Paul
Mendez
LATTE
ARCOBALENO
(Rainbow Milk, 2020)
Traduzione di
Clara Nubile
Blu Atlantide
pp. 416, febbraio 2021, Euro 18,
rilegato in brossura
Il
libro
Nell’Inghilterra
degli anni Cinquanta, l’ex boxeur giamaicano Norman Alonso cerca,
tra mille difficoltà e diffuso razzismo, una nuova vita insieme a
sua moglie e ai suoi bambini. Nella stessa regione (la cosiddetta
Black Country, nelle Midlands) all’inizio dei Duemila suo nipote,
Jesse McCarthy, è alla ricerca del proprio posto nel mondo, e di una
vita più vera in cui riconoscersi. Jesse è stato cresciuto senza il
padre naturale nella locale comunità dei Testimoni di Geova, un
ambiente rigido e chiuso dal quale ancora adolescente viene espulso
per aver timidamente manifestato le proprie tendenze omosessuali.
Biasimato anche da sua madre e dal nuovo marito di lei, Jesse si
trasferisce così a Londra e inizia a frequentare uomini più grandi
(soprattutto bianchi) a pagamento. In ognuno di loro, non importa
quanto possano essere squallidi e violenti, non importa cosa gli
chiedano di fare, Jesse cerca un po’ di amore, qualcuno che lo
accetti e gli voglia bene per quello che è. Presto però Jesse si
trova a rischiare la propria vita per un incontro sessuale più
pericoloso ed estremo del solito, ma nel momento peggiore della sua
vita conosce un uomo, uno scrittore, con cui nasce una forte amicizia
e una grande attrazione reciproca, anche se questi è tuttora sposato
con una donna…
I
giudizi
“Quando
mai ci è capitato di leggere un romanzo su un giovane di colore, gay
e Testimone di Geova di Wolverhampton che abbandona a forza la
propria comunità per cercare la propria strada a Londra come
prostituto? Mendez è uno scrittore eccezionale, coraggioso ed
eccitante. In più scrive di sesso in modo straordinariamente
esplicito e potente”. Bernardine Evaristo
“Sorprendente…il
tipo di libro che non sapevi di aspettare. Un romanzo esplosivo che
passa dal sesso alla colpa, alla salvezza, il tutto mentre tratta di
cosa significhi essere neri, gay, figli, padri, amanti, in una parola
cosa significhi essere uomini”. Marlon James
“Un
romanzo che fa quello che solo i grandi esordi fanno: portare
originalità di visione, rinnovare la nostra idea di cosa sia
possibile fare in narrativa…un libro di incredibile potenza e
grandissimo impatto emotivo”. Alex Preston
“Uno
dei romanzi di debutto più eccitanti di questi anni”. The
Times
L'autore
Paul
Mendez è nato nella Black Country, in Inghilterra, nel 1982 e vive a
Londra. Latte arcobaleno, suo primo romanzo, è stato accolto dalla
critica e dai lettori come una delle opere di esordio più coraggiose
e originali della narrativa inglese contemporanea.
L'incipit
20
luglio 1959
Questa
è la meglio estate da quando siamo venuti in Inghilterra tre anni
fa. Fa caldo, non caldo caldo come in Giamaica, ma oggi non sento una
sola nuvola che sorpassa il sole, ed è un sacco di tempo che non
cade pioggia. Sto sul prato davanti casa, e respiro. Il cespuglio è
gorgoglioso di rose profumate. Mio figlio Robert, gli piace
gironzolare qua attorno con l’annaffiatoio, che è grande quasi
come lui. Io riesco a sentire quanta acqua butta sopra ogni radice,
non so come fa lui a non sentire l’acqua fredda che gli
piangiucchia sul piede. È un ometto forte. Si farà alto, già mi
arriva quasi al ginocchio. Anche Glorie vuole dare aiuto, ma è
troppo piccola e devo stare con l’orecchio teso tutto il tempo
casomai le inciampo addosso, o si graffia con le spine. «Non troppa,
figliolo», dico a Robert quando sento che l’acqua si piscia a
terra in una pozza. «Passa alla prossima». «Ciao, ometto, stai
aiutando il tuo papà a innaffiare il giardino?». Il signor Pearce,
il mio vicino, mi fa sfantasmare quando s’incammina verso casa sua,
sul vialetto. «Di’ ciao al signor Pearce, Robert». «Ciao», gli
fa, tutto ometto. Io gli dico: «Buon pomeriggio, signor Pearce, come
andiamo oggi?», sapendo che comincerà a parlare, parlare e parlare
della sua malattia. «Oh, non butta troppo male, sai. I soliti vecchi
acciacchi, i dolori. L’artrite mi sta riducendo a uno straccio, ma
non mi lamento. Pure Ethel non sta bene, con le gambe. To’,
aspettiamo che il tuo ragazzo si faccia grande così va a farci lui
la spesa. Comunque è un po’ soffocante per me, in questa calura.
Va bene per voi che venite dalle Indie Occidentali». «Mica tanto»,
faccio io. «Il mio corpo si è fatto l’abitudine al freddo».
Quasi non ci vedo più ormai, ma so che il signor Pearce non esce mai
di casa senza il basco, il vecchio giaccone da lavoro e gli stivali,
anche se si dev’essere impensionato dalla fabbrica del gas una
decina d’anni fa. «Di sicuro hai sentito che sta succedendo giù a
Londra con tutte quelle manifestazioni della White Defence League,
l’estrema destra, no? Ci siamo dispiaciuti proprio tanto a vedere
che sulla vostra porta hanno scritto con la vernice “L’Inghilterra
deve restare bianca”, o una roba del genere. Io ed Ethel ne stavamo
parlando l’altra sera, e tutti e due siamo d’accordo sul fatto
che non ci dispiace assolutamente che state qui. Che siamo tutti
uguali, giusto, bianchi e neri, o no?». Non dovrei starmene
impiantato sotto il sole, come mi ha detto il dottore, perché mi
comincia a pulsare la testa e mi cala il buio sugli occhi, allora mi
avvicino di più a casa, verso l’ombra.