August Strindberg
LIBRI BLU
(titolo originale
Blå böcker, 1907;
1908; 1912)
traduzione dallo svedese e introduzione
di Franco Perrelli
Carbonio editore
collana Origine / 17
aprile 2025
pp. 288, € 18,50
ISBN n/d
“Chi voglia verificare l’esito
della mia lunga e mutevole esistenza può cominciare a leggere
il Libro blu, che ne è la Sintesi”.
Così scriveva
August Strindberg nel 1909 riferendosi al primo dei quattro volumi
che compongono la serie dei Libri blu, pubblicata tra il 1907 e
il 1912, anno della sua morte.
Il corpus, che può
considerarsi a ragione il testamento spirituale, spiazzante e
travolgente di Strindberg, si dipana in oltre 650 brani, abbracciando
ben 18 discipline – filosofia, psicologia, religione, arte ed
estetica, letteratura, storia, filologia, matematica, botanica,
zoologia, astronomia, meteorologia, fisica, medicina, geologia,
mineralogia, occultismo.
Parallelamente, pagina dopo
pagina, scorrono i tormenti esistenziali dello scrittore e
drammaturgo svedese: i traumi familiari mai superati; le relazioni
difficili con le donne e la conseguente, invadente, misoginia;
l’intolleranza verso le convenzioni borghesi.
Affondi
autobiografici, regolamenti di conti e slanci visionari si alternano
senza sosta sia a teorie eccentriche, ipotesi antiscientifiche,
affermazioni scandalosamente assolute, sia a intuizioni geniali,
paradossi illuminanti, analisi psicologiche sagaci.
A dispetto
della programmatica sovversione del sapere che caratterizza
la serie dei Libri blu, è tuttavia proprio con quest’opera
caleidoscopica – cantiere di idee radicali, zibaldone sublime
sull’umanità più varia, stream of literary genres –
che Strindberg ambisce a “raddrizzare, completare e cancellare”
tutto quanto ritenga storto e perverso nella sua epoca.
La
presente antologia comprende circa un terzo
dell’intero corpus dei Libri blu, privilegiando i
passaggi più leggibili per qualità letteraria e rigore
speculativo.
L’esito è quello di una restituzione
piena dell’essenza di questa serie poderosa, offrendo per la prima
volta al lettore italiano l’opportunità di conoscere August
Strindberg come mai avvenuto in precedenza.
Nei Libri
blu, la parresia furiosa dell’autore svedese svetta in tutta la sua
magnificente contraddittorietà, trovando in Franco Perrelli –
studioso dell’opera di Strindberg di caratura internazionale, tra i
più brillanti e alacri, e unico italiano ad aver vinto, nel 2014,
lo Strindbergspris, il prestigioso riconoscimento assegnato
dalla Società Strindberg di Stoccolma – un interprete
gigantesco al punto di concedersi talvolta una certa ruvidezza,
segno di una dialettica golosa e rivelatrice tra lui e l’autore
svedese che dura da oltre cinquant’anni.
Ci si può
benissimo chiedere: quando mai ha ragione Strindberg? E ci si può
tranquillamente rispondere: quasi mai; eppure c’è qualcosa che ci
riguarda nell’erranza irriguardosa e incauta del suo pensiero, in
quell’insistito mettere in discussione l’ovvio o il condiviso, in
quel gusto della contraddizione e del paradosso più
scandaloso....
Accostarsi al corpus dei Libri
blu significa beneficiare di sollecitazioni imprescindibili per
capire sia quel periodo cruciale sospeso fra positivismo e
spiritualismo, che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento ai primi
del Novecento, sia le avanguardie artistiche sorte subito dopo. Ma i
tumulti che scaturiscono dall’opera sono anche quelli della nostra
contemporaneità e ciò rende l’operazione di indubbia
autorevolezza editoriale anche un’esperienza culturale viva e
pulsante.
Un estratto
In Goethe, avevo letto come una volta
intendesse scrivere un Breviarium Universale ovvero un’Edificazione
per credenti di tutte le religioni. Nelle Miniature storiche
[Historiska miniatyrer, 1905], avevo cercato di scoprire il piano di
Dio nella Storia Universale e avevo inquadrato il Cristianesimo in
questa prospettiva, a partire da Israele, tuttavia commettendo
probabilmente l’errore di porgli a fianco le altre religioni, che
stanno invece al di sotto. Passò un anno, e fui indotto da altre
sollecitazioni a scrivere un Breviarium alquanto aconfessionale,
parole di saggezza per ogni giorno dell’anno. Raccolsi quindi i
Libri Sacri di tutte le religioni, per trarre da essi un “motto”
su cui scrivere. Ma ecco che questi libri non si schiudevano! Veda,
Zend, restavano chiusi e non restituivano motto; soltanto il Corano
ne rendeva, uno, ma leonino (cfr. Penitenti [1, 32])! Allora decisi
di mutare i miei progetti e di scrivere un libro di saggezza
puramente pratica sugli uomini e intitolarlo Herbarium Humane. Ma
lasciai cadere, intimorito dal grande proposito e dal piano immaturo.
