martedì 15 settembre 2026

Ilan Pappé - LA FINE DI ISRAELE - Fazi


Ilan Pappé
LA FINE DI ISRAELE
Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina
(Titolo originale: Israel on the Brink and the Eight Revolutions that Could Lead to Decolonization and Coexistence)
traduzione di Nazzareno Mataldi
progetto grafico della copertina di XXY Studio
Fazi editore
collana Le Terre | 289
ottobre 2025
pp. 288, euro 18,50
ISBN 9791259677273

 
«Stiamo assistendo all’inizio della fine dello Stato di Israele». Dopo il 7 Ottobre e il genocidio a Gaza, il progetto sionista in Palestina – il tentativo secolare dell’Occidente di imporre uno Stato ebraico in un paese arabo – è destinato a una «disintegrazione inevitabile». È la tesi del celebre storico israeliano Ilan Pappé che, dopo opere considerate pietre miliari nella storiografia del conflitto israelo-palestinese, in questo nuovo volume sposta lo sguardo sul futuro di Israele e della Palestina. Diviso in tre parti, nella prima – Il collasso – Pappé esamina il fallimento del cosiddetto “processo di pace” ed evidenzia le fratture profonde che minacciano la stabilità di Israele: l’ascesa del sionismo religioso, le crescenti divisioni all’interno della società israeliana, l’allontanamento dei giovani ebrei dal sionismo, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale alla causa palestinese, la crisi economica e la messa in discussione dell’invincibilità militare di Tel Aviv. Nella seconda parte – La strada per il futuro – l’autore delinea sette mini-rivoluzioni cognitive e politiche necessarie per costruire un avvenire migliore per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa sul modello sudafricano, dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell’identità collettiva ebraica. Nella terza parte – La Palestina del dopo-Israele, anno 2048 – Pappé offre una preziosa visione di speranza e riconciliazione. Immagina un domani in cui le mini-rivoluzioni hanno avuto successo e descrive come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la guarigione delle ferite del passato. Summa dell’analisi storico-politica di Pappé, La fine di Israele è un contributo fondamentale per comprendere l’insostenibilità del progetto sionista e la via possibile per la pace in Palestina.
 
Ilan Pappé
è professore di Storia all’Istituto di studi arabi e islamici e direttore del Centro europeo per gli studi sulla Palestina presso l’Università di Exeter, nonché autore di oltre una dozzina di libri tra cui il bestseller La pulizia etnica della Palestina (Fazi Editore, 2008), tradotto in quindici lingue. Fazi Editore ha inoltre pubblicato Palestina e Israele: che fare?, scritto insieme a Noam Chomsky (2015), La prigione più grande del mondo. Storia dei Territori Occupati (2022), Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina (2024) e La fine di Israele (2025).



Sara Ahmed - NON DICIAMO NO DA SOLE - Fandango

 
Sara Ahmed
NON DICIAMO NO DA SOLE
Arte e attivismo di denuncia

traduzione di Michela Baldo e feminoska
(titolo originale Complaint!, Duke University Press, 2021)
Fandango Libri
collana Documenti
settembre 2026
pp. 408, euro 22
ISBN 9791256361908

 
Con la lucidità e la forza che l’hanno resa una delle pensatrici femministe più influenti del nostro tempo, Sara Ahmed torna con un saggio che è insieme analisi politica e chiamata all’azione.
In Non diciamo NO da sole Ahmed smonta con precisione feroce l’anatomia della denuncia: come le istituzioni costruiscono ambienti ostili, come isolano chi parla, come trasformano la protesta in “disturbo”, la sofferenza in “esagerazione”, la verità in “lamentela”. Questo libro è teoria e testimonianza, rabbia e gioia, analisi e chiamata collettiva. Cosa accade quando qualcuno decide di lamentarsi, di segnalare un’ingiustizia, di dire basta? Che si tratti di razzismo sul lavoro o molestie nell’università, denunciare un’istituzione può significare esporsi, essere isolate, trasformarsi – agli occhi degli altri – in un problema. Ahmed mostra come le istituzioni producano ambienti ostili che stigmatizzano chi parla, mentre l’ingiustizia resta intatta. Ma questo libro fa molto di più: traccia un percorso per imparare ad ascoltare con “orecchie femministe”, andando oltre la semplice convalida e affrontando le radici profonde della disuguaglianza.
Intrecciando testimonianze e scene della vita quotidiana, Ahmed ci insegna che lamentarsi non è solo un atto individuale: è un modo per costruire solidarietà, creare legami, immaginare ambienti migliori.
 
