giovedì 17 settembre 2026

Savino Cilla - IL CANTO SOSPESO DELLE STELLE - Spartaco

 
Savino Cilla
IL CANTO SOSPESO DELLE STELLE
Matvej Petrovič Bronštejn.
Il ragazzo che leggeva l’universo come un poema

Edizioni Spartaco
collana Dissensi
ottobre 2026
pp. 224, euro 18.00
ISBN 9791280955234
pubblicato con il contributo della Regione Campania


«A volte penso che tutta la fisica teorica sia solo un lungo sforzo per trovare un sinonimo della parola incanto».
Questo romanzo intende restituire una voce a Matvej Petrovič Bronštejn, fisico russo tra i più originali e visionari del Novecento che intuirono la possibilità di una teoria quantistica della gravità. Geniale, curioso e inquieto, Bronštejn appartiene a quella generazione di studiosi che, negli anni Venti e Trenta del Novecento, visse l’entusiasmo della costruzione di un mondo nuovo. La sua esistenza, spezzata brutalmente nel 1938 durante le grandi purghe staliniane, rappresenta uno straordinario esempio di fusione tra cultura scientifica e umanistica, un’ode alla libertà del pensiero e alla ricerca della bellezza del creato, senza limiti né pregiudizi, in un’epoca dominata dalla violenza ideologica e dalla paura.
Bronštejn venne cancellato dalla memoria ufficiale. La moglie Lidija Čukovskaja, poetessa e scrittrice, si dedicò con coraggio alla ricerca della verità sulla sua sorte, sfidando il silenzio e la censura. La loro è una delle più incredibili storie d’amore e di fedeltà intellettuale mai raccontate, una corrispondenza di valori e convinzioni che attraversò la prigionia, l’oblio e i decenni di dittatura sovietica.
Il canto sospeso delle stelle non è una biografia né un trattato, procede in equilibrio tra documento e invenzione. Cilla, scienziato innamorato della letteratura, affida la narrazione alla determinazione di due donne, la sorella di Bronštejn, Mikhalina, e la moglie Lidija. Costruito su fondamenta storiche, il racconto è fatto di carne e respiro, intrecciando l’evoluzione delle idee con quella dei sentimenti e mostrando come il pensiero razionale e la sensibilità poetica possano farsi entrambi atti di fede nell’umano.
«Forse la fisica e la poesia non sono così lontane, entrambe cercano una via per guardare l’infinito»

Savino Cilla
è nato a Lione (Francia) e vive attualmente a Campobasso, dove dirige l’Unità operativa di Fisica medica e sanitaria nel Responsible Research Hospital. Fisico di formazione, è autore e coautore di oltre 250 pubblicazioni in extenso su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Coltiva da sempre una profonda passione per la letteratura, la musica e il cinema, che considera la radice emotiva e intellettuale del suo cammino e uno sguardo necessario sul mondo e sull’animo umano.

mercoledì 16 settembre 2026

Ahmed Zein - FRUTTA PER I CORVI - emuse

 

Ahmed Zein
FRUTTA PER I CORVI
(titolo originale Fākihat lil-ghurbān, Edizioni Al-Mutawassit, gennaio 2020)
traduzione di Enrica Fei
emuse
collana Notturnali | 15
settembre 2026
pp. 272, € 18
ISBN 9791282248341


Nella Aden socialista degli anni successivi alla fine del colonialismo britannico, tra ville espropriate e uffici del partito, in un’atmosfera densa del fumo di sigarette imperialiste e di canzoni rivoluzionarie, Ahmed Zein ricostruisce il sogno e la rovina di una stagione politica che aveva fatto dello Yemen del Sud un centro simbolico del comunismo arabo.
La città, attraversata da militanti, funzionari, esuli e combattenti venuti dallo Yemen, dalla Palestina, dall’Iraq e da altri luoghi del mondo arabo, diventa il teatro di un’utopia che prometteva liberazione, giustizia e futuro, ma che si trasforma in lotta interna, delazione, violenza.
Al centro del romanzo il rapporto tra Nura, enigmatica donna di estrazione borghese che ha preso parte alla lotta, e Salah, cresciuto nel mito della militanza e della purezza ideologica, deciso a ritagliarsi un ruolo nella nuova gerarchia e tuttavia attraversato da insicurezze e contraddizioni. Nel legame teso e disallineato che si apre tra loro prende forma il racconto di un passato spezzato, al tempo stesso individuale e collettivo.
Frutta per i corvi compone un mosaico visionario di un sogno e del suo fallimento, e interroga il lettore sul prezzo umano delle grandi speranze storiche e su ciò che sopravvive, nelle vite private, quando una promessa di cambiamento si spezza contro la realtà.
«Al tempo, dopo la partenza dell’ultimo soldato britannico, non camminavamo più sulla terra: ci eravamo staccati dal suolo,
ci erano spuntate le ali e volavamo sempre più in alto. Sognavamo una rivoluzione permanente…»

Ahmed Zein
è uno scrittore e giornalista yemenita, nato ad al-Hudaydah. Vive in Arabia Saudita, dove lavora come giornalista culturale. Autore di numerosi, nella sua opera, oggetto di studi accademici e dell’attenzione di importanti critici arabi, esplora con finezza le tensioni sociali e politiche del mondo arabo contemporaneo.
Frutta per i corvi è stato selezionato nella longlist dell’International Prize for Arabic Fiction 2021 ed è il suo primo romanzo tradotto in italiano.






Enrica Fei
è arabista e traduttrice, ha lavorato per anni come ricercatrice universitaria e analista in geo-politica e nella primavera 2025 difenderà la sua tesi di dottorato in Relazioni Internazionali su Iraq, Iran e identità sciita.
Sue traduzioni, revisioni e curatele sono state pubblicate o in via di pubblicazione per Oscar Mondadori, Giaconi Editore e riviste letterarie e di divulgazione, tra le quali The Passenger, Arabpop, Lo Spazio Letterario.
Dal 2024 collabora con la casa editrice emuse sulla traduzione di diverse opere.


Gianni La Corte - NESSUNO - La Corte editore

 
Gianni La Corte
NESSUNO
La Corte editore
collana Underground, 41
settembre 2026
pp. 416, euro 20
ISBN 9791282636094
 

1999. Per Martino e i suoi amici doveva essere l’ultima estate dell’innocenza. Invece, in una sera di follia e violenza, il destino strappa loro tutto: uno dei ragazzi del gruppo scompare nel nulla tra le ombre dei boschi. Restano solo una scarpa sporca di sangue e delle ferite che, per venticinque anni, Martino ha cercato invano di dimenticare.
2024. Martino Falconi è un giornalista investigativo costretto a vivere sotto scorta e, contro ogni previsione, ha appena visto rilasciare la famiglia mafiosa che lo ha minacciato di morte. Ma mentre la giustizia ordinaria fallisce, un’ombra digitale emerge dal web per trasformare la rete in un tribunale senza pietà: si fa chiamare Nessuno.
Nessuno non è un semplice criminale, ma un manipolatore che usa l’intelligenza artificiale e il deepfake per mettere in scena macabre “giustizie” che incendiano l’opinione pubblica. A indagare sul caso c’è Sunday Taiwo, il primo commissario nero della questura di Torino, un uomo che deve dividersi tra una carriera sotto esame e il dramma di un figlio malato.
Mentre la sfida a Nessuno diventa una corsa contro il tempo, la polizia è costretta a coinvolgere Martino: ogni tassello di questo caso sembra, infatti, riportare a quel maledetto 1999. Falconi dovrà rimettere in discussione tutto il suo passato, perché la verità sepolta nei boschi di Tredenti non è quella a cui ha sempre creduto.
Un thriller ad alta tensione sulla manipolazione della realtà. Come si ferma qualcuno che non ha volto?

