e devo stare con l’orecchio teso tutto il tempo casomai le inciampo addosso, o si graffia con le spine. «Non troppa, figliolo», dico a Robert quando sento che l’acqua si piscia a terra in una pozza. «Passa alla prossima». «Ciao, ometto, stai aiutando il tuo papà a innaffiare il giardino?». Il signor Pearce, il mio vicino, mi fa sfantasmare quando s’incammina verso casa sua, sul vialetto. «Di’ ciao al signor Pearce, Robert». «Ciao», gli fa, tutto ometto. Io gli dico: «Buon pomeriggio, signor Pearce, come andiamo oggi?», sapendo che comincerà a parlare, parlare e parlare della sua malattia. «Oh, non butta troppo male, sai. I soliti vecchi acciacchi, i dolori. L’artrite mi sta riducendo a uno straccio, ma non mi lamento. Pure Ethel non sta bene, con le gambe. To’, aspettiamo che il tuo ragazzo si faccia grande così va a farci lui la spesa. Comunque è un po’ soffocante per me, in questa calura. Va bene per voi che venite dalle Indie Occidentali». «Mica tanto», faccio io. «Il mio corpo si è fatto l’abitudine al freddo». Quasi non ci vedo più ormai, ma so che il signor Pearce non esce mai di casa senza il basco, il vecchio giaccone da lavoro e gli stivali, anche se si dev’essere impensionato dalla fabbrica del gas una decina d’anni fa. «Di sicuro hai sentito che sta succedendo giù a Londra con tutte quelle manifestazioni della White Defence League, l’estrema destra, no? Ci siamo dispiaciuti proprio tanto a vedere che sulla vostra porta hanno scritto con la vernice “L’Inghilterra deve restare bianca”, o una roba del genere. Io ed Ethel ne stavamo parlando l’altra sera, e tutti e due siamo d’accordo sul fatto che non ci dispiace assolutamente che state qui. Che siamo tutti uguali, giusto, bianchi e neri, o no?». Non dovrei starmene impiantato sotto il sole, come mi ha detto il dottore, perché mi comincia a pulsare la testa e mi cala il buio sugli occhi, allora mi avvicino di più a casa, verso l’ombra.

lunedì 19 aprile 2021

Joshua Cohen - UN'ALTRA OCCUPAZIONE - Codice

 

Joshua Cohen
UN'ALTRA OCCUPAZIONE
(Moving Kings, 2017)
Traduzione di Claudia Durastanti
Codice Edizioni
pp. 272, aprile 2018, Euro 18, brossura


Il libro

Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

L'autore

Nato ad Atlantic City nel 1980, ha pubblicato romanzi (Book of Numbers), ma anche storie brevi (Four New Messages) e saggistica per il “New York Times”, “Harper’s Magazine”, il “London Review of Books”, “n+1” e altri. Nel 2017 è stato nominato da Granta uno dei migliori romanzieri americani. Vive a New York.




L'incipit

Li riconoscete dai veicoli che usano: quei furgoncini che vi tagliano sempre la strada quando andate all'aeroporto, quelle corone bianche e sporche incise sulle fiancate, i paraurti ammaccati coperti da adesivi “Non ti piace come guido ? Chiama l'1-800-212-KING!”.

Li riconoscete dai loro messaggi promozionali: sulle reti locali e alla radio mentre state guidando, quei cartelloni giganteschi che oscurano sempre la visuale dei segnali stradali e vi fanno saltare la svolta per l'aeroporto, con quelle offerte di preventivi gratis al telefono e rimborsi assicurati al cento per cento.

O forse, come più di centottantamila clienti soddisfatti in tutti e cinque i distretti e nei tre Stati confinanti sin dal 1948, li conoscete come i Corrieri Cortesi o la Trattamento di Classe SPA o i Traslocatori dal Tocco Regale, quelli che avete fatto entrare nelle vostre case per spostare i vostri beni più preziosi nelle vostre nuove case, o in uno dei loro sei depositi a temperatura controllata monitorati dalla sicurezza ventiquattr'ore su ventiquattro, diffusi in maniera efficiente e conveniente in tutta l'area metropolitana di New York.