Sara Ahmed
è una scrittrice femminista e studiosa indipendente. Lavora sull’intersezione tra studi femministi, queer e razziali. La sua ricerca riguarda il modo in cui prendono forma corpi e mondi e come il potere viene assicurato e messo in discussione nella vita quotidiana e nelle culture istituzionali. Fino alla fine del 2016, è stata professoressa di studi razziali e culturali presso la Goldsmiths University of London, dopo aver insegnato Women Studies presso la Lancaster University. Si è dimessa dal suo incarico alla Goldsmiths per protestare contro la mancata gestione del problema delle molestie sessuali. Ha pubblicato dieci libri, tra cui il classico cult Living a feminist life, descritto su The Paris Review come “totem del postmodernismo femminista, teoria degli affetti e fenomenologia queer”. Fandango Libri ha pubblicato: Un’altra cena rovinata. Saggi Scelti (2023) e Il manuale della femminista guastafeste (2024).

Nicoletta Sipos - TRE GIORNI - Ares


Nicoletta Sipos
TRE GIORNI
Storie dalla Shoah

Edizioni Ares
collana Narratori
settembre 2026
pp. 128, € 14,00
ISBN 9788892988170

 
Una giovane italiana fugge verso l’Ungheria. Non è una spia, non cerca lavoro. Desidera solo raggiungere l’uomo che ama.
Sette famiglie si ritrovano in una casa ai margini della Grande pianura ungherese: insieme, attendono la deportazione tra sconforto e illusioni.
Un medico ebreo, sul treno che lo porta alla camera a gas, non vuole arrendersi a un destino già scritto.
Tre storie, apparentemente slegate, si snodano tra 1939 e 1944 in un’Europa straziata dalla guerra e dalle persecuzioni.

Sì, vuole questo uomo e la vita che lui può darle, pericoli compresi. Sì, siamo giovani e decisi, il futuro è nelle nostre mani. Ieri avevo un po’ di paura, oggi so che ce la caveremo.”
“Non si cita la meta del viaggio, né lo scopo, né la durata.

Nicoletta Sipos
ha pubblicato romanzi e racconti in Italia, in Germania e in Francia. Cura la rubrica di libri del settimanale Chi e collabora da tempo con la rivista Studi cattolici. Si è più volte occupata della Shoah in Ungheria, a partire da La promessa del tramonto (Garzanti, 2016), e ha raccontato ne La guerra di H (Piemme, 2023), attraverso la storia di suo marito (classe 1931), il dramma dei bambini tedeschi travolti dalla guerra del Reich. Per Ares ha firmato il thriller Lena e il Moro (2020) e la raccolta di racconti Tre giorni. Storie dalla Shoah (2026). Scrive su Substack Due parole con Nicoletta Sipos.


Giovanni Testori - SAN FRANCESCO, IL BARBARO DI DIO - Il Saggiatore

 
Giovanni Testori
SAN FRANCESCO, IL BARBARO DI DIO
a cura di Giuseppe Frangi
postfazione di Marco Marino
Il Saggiatore
settembre 2026
pp. 112, euro 14
ISBN 9788842837343