L'incipit
TREDENTI, 04/06/1999 

Stava correndo come non aveva mai fatto. Le falcate svelte, i muscoli tesi, il fiato corto. Vestiva dei calzoncini cachi e una maglietta amaranto con uno squarcio sulla spalla e il logo di Jurassic Park sbiadito sopra. In mano stringeva il suo cappellino bianco e blu.
Si guardò indietro, ma non vide nessuno.
Eppure si sentiva braccato, un topo in trappola.
Avvertì diverse sirene riecheggiare e il suono acuto iniziò a coprire ogni altro rumore. Era come essere diventati sordi all’improvviso.
Provò paura, lo stomaco si contrasse.
Dove poteva fuggire?
Nel bosco, pensò. Lo conosceva bene e nessuno sarebbe riuscito a raggiungerlo. Si ricordava di un capanno abbandonato, forse poteva rifugiarsi lì.
Si voltò ancora e stavolta perse l’equilibrio.
Cadde, sbucciandosi un ginocchio.
Il sangue sui pantaloni, la terra che sporcava la ferita.
Si rialzò immediatamente e, ignorando il male, riprese a correre. I castagni lo fissavano torvi, il buio sembrava volerlo inghiottire. Era stato tra quegli alberi un milione di volte insieme ai suoi amici, eppure questa volta era diverso.
Le sirene ora erano lontane e il bosco risuonava sinistro. Gli scricchiolii dei rami spezzati al suo passaggio sembravano minacciarlo, mentre il frinire dei grilli pareva avvertirlo che non era solo tra quelle ombre.
 
Gianni La Corte
, nato a Torino, dal 2008 dirige La Corte Editore, casa editrice che ha fondato. Tra le sue tante esperienze ci sono quelle di editor, ghostwriter e traduttore. Ha pubblicato alcuni romanzi, uno dei quali ha vinto la menzione speciale al premio Il Molinello. Ha anche gestito una libreria, insegnato in diversi corsi di scrittura, diretto e condotto il Festival Letterario Buona Lettura e lavorato per anni nel mondo della comunicazione. Considera Nessuno il suo vero esordio letterario.






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Gad Saad - EMPATIA SUICIDA - Liberilibri

 
Gad Saad
EMPATIA SUICIDA
Morire per essere gentili

(titolo originale Suicidal Empathy: Dying to Be Kind, HarperCollins Publishers, giugno 2026)
traduzione di Stanislao Leone
Liberilibri
collana Altrove
settembre 2026
pp. 322, euro 19.00
ISBN 979128044743


Esce oggi in tutte le librerie italiane Empatia suicida. Morire per essere gentili di Gad Saad, un libro pubblicato da poco negli Stati Uniti e già divenuto un best seller.
L’autore, psicologo canadese di origine libanese, docente alla Concordia University di Montréal e creatore del seguitissimo podcast “The Saad Truth”, attacca senza mezzi termini un altruismo distorto che, invece di migliorare la convivenza civile, ne sovverte i fondamenti, provocando un rovesciamento radicale della nostra scala dei valori: la verità viene subordinata alla sensibilità, la responsabilità sacrificata sull’altare dell’autocommiserazione, mentre politiche sbagliate si legittimano in nome di una compassione cieca.
La nostra società ha innalzato il vittimismo a virtù morale e considera la punizione un atto di crudeltà, segno di una patologia culturale che sta ormai corrodendo dall’interno l’Occidente: l’empatia suicida. È l’empatia che perde il contatto con la realtà e diventa un meccanismo perverso che impedisce di vedere le cose come stanno in nome di un umanitarismo ideologico. Ma attenzione, ricorda l’autore, «una società muore quando si preoccupa più di mostrare tolleranza ed empatia infinite che di invocare il proprio istinto di sopravvivenza».
In questo libro Saad espone i meccanismi teorici ed evolutivi che corrispondono al malfunzionamento dell’empatia, passando poi in rassegna un’ampia gamma di casi a livello nazionale e internazionale di empatia suicida. Dimostrando come il comunismo, il socialismo, il progressismo liberal e gli Stati assistenziali e paternalistici affondino le loro radici in varie forme di empatia suicida, offre alla fine comunque una sorta di vaccino per immunizzarsi dalle sue minacce esistenziali.
Il libro rappresenta un avvertimento, senz’altro un invito a riconoscere i limiti dell’empatia quando degenera in ideologia, e a recuperare lucidità prima che una morale capovolta finisca per minare le basi stesse della libertà e della sicurezza: «L’empatia suicida – scrive Saad – è un contagio mortale di una delle nostre virtù più nobili. Se non viene adeguatamente contenuta, distruggerà l’Occidente».
 
Gad Saad
(Beirut, 13 ottobre 1964) è uno psicologo libanese naturalizzato canadese. È attivo nel campo della psicologia evoluzionista applicata al marketing e al comportamento d'acquisto. Una linea di ricerca che Saad sta esplorando è il modo in cui gli ormoni influenzano i consumatori e le decisioni che essi prendono. Esempi di questa ricerca includono lo studio di come i prodotti appariscenti influenzano i livelli di testosterone, come i livelli di testosterone influenzano varie forme di assunzione del rischio, e come gli ormoni nel ciclo mestruale influenzano le decisioni di acquisto.Un'altra linea di ricerca ha coinvolto lo studio del dono a livello psicologico, compreso il modo in cui gli uomini e le donne si differenziano nei motivi che spingono loro a donare.


martedì 15 settembre 2026

TRAME DI SPAGNA - Romanzi da leggere, discutere, attraversare

 

Les Flâneurs apre le porte a Trame di Spagna, un nuovo gruppo di lettura dedicato alla letteratura e alla cultura spagnola.
Tre appuntamenti per attraversare la Spagna attraverso storie, persone e idee, mettendo i libri al centro di un confronto aperto tra lettori.
Il gruppo sarà condotto da Antonella Sardelli (Università di Foggia) e Annachiara Biancardino (Les Flâneurs).

