lunedì 10 ottobre 2022

la recensione di Sergio Albertini: Giorgia Giuntoli - SANTA CAROGNA - Ultra

Giorgia Giuntoli
SANTA CAROGNA
UltraNovel Editore
aprile 2021, pag. 176, Euro 15

valutazione: 3/5


Giorgia Giuntoli è attrice, regista e Trainer di compagnia, e si occupa di formazione teatrale. Quasi cinquantenne. Eppure questa 'Santa Carogna' sembra opera di una teenager. A partire dalla playlist consigliata e posta in apertura di libro. E proseguendo per lo stile narrativo (da subito leggo: “Sì, me l’aveva data lui una bella busta di maria, eravamo sulla spiaggia ai Laghi Alimini. Ricordo che appena entrati al campeggio chiedemmo subito dove poter trovare della buona robina da fumare e il tipo ci indirizzò da Tonio, appunto, che poco dopo si presentò alla spiaggia libera di fronte al campeggio con un fagotto di carta da giornale grande quanto un melone, pieno di erba”). E prosegue con: “la soia mi fa cagare”, l'amica Zina è “bionda, alta, tette grosse e culo da urlo”

Santa. Va verso la quarantina (ma il suo volto è quello di una ragazzina), veste con tanti argenti addosso (“Un portagioie ambulante praticamente.”), lavora come restauratrice e decoratrice, ha uno studio dietro Piazza del Popolo. C'è tanta musica, sempre, attorno. Quella delle playlist. Zina, che di lavoro fa la escort, la ama. Santa non riesce a ricambiare come ci si aspetterebbe (o si dovrebbe: “Che facesse la mignotta e che fosse una transessuale sono dettagli che sinceramente non mi hanno mai condizionato.“). C'è la Carogna (“È che ogni volta che la Carogna si sveglia tutto diventa faticoso, nulla è più ciò che è, ma tutto diventa riflesso di altro. In quei momenti una porta girevole della banca mi può mettere angoscia, può diventare ai miei occhi una tomba tanto da rinunciare a entrarci. Davvero. Se sono in auto e la bestia è ben sveglia, una galleria può diventare in pochi secondi l’Acheronte dal quale non farsi travolgere, tanto da scappare mollando la macchina con le quattro frecce in mezzo alla carreggiata… e così via, potrei elencare per ore i mille modi che la Stronza ormai ha per governarmi la vita”). E ovunque, amarezza mascherata da spensieratezza, una forma diffusa di solitudine. Di solitudini. Una serie di personaggi, di incontri, di occasioni che nutrono una inquietudine irrisolvibile. Fino ad un finale amaro (“Mi tolgo il giacchetto in corsa, corro sempre più veloce, lo sento gridare alle mie spalle «Santaaaa!!» ma non mi fermo, corro più forte che posso e non voglio pensare a niente in questi due secondi che mi dividono dal baratro.”)

171 pagine vorticose, in cui si finisce col voler bene a Santa, che insiste, persiste, che non vuol cedere, che non può non cedere.

Sergio Albertini


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