Maretti editore / Manfredi edizioni
settembre 2026pp. 96, euro 30
Seguendo l’etimologia della parola “tarbouche” si arriva sino all’antica Persia, dove sono ambientate le descrizioni che Marco Polo fa nel Milione dei popoli che incontra sulla via della seta, tra cui la leggenda dei Magi, che partirono dalla città di Saba per andare ad adorare Gesù Bambino in Palestina. Non sorprenderebbe quindi apprendere che il grande navigatore veneziano abbia indossato o magari visto questo particolare copricapo nel mercato di Baghdad, crocevia di
tutti i commerci di sete, spezie e altre rarità preziose lungo le rive del Tigri e dell’Eufrate.
Marco Polo, che con la sua forza visionaria diede avvio alla conoscenza scientifica e rappresentazione cartografica del continente asiatico, influenzò la pittura veneziana dei secoli a venire. Grazie alla stessa ricchezza e vivacità narrativa, si distinse a Venezia tra il Quattrocento e il Cinquecento Vittore Carpaccio, che divenne per eccellenza il cronachista di storie. Nella presentazione della mostra monografica “Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni” del 2023 i Musei Civici Veneziani hanno affermato che “La pittura di Vittore Carpaccio celebra fantasticamente Venezia al volgere del XV secolo, quando la Serenissima dominava un vasto impero marittimo-commerciale e fioriva come grande centro di cultura. Infatti Carpaccio, regista-scenografo, con
la sua particolare propensione per il poetico e il fantastico, trasporta le storie sacre dei cicli narrativi realizzati per varie confraternite nella vita vera, all’interno di fantastici scenari arricchiti di infiniti dettagli e riferimenti contemporanei all’ambiente e alla società della sua straordinaria città”.
Pertanto, seguendo anche il consiglio di Augusto Gentili, uno dei maggiori esperti di pittura veneziana, recentemente scomparso, che mi diceva che qualunque cosa avessi mai voluto cercare nella pittura l’avrei trovata nei teleri del Carpaccio, sono risalita nella Scuola Grande dei Dalmati a quella che forse è stata la prima rappresentazione del tarbouche. I Dalmati, che erano popolo di stirpe illirica insediatosi lungo le coste dei Balcani, conosciuti soprattutto per l’estenuante resistenza che opposero ai romani durante le guerre puniche, avevano una grande comunità a Venezia, tant’è che nel 1451 decisero di istituire la loro Confraternita. Nacque così la Scuola Grande dei Dalmati o Schiavoni da “slavoni”. I loro Santi protettori erano San Giorgio, Trifone e Girolamo.
Roberta Semeraro
presso il Museo di
Palazzo Mocenigo, Venezia
Con la partecipazione della scrittrice
e giornalista Valeria Paniccia
Alla presenza di Paola Buratto
Caovilla, Alberta Ferretti, Elie Saab, Antonia Sautter, Souraya,
Silvia Ventarini Fendi, Diane von Furstenberg


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