15 ottobre
Carmen de Burgos, L’uomo nero e altri racconti
traduzione di Rossana Sidoti · Puerta del Sol Ediciones

12 novembre
Hildegart Rodríguez, La rivoluzione sessuale
traduzione di Stefano Morabito · Puerta del Sol Ediciones

17 dicembre
Carmen Laforet, Nada
qualsiasi edizione, in italiano o in spagnolo

Gli incontri si terranno alle 18:30 presso la sede di Les Flâneurs Edizioni, Via Gaetano Postiglione 6, Bari.
La partecipazione è aperta a tutte e tutti, con prenotazione.
 Per partecipare, scrivi a info@lesflaneursedizioni.it
Non è una lezione e non servono competenze particolari: basta aver voglia di leggere, confrontarsi e lasciarsi portare, per qualche ora, dall’altra parte del Mediterraneo.
Tre libri. Tre incontri. Una Spagna da attraversare insieme.


Ilan Pappé - LA FINE DI ISRAELE - Fazi


Ilan Pappé
LA FINE DI ISRAELE
Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina
(Titolo originale: Israel on the Brink and the Eight Revolutions that Could Lead to Decolonization and Coexistence)
traduzione di Nazzareno Mataldi
progetto grafico della copertina di XXY Studio
Fazi editore
collana Le Terre | 289
ottobre 2025
pp. 288, euro 18,50
ISBN 9791259677273

 
«Stiamo assistendo all’inizio della fine dello Stato di Israele». Dopo il 7 Ottobre e il genocidio a Gaza, il progetto sionista in Palestina – il tentativo secolare dell’Occidente di imporre uno Stato ebraico in un paese arabo – è destinato a una «disintegrazione inevitabile». È la tesi del celebre storico israeliano Ilan Pappé che, dopo opere considerate pietre miliari nella storiografia del conflitto israelo-palestinese, in questo nuovo volume sposta lo sguardo sul futuro di Israele e della Palestina. Diviso in tre parti, nella prima – Il collasso – Pappé esamina il fallimento del cosiddetto “processo di pace” ed evidenzia le fratture profonde che minacciano la stabilità di Israele: l’ascesa del sionismo religioso, le crescenti divisioni all’interno della società israeliana, l’allontanamento dei giovani ebrei dal sionismo, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale alla causa palestinese, la crisi economica e la messa in discussione dell’invincibilità militare di Tel Aviv. Nella seconda parte – La strada per il futuro – l’autore delinea sette mini-rivoluzioni cognitive e politiche necessarie per costruire un avvenire migliore per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa sul modello sudafricano, dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell’identità collettiva ebraica. Nella terza parte – La Palestina del dopo-Israele, anno 2048 – Pappé offre una preziosa visione di speranza e riconciliazione. Immagina un domani in cui le mini-rivoluzioni hanno avuto successo e descrive come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la guarigione delle ferite del passato. Summa dell’analisi storico-politica di Pappé, La fine di Israele è un contributo fondamentale per comprendere l’insostenibilità del progetto sionista e la via possibile per la pace in Palestina.
 
Ilan Pappé
è professore di Storia all’Istituto di studi arabi e islamici e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l’Università di Exeter, nonché autore di oltre una dozzina di libri tra cui il bestseller La pulizia etnica della Palestina (Fazi Editore, 2008), tradotto in quindici lingue. Fazi Editore ha inoltre pubblicato Palestina e Israele: che fare?, scritto insieme a Noam Chomsky (2015), La prigione più grande del mondo. Storia dei Territori Occupati (2022), Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina (2024) e La fine di Israele (2025).



Sara Ahmed - NON DICIAMO NO DA SOLE - Fandango

 
Sara Ahmed
NON DICIAMO NO DA SOLE
Arte e attivismo di denuncia

traduzione di Michela Baldo e feminoska
(titolo originale Complaint!, Duke University Press, 2021)
Fandango Libri
collana Documenti
settembre 2026
pp. 408, euro 22
ISBN 9791256361908

 
Con la lucidità e la forza che l’hanno resa una delle pensatrici femministe più influenti del nostro tempo, Sara Ahmed torna con un saggio che è insieme analisi politica e chiamata all’azione.
In Non diciamo NO da sole Ahmed smonta con precisione feroce l’anatomia della denuncia: come le istituzioni costruiscono ambienti ostili, come isolano chi parla, come trasformano la protesta in “disturbo”, la sofferenza in “esagerazione”, la verità in “lamentela”. Questo libro è teoria e testimonianza, rabbia e gioia, analisi e chiamata collettiva. Cosa accade quando qualcuno decide di lamentarsi, di segnalare un’ingiustizia, di dire basta? Che si tratti di razzismo sul lavoro o molestie nell’università, denunciare un’istituzione può significare esporsi, essere isolate, trasformarsi – agli occhi degli altri – in un problema. Ahmed mostra come le istituzioni producano ambienti ostili che stigmatizzano chi parla, mentre l’ingiustizia resta intatta. Ma questo libro fa molto di più: traccia un percorso per imparare ad ascoltare con “orecchie femministe”, andando oltre la semplice convalida e affrontando le radici profonde della disuguaglianza.
Intrecciando testimonianze e scene della vita quotidiana, Ahmed ci insegna che lamentarsi non è solo un atto individuale: è un modo per costruire solidarietà, creare legami, immaginare ambienti migliori.
 
Sara Ahmed
è una scrittrice femminista e studiosa indipendente. Lavora sull’intersezione tra studi femministi, queer e razziali. La sua ricerca riguarda il modo in cui prendono forma corpi e mondi e come il potere viene assicurato e messo in discussione nella vita quotidiana e nelle culture istituzionali. Fino alla fine del 2016, è stata professoressa di studi razziali e culturali presso la Goldsmiths University of London, dopo aver insegnato Women Studies presso la Lancaster University. Si è dimessa dal suo incarico alla Goldsmiths per protestare contro la mancata gestione del problema delle molestie sessuali. Ha pubblicato dieci libri, tra cui il classico cult Living a feminist life, descritto su The Paris Review come “totem del postmodernismo femminista, teoria degli affetti e fenomenologia queer”. Fandango Libri ha pubblicato: Un’altra cena rovinata. Saggi Scelti (2023) e Il manuale della femminista guastafeste (2024).

Nicoletta Sipos - TRE GIORNI - Ares


Nicoletta Sipos
TRE GIORNI
Storie dalla Shoah

Edizioni Ares
collana Narratori
settembre 2026
pp. 128, € 14,00
ISBN 9788892988170

 
Una giovane italiana fugge verso l’Ungheria. Non è una spia, non cerca lavoro. Desidera solo raggiungere l’uomo che ama.
Sette famiglie si ritrovano in una casa ai margini della Grande pianura ungherese: insieme, attendono la deportazione tra sconforto e illusioni.
Un medico ebreo, sul treno che lo porta alla camera a gas, non vuole arrendersi a un destino già scritto.
Tre storie, apparentemente slegate, si snodano tra 1939 e 1944 in un’Europa straziata dalla guerra e dalle persecuzioni.

Sì, vuole questo uomo e la vita che lui può darle, pericoli compresi. Sì, siamo giovani e decisi, il futuro è nelle nostre mani. Ieri avevo un po’ di paura, oggi so che ce la caveremo.”
“Non si cita la meta del viaggio, né lo scopo, né la durata.