Ma forse tutto quello che sapete è comunque sbagliato, perché l'avete letto nelle loro recensioni on line.

David Demchuk - MADRE DELLE OSSA - Zona 42

 

David Demchuk
MADRE DELLE OSSA
(The Bone Mother, 2017)
Traduzione di Claudia Durastanti
notizia sull'autrice e sul testo di Elena Frontaloni
Zona 42
Collana I libri dell'Iguana
pp. 256, settembre 2020, Euro 15.90, brossura cucita a filo refe con copertina a quattro ante plastificata



Il libro

"– Il nostro paradiso era qui, così com’era. Abbiamo vissuto, abbiamo amato, abbiamo visto cose bellissime e terribili, e ora finisce. – Ha fatto un passo in avanti, afferrandomi.
– Non sentirai dolore, – mi ha sussurrato, e insieme siamo caduti nell’abisso.
"

In origine: tre villaggi e i loro abitanti, una fabbrica di porcellana e i suoi segreti, intere generazioni cresciute in simbiosi con antiche creature.
All’alba del XX secolo la guerra sconvolge la vita della comunità e, insieme agli invasori, l’attacco della spietata polizia della notte tenta di sradicarne l’esistenza assediando i luoghi dove la popolazione ha trovato rifugio.
I profughi si nasconderanno,  muovendosi tra gli interstizi della modernità, per mantenere vivi i ricordi e la memoria, nell’attesa di una rinascita.

David Demchuk fa rivivere le sinistre creature del folklore slavo mescolandone il racconto all’esistenza degli esseri umani cui sono intimamente legate in una raccolta di ritratti indimenticabili che compongono un mosaico di storie terribili e commoventi.
Costretti a una diaspora secolare ma legati inesorabilmente alle proprie origini, i protagonisti di Madre delle ossa troveranno nel racconto del proprio destino un’esile possibilità di sopravvivenza.

L'autore

Scrittore, drammaturgo e giornalista, vincitore di numerosi premi, David Demchuk è nato e cresciuto a Winnipeg e oggi vive a Toronto. Appassionato di cultura queer e di mostri, scrive per il palcoscenico, la stampa cartacea e digitale e per altri media da quasi quarant’anni.

Il suo romanzo d’esordio Madre delle ossa, è stato candidato per lo Scotiabank Giller Prize, l’Amazon.ca First Novel Award, il Toronto Book Award, il Kozbar Book Award e il Shirley Jackson Award nella categoria Miglior romanzo.
Nel 2018 ha vinto il Premio Sunburst assegnato alle opere letterarie canadesi dedicate al fantastico.

La traduttrice

Claudia Durastanti, nata a Brooklyn, è una scrittrice e traduttrice. Il suo ultimo romanzo è La straniera (La nave di Teseo, 2019), in corso di traduzione in 15 paesi. Ha tradotto, tra gli altri, Donna Haraway, Joshua Cohen e Ocean Vuong. Collabora con Internazionale e al momento vive a Roma.


L'incipit

MAIA

Nella mia stanza c'è una donna che vive dentro lo specchio. Viene a trovarmi di notte e mi chiama per nome. Lo fa per svegliarmi. È una mia amica e mi racconta delle storie. Non posso dirlo a mamma o papà altrimenti andrà via. Mi fa vedere la sua bambola e dice che posso giocarci. Mi mostra i suoi vestiti e dice che posso indossarli. Casa sua è grande e ha tante stanze. Posso dormire in una stanza diversa ogni notte. Vive dentro lo specchio da tanto tempo; è triste e si sente sola. Mi tiene d'occhio da prima che sono nata. Se vivo con lei posso spiare mamma e papà e non crescere mai. Dice che vivere con lei è facile. Non mi farà male e verrà a prendermi. Non mi preoccupo se fa un po' male. Sono appena arrivata qui e non ho amici. Lei è mia amica e io le voglio bene.