lunedì 7 settembre 2026

Richard Yates - UNDICI SOLITUDINI - Minimum fax

Richard Yates
UNDICI SOLITUDINI
(titolo originale Eleven Kinds of Loneliness, 1962)
traduzione di Maria Lucioni
prefazione di Paolo Cognetti
Minimum fax
maggio 2018
pp. 272, euro 15
ISBN 9788875219239


Dopo la pubblicazione di Revolutionary Road, il primo romanzo di Richard Yates, il critico americano Alfred Kazin scrisse: «Questo romanzo riassume la nostra epoca con più spietatezza di ogni altro, ma anche con più pietà». Le undici storie qui raccolte presentano un altro momento della stessa ricerca e contengono forse quanto di più definitivo Yates abbia mai scritto: in ogni racconto non si potrebbe dire di più con meno parole, perché si intuisce sempre che è accaduto molto più di quanto è detto. La lezione di Hemingway – l'essenzialità della scrittura – è qui portata alle sue estreme conseguenze grazie alla capacità di far scaturire il significato di un’esistenza da un semplice fatto illuminante. I personaggi di Yates (impiegati mitomani, ragazzi disadattati, reduci senza gloria, coppie sprofondate nel mutismo postmatrimoniale) possono sembrare tratti da un libro di sociologia; ma un dialogo esatto, un ritmo infallibile, l'attenzione discreta ai particolari li rendono assolutamente unici, inconfondibili e perciò stesso universali.

Un estratto

Il sottor Geco
Del nuovo ragazzo era stato detto a Miss Price soltanto che aveva passato gran parte dei suoi anni in un orfanotrofio, e che gli «zii» piuttosto anziani con cui viveva ora erano in realtà genitori adottivi, pagati dall’ente pubblico di assistenza della città di New York. Un’insegnante meno appassionata e con minor fantasia avrebbe cercato di sapere qualcosa di più, ma Miss Price si accontentò. Era bastato quel rapido profilo a suscitare in lei uno spirito missionario che cominciò a trasparirle dagli occhi, chiaro come l’amore, fin dalla prima mattina in cui il ragazzo si presentò in classe. Arrivò presto e si sedette nell’ultima fila, il busto eretto, i piedi incrociati ordinatamente sotto il banco e le mani serrate a pugno al centro di esso, come se la simmetria lo aiutasse a dar meno nell’occhio. Man mano che gli altri ragazzi entravano in fila e prendevano posto, lui ricevette da ciascuno un lungo sguardo inespressivo.
«Abbiamo un nuovo compagno di classe stamattina», disse Miss Price, presentando un fatto ovvio con un tono che fece venir da ridere a tutti. «Si chiama Vincent Sabella e viene da New York. Sono sicura che ognuno di noi farà del proprio meglio per metterlo a suo agio». Questa volta si girarono tutti insieme a guardarlo, e lui reagì abbassando leggermente la testa e trasferendo il peso da una natica all’altra. In genere, il fatto che uno venisse da New York aveva un certo prestigio, poiché a gran parte dei ragazzi la città appariva come un luogo bello e terribile, da adulti, che ingoiava ogni giorno i loro padri e dove loro potevano andare di rado, vestiti degli abiti migliori, come a una gran festa. Ma subito, alla prima occhiata, tutti si accorsero che Vincent Sabella non aveva nulla a che fare coi grattacieli. Anche a voler trascurare i suoi arruffati capelli neri e il suo colorito grigiastro, gli abiti che aveva indosso lo tradivano: un paio di calzoni di velluto assurdamente nuovi, un paio di scarpe da ginnastica assurdamente vecchie e una maglietta gialla troppo piccola, coi resti di un disegno di Topolino stampati sul petto. Senza dubbio veniva da quella parte di New York che si attraversa col treno prima di arrivare alla Grand Central: cioè la zona dove la gente usa stendere le coperte sui davanzali delle finestre e starvi appoggiata tutto il giorno, seminebetita dalla noia; dove l’unico panorama è una teoria di strade lunghe e diritte, tutte eguali nel disordine dei loro marciapiedi e tutte brulicanti di ragazzi dalla pelle grigiastra, impegnati in qualche sfrenata versione del gioco della palla. (...)

Richard Yates
(Yonkers, 3 febbraio 1926 – Tuscaloosa, 7 novembre 1992) è stato oggetto di una riscoperta che lo ha trasformato in uno dei grandi classici del realismo americano del secondo Novecento. Minimum fax ha pubblicato anche Revolutionary Road, Undici solitudini, Sotto una buona stella, Easter Parade, Disturbo della quiete pubblica, Bugiardi e innamorati, Cold Spring Harbor, Proprietà privata e Il vento selvaggio che passa. Nel 2020, sempre per minimum fax, è uscito Capolavori, il cofanetto che raccoglie le sue opere più importanti.






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