Nicoletta Sipos
ha pubblicato romanzi e racconti in Italia, in Germania e in Francia. Cura la rubrica di libri del settimanale Chi e collabora da tempo con la rivista Studi cattolici. Si è più volte occupata della Shoah in Ungheria, a partire da La promessa del tramonto (Garzanti, 2016), e ha raccontato ne La guerra di H (Piemme, 2023), attraverso la storia di suo marito (classe 1931), il dramma dei bambini tedeschi travolti dalla guerra del Reich. Per Ares ha firmato il thriller Lena e il Moro (2020) e la raccolta di racconti Tre giorni. Storie dalla Shoah (2026). Scrive su Substack Due parole con Nicoletta Sipos.


Giovanni Testori - SAN FRANCESCO, IL BARBARO DI DIO - Il Saggiatore

 
Giovanni Testori
SAN FRANCESCO, IL BARBARO DI DIO
a cura di Giuseppe Frangi
postfazione di Marco Marino
Il Saggiatore
settembre 2026
pp. 112, euro 14
ISBN 9788842837343


Scritto nel 1981 in occasione di un convegno per gli ottocento anni dalla nascita del santo e mai pubblicato prima, San Francesco, il barbaro di Dio raccoglie le riflessioni dello scrittore Giovanni Testori attorno alla figura di Francesco d’Assisi. Un’indagine che è anche una meditazione sulla religione e sulle sue istituzioni, il tentativo di rispondere in modo nuovo e personale alla domanda che da sempre ha circondato questa figura enigmatica e carismatica: chi era veramente frate Francesco?
Attraverso un sofferto rapporto con le fonti, «quelle testimonianze così dirette da parer scalfite nella carne e nell’ossa», Testori intende in queste pagine ribaltare le tante letture favolistiche della biografia del santo, dando vita a un ritratto di «un realismo senza scampo». Il suo obiettivo è far emergere con chiarezza la radicalità della scelta di vita francescana e restituirne la verità carnale: rimuovere la patina dell’interpretazione faziosa dall’esperienza bruciante dell’esistenza; rompere l’irrealtà del «mondo costruito» e della «malattia d’astrazione» del contemporaneo con l’esempio di un uomo che le vesti del «barbaro» le ha cercate, indossate e vissute ogni giorno.
San Francesco, il barbaro di Dio è la testimonianza dell’incontro spirituale e intellettuale tra due anime affini: contraddittorie e libere, devote ed eretiche allo stesso tempo, attraversate da un identico desiderio di ascoltare e abbracciare gli ultimi del mondo.

Un estratto
Chi, riaperte quelle che usano chiamarsi Fonti francescane, vi si sia lentamente stretto e abbracciato, ovvero stretto e abbracciato ne sia stato, tentasse poi di paragonare l’immagine che, di Francesco, prorompe da quelle testimonianze così dirette da parer scalfite nella carne e nell’ossa, anzi scolpite proprio con lei, la carne, e con loro, le ossa; chi, dicevo, tentasse poi di paragonare quell’immagine all’altra che, nel giro dei secoli, abbiam lasciato che, di lui, restasse nell’aria, libellula, forse santa, ma dolciastra e mielosa, certo eccedentemente fiabesca, quando non interessatamente naive, avrà la certezza che qualcosa come un tradimento sia stato perpetrato sul corpo e sull’anima del grande, roccioso, umile, assoluto, tronchico, «cruciato» e inevitabile Santo d’Assisi. Appena poi volessimo addentrarci più in profondo nei termini di quel confronto, non potremmo non dare a tale tradimento il nome che gli compete; quello dell’astrazione. Dunque d’un modo d’esistere, anzi di non-esistere o d’ipotizzare la vita, il suo sigillo creaturale, la sua urgenza caritativa e resurrezionale, infine il suo stesso primo e ultimo significato; un modo che abita esattamente agli antipodi di ciò che fu l’esperienza di Francesco come la si evince da quelle Fonti; cioè a dire dai suoi scritti e dagli altri che, concernendolo, furono a lui così vicini o così addosso nel tempo da potersi dire coèvi: ovvero «trascrizioni», sulla cui fedeltà di fondo, verrebbe da dire di «materia», dunque, di realtà e concretezza, non pare possibile nutrir dubbi.
Noi ci chiediamo allora se quest’altro peccato d’astrazione, mascherato di sensibilismo intimistico e dal correlato, pietistico espansionismo, l’uno e l’altro più accorti che accorati, non rifletta, nel caso specifico di lui, Francesco, ciò che con ogni probabilità rappresenta lo stato più degradato, proprio perché in nulla drammatico, d’una presunta ontologia della fede, anzi, d’una presunta ontologia del cristianesimo che ha proceduto e procede nella continua, razionalizzata separazione tra Parola e vita, tra Parola e nascita, tra Parola e storia, tra Parola e morte, tra Parola e resurrezione; per dir tutto e con più responsabile chiarezza tra Parola e carne; e che, dunque, ha proceduto e procede nel senso inverso a quello, segnato una volta per sempre, dall’evento dell’Incarnazione. E qui la parola «senso» la si usa anche nei confronti di ciò che fu ed è tempo; e di ciò che fu ed è spazio.
Potremmo cominciare con l’esame linguistico d’uno dei titoli che, in tali Fonti, risulta tra i più famosi. Tale titolo è, in latino, Legenda; Legenda Maior, appunto, e Legenda minor, a proposito dei due memorabili testi di Bonaventura da Bagnoregio. Dove il gerundivo «cosa da leggersi» è passato via via, a significare un traslato favolistico; e, dimettendo così il suo stretto e non facilmente superabile termine d’invito e, quasi, d’imperativo alla lettura e alla meditazione che ne deriva, ha, piano piano, aperto un sonnolento interrogativo circa la veridicità stessa dei fatti narrati; alleggerendoli sempre di più e sempre di più spostandoli verso la vaghezza dei possibilismi simbolici. Questo, nei casi meno gravi. Ché, nei più gravi, usati e frequentati, tale alleggerimento ha sostituito il peso stesso della realtà con la levità delle affabulazioni defluite da nuclei storici non più recuperabili o il cui recupero non riesce più a interessare. Per arrivare a un esempio: tale metodo ha con certezza sostituito alla realtà lucente, responsabilizzante e, a suo modo, schiantante del miracolo, l’irrealtà del miracolismo; buono, forse, per ogni soluzione mediana, ma altresì per ogni patteggiamento; fin pei patteggiamenti proprio all’ironia, se non addirittura a quelle forme di leggerezza e indifferenza somme, che collimano poi con lo scherno e il rifiuto.

Giovanni Testori
(Novate Milanese, 1923 - Milano, 1993), scrittore, giornalista, pittore, critico d’arte e drammaturgo, è stato uno degli intellettuali più prolifici e complessi del secondo Novecento italiano. Tra le sue numerose opere ricordiamo Il dio di Roserio (1954), Il ponte della Ghisolfa (1958) – primo capitolo del più ampio ciclo I segreti di Milano –, le sceneggiature teatrali L’Arialda (1960) e In exitu (1988), la Trilogia degli scarozzanti composta da L’Ambleto (1972), Macbetto (1974), Edipus (1977), oltre alle pubblicazioni postume Luchino (2022) e Con Roberto Longhi. Lettere e scritti (2026).