Arriviamo così al 15 giugno 1906. Quella mattina in cui,
passeggiando, per la prima volta ho visto il tram n. 365. Fui colpito
dal numero e pensai alle 365 pagine che avrei dovuto scrivere. Scesi
quindi per una stradina stretta; un carretto procedeva al mio fianco
e recava un vessillo rosso, quello che segnala esplosivi. Il carretto
mi seguiva di fianco e cominciò a irritarmi. Allora, per
distogliermi dal vessillo degli esplosivi, guardai in cielo, ed ecco!
Il mio sguardo incrociò, ostentatamente, un colossale vessillo rosso
(quello inglese). Guardai giù daccapo, e una signora vestita di nero
con un cappello rosso fuoco tagliò la strada. Aumentai il passo e,
all’improvviso, mi ritrovai di fronte la vetrina d’una
cartoleria, dove si esibiva un avviso, scritto a lettere dorate:
Herbarium. Va da sé che tutto questo m’impressionò, e quindi
presi la decisione, avrei approntato la mia santabarbara, che sarebbe
così diventata il Libro blu. Sarebbe passato un anno, lento, penoso.
La cosa più notevole che accadde fu la seguente. In teatro si
cominciò a provare il mio dramma Un sogno e, contemporaneamente,
avvenne un cambiamento nella mia vita d’ogni giorno. La mia serva
si licenziò, la casa andò in malora; cambiai sei serve in quaranta
giorni, una peggio dell’altra. Alla fine dovetti rigovernare,
apparecchiare e riscaldare da me; mangiare porcherie di trattoria –
in una parola, dovetti soffrire quanto di più amaro la vita riservi,
senza comprenderne la ragione. Una mattina, durante questo periodo di
quaresima, passai davanti a un negozio e in vetrina scorsi un arazzo,
che mi colpì mandandomi in estasi. Nel disegno del tessuto credetti
di vedere il mio Sogno, più su, il Castello che cresce; giù,
l’isola verdeggiante sovrastata da un arcobaleno e le cime alpine
illuminate dal sole; più sotto, il mare che rispecchia le stelle e,
rampante, un grosso verde drago marino; e giù ancora, sul bordo, una
fila di croci uncinate, svastiche, che significano fortuna o
prosperità! Ma era solo la mia interpretazione, l’artista aveva
inteso altro, diversamente. Arrivò allora la prova generale di Un
sogno. Il dramma era stato scritto sette anni prima, dopo quaranta
giorni di sofferenze continue, fra le più dure che abbia mai
affrontato. E adesso avevo attraversato egualmente quaranta giorni
continui di fame e patimenti. Così mi feci l’idea che esistesse un
codice occulto di pene prestabilite. Mi veniva da pensare ai quaranta
giorni del Diluvio Universale, ai quarant’anni di Peregrinazioni
nel Deserto, ai quaranta giorni di digiuno di Mosè, Elia e Cristo.
Il Diario descrive le mie impressioni in questo modo48. “Brilla il
sole… nel mio spirito regna una certa rassegnata incertezza. Mi
chiedo se non sopraggiungerà una catastrofe a bloccare il dramma,
che forse non si dovrebbe rappresentare. Certo dell’umanità ho
parlato bene, ma voler dare consigli a chi governa l’ordine
universale è presunzione (forse bestemmia); aver svelato la relativa
vanità della vita (buddismo), le sue folli contraddizioni, la sua
cattiveria e il disordine, può appunto essere approvato se agli
uomini dà rassegnazione; aver mostrato la relativa (?) innocenza
degli esseri umani in questa vita, che di per sé comporta la colpa,
forse non è un male… eppure… Comunicazioni per telefono dal
teatro: Come andrà è nelle mani di Dio. – Lo penso anch’io!
rispondo, e mi chiedo se si debba rappresentare il dramma. (Credo che
le Alte Potenze abbiano già deciso, come pure l’esito della prima,
se si terrà).

Scrittore, drammaturgo, poeta, Johan
August Strindberg (1849-1912) è uno dei più grandi autori
scandinavi di tutti i tempi. Nato a Stoccolma dall’unione
di un piccolo commerciante e una cameriera, per l’intera vita
Strindberg patì il dislivello di classe tra i genitori, così come
la fine dei suoi tre tempestosi matrimoni. Tra le sue opere più
note: Maestro Olof (1871), La Sala rossa (1879), Il
figlio della serva (1886), L’arringa di un
pazzo (1887-’88), La signorina Giulia (1888), Il
sogno (1901).
Per i tipi di Carbonio è uscita la “Trilogia
della solitudine” (Solo, La festa del coronamento, Il
capro espiatorio), sempre tradotta e curata da Franco Perrelli.
Professore ordinario di Discipline
dello Spettacolo, Franco Perrelli (Venezia 1952) ha insegnato per
ventuno anni presso il DAMS dell’Università di Torino – dove ha
fondato il Centro Studi Teatro Nordico – e poi Estetica
all’Università di Bari, fino al pensionamento. Nel 2009,
è stato insignito del Premio Pirandello per la saggistica
teatrale. È autore di August Strindberg. Sul dramma
moderno e il teatro moderno (1986), August Strindberg. Il
teatro della vita (2003), Strindberg. La scrittura e la
scena (2009), Strindberg l’italiano. 130 anni di storia
scenica (2015), On Ibsen and Strindberg. The Reversed
Telescope (2019). Ha curato e tradotto Drammi borghesi, il
Meridiano Mondadori dedicato a Henrik Ibsen (2024).