Danny H. Cortese - DIVENTARE FREDDIE MERCURY - Vololibero

 
Danny H. Cortese 
DIVENTARE FREDDIE MERCURY
Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera

prefazione di Claudio Trotta
Vololibero edizioni
settembre 2026
pp. 128, euro 20
ISBN 9788832085631


Come nasce una leggenda? Come può un giovane parsi, emigrato e invisibile, trasformarsi in Freddie Mercury, una delle icone più potenti della musica contemporanea?Lontano dalla biografia tradizionale, questo saggio racconta la costruzione di un'identità artisticaunica attraverso il concetto di maschera: non un travestimento, ma una forma di creazione di sé. Inun percorso che intreccia musicologia, filosofia, psicologia e teoria teatrale, la vicenda di FarrokhBulsara si illumina alla luce della Commedia dell'Arte, di Oscar Wilde e Fernando Pessoa,dell'estetica camp e della straordinaria fusione tra rock e opera che ha segnato la sua visioneartistica.Dalla nascita dei Queen alla collaborazione con Montserrat Caballé, emerge il ritratto di un artistache ha trasformato la diversità in forza creativa e il proprio corpo in un'opera d'arte totale.Un libro per studiosi, appassionati e fan dei Queen che desiderano andare oltre il mito e scoprirecome Freddie Mercury abbia inventato sé stesso.

Danny H. Cortese
, nato a Gallipoli, dove vive attualmente, nel 1968, approda alla regia teatrale e alla ricerca performativa dopo un percorso nel giornalismo culturale.
Nel 2008 fonda Officina Chinaski, compagnia con cui sviluppa progetti di drammaturgia sperimentale, rassegne culturali, reading, cineforum e attività formative.
Parallelamente all'attività teatrale, ha pubblicato opere di poesia e prosa poetica.

lunedì 14 settembre 2026

Roberto Gasparotti con Paola Zanca - IL REGISTA DI BERLUSCONI - Paper First

 
Roberto Gasparotti con Paola Zanca
IL REGISTA DI BERLUSCONI
I segreti dei miei trent'anni con Silvio

prefazione di Marco Travaglio
Paper First
settembre 2026
pp. 160 , euro 16,00
ISBN 9791255431732

 
L’Italia è il Paese che amo”.
Tutti ricordano il discorso con cui Silvio Berlusconi rivoluzionò la politica italiana nel 1994. Dall’altra parte della telecamera a guidare le luci, l’inquadratura e l’estetica di quel momento storico c'era Roberto Gasparotti  il “regista” personale che per oltre un ventennio ha curato ogni singola apparizione pubblica, comizio e intervento televisivo del Cavaliere.
Oggi, con una scelta editoriale dal forte valore simbolico, che diventa essa stessa notizia, Gasparotti sceglie Paper First - la casa editrice de Il Fatto Quotidiano - per raccontare in esclusiva il dietro le quinte dell’uomo che per quasi trent’anni ha dominato la comunicazione, l’editoria e la televisione italiana. Scritto a quattro mani con la cronista parlamentare e caporedattrice centrale del Fatto Quotidiano Paola Zanca, il volume offre uno sguardo mai visto prima sulla costruzione dell'immagine berlusconiana.
Dalle canzoni-inno ai palchi bianchi, dal divieto assoluto di far avvicinare ospiti al podio all'uso del prompter, fino ai bigliettini delle fan tenuti in tasca, la cura dei capelli, del trucco e dell’altezza: Gasparotti è stato l'ombra di Berlusconi dalla discesa in campo e per tutti i lunghi anni trascorsi tra Arcore, Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli, fino al periodo più buio della condanna per frode fiscale e della decadenza politica.
Il libro raccoglie la viva voce di chi c’era sempre: un racconto intimo e documentato che svela gli scivoloni, le innumerevoli insicurezze e i tic di un protagonista della storia recente che ha trasformato la propria immagine in un’opera di comunicazione.

Roberto Gasparotti
ha cominciato a lavorare come operatore di ripresa per le reti Fininvest negli anni '80. Ha seguito come troupe esterna i principali programmi di approfondimento del Biscione. Dal 1993 ha iniziato a collaborare con Silvio Berlusconi, curando la realizzazione del famoso video della discesa in campo. Da lì è iniziata la sua lunga esperienza di lavoro tra Arcore e palazzo Chigi, come “assistente alla persona” del leader di Forza Italia, quattro volte presidente del Consiglio.

Paola Zanca
, giornalista, ha iniziato nei primi anni Duemila con uno stage al sito web del quotidiano l’Unità. È caporedattrice centrale al Fatto Quotidiano, dove lavora dalla sua fondazione e dove è stata prima cronista parlamentare e poi capo del servizio Politico. 



PROSPETTIVA DANTE: SCELTI I DIECI FINALISTI DEL NUOVO CONCORSO DI NARRATIVA GIALLO DANTE


Dante si è… tinto di giallo per il nuovo concorso di narrativa lanciato da Prospettiva Dante. Il solo festival interamente dedicato al Poeta, promosso e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, si appresta a tornare in scena nella città dantesca, dal 16 al 20 settembre, e sono già stati selezionati i dieci racconti finalisti di Giallo Dante, tra gli oltre quaranta pervenuti per il concorso dedicato a racconti gialli e polizieschi. Saranno inclusi nell’antologia pubblicata da Delos Digital, una “mappa” di amore per Dante e la sua opera che va da Torino a Palermo, include ovviamente la Toscana e Ravenna e spazia da autori più maturi alla Gen Z e ai Millennial. I loro nomi sono Laura Baldini, Anna Bonazza, Giorgio Fois, Carlotta Federica Leone, Graziano Lonardi, Elena Benedetta Ornaghi, Carlo Parri, Emanuele Ricci, Enzo Ronco e Aurora Grazia Maria Sciascia.
Perfettamente in linea con lo spirito da sempre proposto e sviluppato da Prospettiva Dante, il concorso ha incoraggiato un approccio al Poeta diverso da quello più tradizionale e frequentato; i racconti sono infatti tutti collegati alla figura di Dante, al Trecento fiorentino o a personaggi e situazioni della Commedia, con ambientazione e riferimenti danteschi ben delineati, ma ricollocati in un genere originale e di fatto straniante e attualizzante. 
La selezione dei dieci finalisti è stata operata da insegnanti di materie letterarie in ogni parte d’Italia. Questi dieci racconti sono stati quindi sottoposti alla giuria guidata dal celebre autore di Romanzo criminale Giancarlo De Cataldo e composta da Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca, Domenico De Martino, direttore del festival Prospettiva Dante, gli scrittori Marco Vichi e Roberto Riccardi, il direttore della manifestazione ravennate GialloLuna NeroNotte Nevio Galeati e la giornalista e traduttrice Federica Angelini. 
«È stata per tutti noi una bella sorpresa – sottolinea De Cataldo (nella foto) a nome di tutta giuria – Una sorpresa doppia, potrei dire. Da un lato la capacità di molte autrici e autori, provenienti da tutt’ Italia, di inserire nei racconti, con una bella competenza e spesso con eleganza, personaggi della Commedia o legati alla biografia di Dante; dall’altro i raccordi con la contemporaneità, che attualizzano l’universo dantesco.». 
 
La premiazione dei tre vincitori è in programma ai Chiostri Danteschi alle 21 di mercoledì 16 settembre, giornata inaugurale di questa XV edizione. 
Tutti gli appuntamenti di Prospettiva Dante sono a ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili. In caso di pioggia, gli eventi saranno ospitati al Teatro Alighieri

domenica 13 settembre 2026

Presentazione del catalogo della mostra LE TARBOUCHE presso il Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia

 
A cura di Roberta Semeraro
LE TARBOUCHE
Opere di Mouna Rebeiz
Maretti editore / Manfredi edizioni
settembre 2026
pp. 96, euro 30


Seguendo l’etimologia della parola “tarbouche” si arriva sino all’antica Persia, dove sono ambientate le descrizioni che Marco Polo fa nel Milione dei popoli che incontra sulla via della seta, tra cui la leggenda dei Magi, che partirono dalla città di Saba per andare ad adorare Gesù Bambino in Palestina. Non sorprenderebbe quindi apprendere che il grande navigatore veneziano abbia indossato o magari visto questo particolare copricapo nel mercato di Baghdad, crocevia di
tutti i commerci di sete, spezie e altre rarità preziose lungo le rive del Tigri e dell’Eufrate.
Marco Polo, che con la sua forza visionaria diede avvio alla conoscenza scientifica e rappresentazione cartografica del continente asiatico, influenzò la pittura veneziana dei secoli a venire. Grazie alla stessa ricchezza e vivacità narrativa, si distinse a Venezia tra il Quattrocento e il Cinquecento Vittore Carpaccio, che divenne per eccellenza il cronachista di storie. Nella presentazione della mostra monografica “Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni” del 2023 i Musei Civici Veneziani hanno affermato che “La pittura di Vittore Carpaccio celebra fantasticamente Venezia al volgere del XV secolo, quando la Serenissima dominava un vasto impero marittimo-commerciale e fioriva come grande centro di cultura. Infatti Carpaccio, regista-scenografo, con
la sua particolare propensione per il poetico e il fantastico, trasporta le storie sacre dei cicli narrativi realizzati per varie confraternite nella vita vera, all’interno di fantastici scenari arricchiti di infiniti dettagli e riferimenti contemporanei all’ambiente e alla società della sua straordinaria città”.
Pertanto, seguendo anche il consiglio di Augusto Gentili, uno dei maggiori esperti di pittura veneziana, recentemente scomparso, che mi diceva che qualunque cosa avessi mai voluto cercare nella pittura l’avrei trovata nei teleri del Carpaccio, sono risalita nella Scuola Grande dei Dalmati a quella che forse è stata la prima rappresentazione del tarbouche. I Dalmati, che erano popolo di stirpe illirica insediatosi lungo le coste dei Balcani, conosciuti soprattutto per l’estenuante resistenza che opposero ai romani durante le guerre puniche, avevano una grande comunità a Venezia, tant’è che nel 1451 decisero di istituire la loro Confraternita. Nacque così la Scuola Grande dei Dalmati o Schiavoni da “slavoni”. I loro Santi protettori erano San Giorgio, Trifone e Girolamo.
Roberta Semeraro



Presentazione del catalogo della mostra Venerdì 18 Settembre alle ore 17:30, 
presso il Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia
Con la partecipazione della scrittrice e giornalista Valeria Paniccia
Alla presenza di Paola Buratto Caovilla, Alberta Ferretti, Elie Saab, Antonia Sautter, Souraya, Silvia Ventarini Fendi, Diane von Furstenberg

KASA DEI LIBRI. Prendi un libro e scappa - 16 settembre dalle 18.30

 

Prendi un libro e scappa!
Vieni a scegliere la tua prossima lettura tra i doppi della Kasa, 
mercoledì 16 settembre dalle 18.30 alle 20
Le vacanze estive sono terminate e con loro anche le letture che abbiamo portato con noi.
Una domanda incupisce i nostri pensieri:
e ora che si legge? 
Che i vostri preferiti siano gialli, romanzi storici, saghe familiari, o magari cataloghi illustrati ci pensa la Kasa con tutti i suoi doppi, volumi arrivati qui in più di una copia, che rimettiamo in distribuzione gratuitamente. Al sesto piano non troverete infatti solo una piccola selezione ma una distesa di libri tra cui potrete scegliere il vostro preferito: prendetelo e portatelo a casa con voi.
Vi servirà solo una sportina per accogliere il malloppo e tanta voglia di rovistare alla ricerca di quello giusto.
Con l'occasione potrete visitare anche il piano della kollezione permanente con i nostri 40 mila volumi (quelli però restano qui...)
Non serve prenotazione. 
Vi aspettiamo,
Arianna, Chiara, Claudia e Margherita


Filippo Fenech - POPOLARISSIMO - Cronache Ribelli

 

a cura di Filippo Fenech
POPOLARISSIMO
Almanacco del calcio popolare in Italia
Cronache Ribelli
2026
pp. 144, €20,00


Che cosa intendiamo esattamente quando parliamo di calcio popolare? E se il calcio dal basso non fosse solo popolare, cosa sarebbe? La risposta è semplice: sarebbe POPOLARISSIMO.
Questo almanacco nasce per mappare e indagare lo sport dal basso attraverso le storie di 61 realtà italiane che ogni giorno segnano un punto di rottura netto con il calcio moderno e commerciale. In un sistema che ha trasformato lo sport in pura merce, il calcio popolare fa l'opposto: riprende il pallone e lo riporta nei quartieri e tra la gente, rimpiazzando i presidenti-padroni con la gestione condivisa e il profitto ad ogni costo con il diritto di giocare.
Attraverso foto, loghi e testimonianze dirette, POPOLARISSIMO raccoglie un patrimonio collettivo che parla di integrazione e riscatto sociale. Un progetto editoriale aperto, pensato per ispirare chiunque voglia restituire allo sport la sua funzione più alta: creare comunità.



Joseph Horowitz - CONVERSAZIONI CON ARRAU - Orthotes

 
Joseph Horowitz
CONVERSAZIONI CON ARRAU
traduzione di Ettore Napoli
(titolo originale Conversations with Arrau, Alfred A.Knopf, settembre 1982)
con un testo di Antonio Orrego Barros
Orthotes
collana Ricercare
agosto 2026
pp. 324, euro 25
ISBN 9788893145855

 
Claudio Arrau è stato uno dei più grandi pianisti del Novecento, uno dei pochissimi – e forse il solo – che abbia conservato il magistero del grande pianismo ottocentesco. Allievo di un allievo di Liszt, Arrau, cileno di nascita, fu un fanciullo prodigio. Della sua vita, delle crisi e dei successi, egli parla in queste Conversazioni con Joseph Horowitz, soffermandosi sulle interpretazioni, sugli studi, sul rapporto con i maestri e con i musicisti incontrati lungo il corso tumultuoso sua vita artistica.
Il volume raccoglie anche le conversazioni che Horowitz ha avuto con artisti che hanno lavorato accanto ad Arrau: Philip Lorenz, Garrick Ohlsson, Daniel Barenboim, Colin Davis.
Un ritratto a tutto tondo, dove musica e vita si nutrono scambievolmente.

Un estratto
horowitz. Che ruolo ha avuto Liszt nella sua evoluzione artistica?
arrau. Attraverso Krause, che voleva che i suoi allievi suonassero subito Liszt, mi ha liberato da inibizioni sentimentali. Non so se, come credeva Krause, io in qualche modo fossi bloccalo dentro, ma Liszt mi ha fatto veramente ausgehen [uscire da me stesso]. Non è stata solo questione di suonare meglio o di sentire il proprio intimo, ma di imparare a proiettarsi fuori.
h. Questo ha qualcosa a che fare con il teatro, vero? Con l’azione. Al contrario che in Mozart o in Beethoven, in Liszt c’è una esagerazione piacevole.
a. Piacevole fino a un certo punto. Quando in Germania oggi si rappresenta Schiller, mi lamento sempre che in tali rappresentazioni sembra che ci si vergogni del pathos. Si pensa che sia antiquato. Ma non si può rappresentare Schiller o suonare Liszt con ritegno: diventa insopportabile. I drammi di Schiller e la musica di Liszt devono essere ricreati.
h. Questa è una delle ragioni per cui di Liszt si è avuta per decenni una opinione così modesta. Si guarda alle note sulla pagina e non ci si vede nulla. Anche un grande pezzo come la Vallée d’Obermann può sembrare null’altro che un intreccio di tremoli e semplici accordi.
a. Questo non è un buon esempio, perché è un pezzo così bello che viene fuori anche senza un’interpretazione ispirata.
h. Quale esempio migliore si può trovare per un brano che deve essere ricreato?
a. Mazeppa, Harmonies du Soir, perché sono sull’orlo del kitsch. Gli arpeggi, ad esempio, possono risultare facilmente triviali.
h. I tremoli sono un grosso problema in Liszt.
a. Oh, sono davvero pericolosi. Un giorno, dopo aver suonato Les jeux d’eaux à la Villa d’Este una signora mi ha chiesto: «Perché suona questo brano orribile, dove si ha sempre l’impressione che squilli il telefono?». Ed io ero andato in estasi! I tremoli possono avere un carattere mistico. Ma l’esecuzione è molto importante. Se li si suona un po’ troppo forte, o un po’ troppo chiaramente, diventano volgari.

Joseph Horowitz
(New York, 1948) è un eminente storico della cultura e musicologo, già critico musicale del «New York Times». Autore di opere fondamentali sulla storia della musica classica americana, ha diretto la Brooklyn Philharmonic e co-fondato il PostClassical Ensemble. Attualmente prosegue la sua attività come saggista, romanziere e produttore di progetti culturali interdisciplinari.

Isabella Ducrot - SUONNO - Quodlibet

 
Isabella Ducrot
SUONNO
Il «sonno» e il «sogno» nella canzone napoletana

Con uno scritto di Raffaele La Capria
Quodlibet
collana Fabula picta
2026
pp. 72, euro 12
ISBN 9788822925879


Dormire abbracciato con l’amata, vicino a ’o sciato suio sentendone il dolce respiro, a Napoli è come entrare in una specie di paradiso lontano da ogni tribolazione terrestre, un irresistibile richiamo cui gli innamorati si abbandonano, nell’intimità fra il dormire e il sognare. Questa condizione liminare – suonno, in napoletano, significa ugualmente «sonno» e «sogno» – ricorre nelle molte, moltissime canzoni scandagliate da Isabella Ducrot che, forse per prima, ha notato anche un fatto singolare: nelle arie non si allude mai al richiamo dei sensi, e l’innamorato non griderà nella serenata notturna ti amo, ma te voglio bbene, espressione originaria di un momento beato, nel quale un essere inerme è consegnato a un’altra creatura a cui sta a cuore il suo bene.

Isabella Ducrot
(Napoli 1931) da anni ha fatto dello studio e dell’interesse per la storia dei tessuti il centro delle sue opere pittoriche e dei suoi scritti. Tra i suoi libri ricordiamo La matassa primordiale (nottetempo, 2008), Text on textile (Sylph Edition, 2012) Suonno (La Conchiglia, 2012), Fallaste corazon (Il Notes Magico, 2012). Presso Quodlibet ha pubblicato La stoffa a quadri (2018), La vita femminile (2021) e I ventidue luoghi dello spirito (2022).




Giacomo Leopardi - ZIBALDONE - Quodlibet

Giacomo Leopardi
ZIBALDONE
Edizione integrale commentata

a cura di Franco D'Intino e Luca Maccioni
Quodlibet
collana Biblioteca
2026
pp. XXIV+2850, € 90
ISBN 9788822922830


Lo Zibaldone è il cuore segreto e pulsante del pensiero di Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 - Napoli, 1837). Un testo privato, che l’autore non ha mai pensato di rendere pubblico e non ha mai mostrato a nessuno, o quasi. Il suo stile nitido, l’andamento libero e divagante, ne fanno il primo esempio di saggismo critico moderno in Italia. Scritto tra il 1817 e il 1832, ma per oltre due terzi tra il 1821 e il 1823, questo diario intellettuale di 4526 pagine manoscritte è rimasto ignoto fino all’ultimo scorcio dell’Ottocento. Riaffiorato quasi per caso a Napoli tra le carte dell’amico Antonio Ranieri, fu pubblicato la prima volta in più volumi da Giosue Carducci tra il 1898 e il 1900.
Questa nuova edizione mette in risalto la stratificazione e il movimento del pensiero leopardiano e restituisce al testo una più completa e immediata leggibilità, offrendo strumenti di navigazione che illuminano la trama del ragionamento, intessuta di infinite variazioni e di nessi talora folgoranti ma a prima vista sfuggenti.
Nel testo, integralmente rivisto e corretto secondo il manoscritto originale, si dà una nuova scansione dei pensieri, fedele al ritmo e alla sostanza del discorso. Un corredo di sussidi e segni convenzionali permette di articolare la lettura su più livelli, sia individuando le diverse citazioni che si intrecciano sulla pagina (da poeti, filosofi e saggisti, eruditi, recensori), sia dando conto di ciò che l’autore ha aggiunto in un secondo momento. I passi in lingua straniera – greco, latino, francese, spagnolo, tedesco, inglese, ebraico – sono accompagnati da una traduzione.
Il commento scioglie il senso del dettato leopardiano quando non è immediatamente chiaro e affronta le questioni filologiche, bibliografiche e interpretative sollevate dal confronto con il manoscritto. In particolare, vengono evidenziati sistematicamente nessi significativi tra passi anche distanti e riferimenti ad altre opere, illustrando al tempo stesso contesti storici e culturali la cui conoscenza è essenziale alla comprensione del testo.
Tutte le fonti, che siano citate, alluse o riconducibili a un sicuro patrimonio memoriale, sono identificate nel regesto bibliografico ragionato delle opere che Leopardi ha consultato sia nella biblioteca di famiglia sia fuori di Recanati, nel corso dei viaggi a Roma, Bologna, Milano, Firenze e Pisa. A questa ideale biblioteca zibaldoniana si aggiunge una nuova edizione dei cosiddetti «elenchi di letture», le liste-promemoria di libri, qui verificate sui manoscritti e per la prima volta annotate. La consultazione è agevolata da un indice analitico che comprende nomi propri, titoli di opere e concetti.

Giacomo Leopardi
(Recanati 1798 - Napoli 1837), il maggiore poeta, prosatore e pensatore italiano della modernità, pubblicò in vita due grandi opere, i Canti e le Operette morali. Solo l’emersione, dopo la sua scomparsa, di una sterminata produzione manoscritta e priva di compimento (si pensi, prima di tutto, allo Zibaldone) ha rivelato ai posteri il suo profilo più autentico; quello, cioè, di un autore irriducibilmente “intenzionale”, animato da una feconda forza “inaugurante”.

sabato 12 settembre 2026

Karim Zaimović - IL SEGRETO DELLA MARMELLATA DI LAMPONI - Racconti edizioni


Karim Zaimović
IL SEGRETO DELLA MARMELLATA DI LAMPONI
(titolo originale Tajna džema od malina, BH Dani, Sarajevo))
traduzioni di Enrico Davanzo, Dino Huseljić
prefazione di Dino Huseljić
illustrazioni di copertina di  Toni Demuro
Racconti edizioni
pp. 295, euro 16
ISBN 9791280854308

«I racconti contenuti in questo libro, tradotti per la prima volta in italiano, sono tra le più vivide e inaspettate testimonianze di come lo spirito umano possa resistere alla barbarie della guerra ricorrendo alla fantasia, all’ironia e al gioco intellettuale.» – Enrico Davanzo

«Il segreto della marmellata di lamponi è un libro di culto in Bosnia ed Erzegovina, un’opera di altissima qualità letteraria, eccentrica e innovativa, oltre che un monumento della resistenza culturale e civile opposta da Sarajevo al più lungo assedio della storia moderna.» – Dino Huseljić

All’inizio degli anni ’90, mentre alcuni nostri “compatrioti” si aggiravano per le colline di Sarajevo tirando al bersaglio sui civili, un giovane scrittore appassionato di fumetti decise che la città aveva bisogno di un po’ di letteratura. Durante l’assedio, sulle frequenze della mitica Radio Zid, il conduttore di Giuseppe e i suoi fratelli si mise a raccontare le storie di cui i sarajevesi avevano più bisogno. Quella del celebre scrittore Nigel Breen, scomparso in circostanze misteriose dopo una vita in giro per il mondo. Del sarajevese Jakob Esalović, l’uomo che aveva ispirato Walt Disney per il volto di Pippo. Di Dobroslav Mihčić, lo scrivano che aveva narrato le sue imprese contro il vampiro Hirschfitz in un libro scampato all’incendio della Vijećnica. In una Sarajevo riportata al centro del mondo, fra biografie fittizie e sortite borgesiane, la storia e l’attualità venivano così reinventate, come l’autore stesso della loro riscrittura. Nell’ultimo racconto del Segreto della marmellata di lamponi – il testamento di quell’esperienza letteraria – il protagonista Karim Zaimović è indeciso su come far finire la sua storia. Il suo antagonista sta per sparare a caso sulla città. Quando un ordigno vero colpisce la cabina del conduttore.

Karim Zaimović (Sarajevo, 1971-1995) è stato uno scrittore bosniaco. Esperto e critico di fumetti, da giornalista ha lavorato per Radio Sarajevo e si è occupato della sezione culturale della rivista Dani. Le sue vicende sono legate a quelle di Radio Zid e alla conduzione della trasmissione Giuseppe e i suoi fratelli durante l’interminabile assedio di Sarajevo da parte dell’Armata popolare jugoslava e delle forze serbo-bosniache. Nel 1995, poco più che ventenne, sarebbe morto a causa delle ferite riportate dopo l’esplosione di una granata. Oltre a due romanzi incompiuti e alla sua storia di resistenza ci ha lasciato questo libro: Il segreto della marmellata di lamponi.



Una serata in ricordo di Karim Zaimović

Libreria Spazio Sette
Via dei Barbieri, 7 – 00186 Roma 
Venerdì 18 settembre 2026
Ore 18.30
con Gianni Galleri, Dino Huseljić,
Lajla e Ašida Zaimović

In collaborazione con
Meridiano 13, spazio sette – Libreria
con il patrocinio dell'Ambasciata di Bosnia ed Erzegovina
nella Repubblica Italiana


Carlos María Alsina - AFFRONTARE LA SCENA - Audino

 

Carlos María Alsina
AFFRONTARE LA SCENA
5 dialoghi e 7 monologhi per interpretare un personaggio

(titolo originale La situación teatral. 5 diálogos y 7 monólogos para enfrentar la escena)
traduzione di Cristiana Zanetto
Dino Audino editore
collana Manuali | 303
settembre 2026
pp. 136, € 15,00
ISBN 9788875276393
 

Qual è la specificità del lavoro dell’attore? Che cosa fare, nella pratica, quando si deve dare vita a un personaggio sulla scena? A partire dalle due domande fondamentali su cui si basa il Metodo delle azioni fisiche “che cosa vuole il mio personaggio?” e “che cosa gli si oppone?”, il libro prende per mano l’attore e, attraverso l’esame di cinque dialoghi e sette monologhi famosissimi, mostra come si invera il suo lavoro. Coinvolto nelle pagine di questo libro come se stesse partecipando a un workshop, il lettore vive l’opportunità di sperimentare – via via – tutti gli step necessari ad affrontare la scena. È questo ciò che «l’attore crea e nel quale si oggettiva. [...] egli esce dalla sua interiorità, attraverso un processo graduale, per diventare “qualcosa” che si può vedere e sentire». Il volume è perciò una guida per impadronirsi degli strumenti che servono per affrontare la messa in scena di un testo drammaturgico in maniera da non smarrirsi nel vuoto del “e adesso che faccio?”. Indirizzato a coach, registi e interpreti, un percorso che parte dall’improvvisazione fisica e porta a capire come si può far emergere dalla propria performance il senso dell’autenticità e del bello. Un testo dedicato a chi deve confrontarsi con un provino ma, anche, mettersi alla prova nella regia o nella direzione degli attori.
 
Carlos María Alsina
, argentino, è autore, regista e didatta. Ha scritto 60 testi teatrali rappresentati in America Latina, Stati Uniti, Europa. Ha allestito 100 regie. Ha vinto premi in Argentina, Cuba, Brasile, New York, Miami. È noto in Italia per i suoi workshop di recitazione e per le sue regie Attualmente svolge la sua attività nel Teatro Indipendente El Pulmón in Argentina e in Europa.