Scritto nel 1981 in occasione di un convegno per gli ottocento anni dalla nascita del santo e mai pubblicato prima, San Francesco, il barbaro di Dio raccoglie le riflessioni dello scrittore Giovanni Testori attorno alla figura di Francesco d’Assisi. Un’indagine che è anche una meditazione sulla religione e sulle sue istituzioni, il tentativo di rispondere in modo nuovo e personale alla domanda che da sempre ha circondato questa figura enigmatica e carismatica: chi era veramente frate Francesco?
Attraverso un sofferto rapporto con le fonti, «quelle testimonianze così dirette da parer scalfite nella carne e nell’ossa», Testori intende in queste pagine ribaltare le tante letture favolistiche della biografia del santo, dando vita a un ritratto di «un realismo senza scampo». Il suo obiettivo è far emergere con chiarezza la radicalità della scelta di vita francescana e restituirne la verità carnale: rimuovere la patina dell’interpretazione faziosa dall’esperienza bruciante dell’esistenza; rompere l’irrealtà del «mondo costruito» e della «malattia d’astrazione» del contemporaneo con l’esempio di un uomo che le vesti del «barbaro» le ha cercate, indossate e vissute ogni giorno.
San Francesco, il barbaro di Dio è la testimonianza dell’incontro spirituale e intellettuale tra due anime affini: contraddittorie e libere, devote ed eretiche allo stesso tempo, attraversate da un identico desiderio di ascoltare e abbracciare gli ultimi del mondo.

Un estratto
Chi, riaperte quelle che usano chiamarsi Fonti francescane, vi si sia lentamente stretto e abbracciato, ovvero stretto e abbracciato ne sia stato, tentasse poi di paragonare l’immagine che, di Francesco, prorompe da quelle testimonianze così dirette da parer scalfite nella carne e nell’ossa, anzi scolpite proprio con lei, la carne, e con loro, le ossa; chi, dicevo, tentasse poi di paragonare quell’immagine all’altra che, nel giro dei secoli, abbiam lasciato che, di lui, restasse nell’aria, libellula, forse santa, ma dolciastra e mielosa, certo eccedentemente fiabesca, quando non interessatamente naive, avrà la certezza che qualcosa come un tradimento sia stato perpetrato sul corpo e sull’anima del grande, roccioso, umile, assoluto, tronchico, «cruciato» e inevitabile Santo d’Assisi. Appena poi volessimo addentrarci più in profondo nei termini di quel confronto, non potremmo non dare a tale tradimento il nome che gli compete; quello dell’astrazione. Dunque d’un modo d’esistere, anzi di non-esistere o d’ipotizzare la vita, il suo sigillo creaturale, la sua urgenza caritativa e resurrezionale, infine il suo stesso primo e ultimo significato; un modo che abita esattamente agli antipodi di ciò che fu l’esperienza di Francesco come la si evince da quelle Fonti; cioè a dire dai suoi scritti e dagli altri che, concernendolo, furono a lui così vicini o così addosso nel tempo da potersi dire coèvi: ovvero «trascrizioni», sulla cui fedeltà di fondo, verrebbe da dire di «materia», dunque, di realtà e concretezza, non pare possibile nutrir dubbi.
Noi ci chiediamo allora se quest’altro peccato d’astrazione, mascherato di sensibilismo intimistico e dal correlato, pietistico espansionismo, l’uno e l’altro più accorti che accorati, non rifletta, nel caso specifico di lui, Francesco, ciò che con ogni probabilità rappresenta lo stato più degradato, proprio perché in nulla drammatico, d’una presunta ontologia della fede, anzi, d’una presunta ontologia del cristianesimo che ha proceduto e procede nella continua, razionalizzata separazione tra Parola e vita, tra Parola e nascita, tra Parola e storia, tra Parola e morte, tra Parola e resurrezione; per dir tutto e con più responsabile chiarezza tra Parola e carne; e che, dunque, ha proceduto e procede nel senso inverso a quello, segnato una volta per sempre, dall’evento dell’Incarnazione. E qui la parola «senso» la si usa anche nei confronti di ciò che fu ed è tempo; e di ciò che fu ed è spazio.
Potremmo cominciare con l’esame linguistico d’uno dei titoli che, in tali Fonti, risulta tra i più famosi. Tale titolo è, in latino, Legenda; Legenda Maior, appunto, e Legenda minor, a proposito dei due memorabili testi di Bonaventura da Bagnoregio. Dove il gerundivo «cosa da leggersi» è passato via via, a significare un traslato favolistico; e, dimettendo così il suo stretto e non facilmente superabile termine d’invito e, quasi, d’imperativo alla lettura e alla meditazione che ne deriva, ha, piano piano, aperto un sonnolento interrogativo circa la veridicità stessa dei fatti narrati; alleggerendoli sempre di più e sempre di più spostandoli verso la vaghezza dei possibilismi simbolici. Questo, nei casi meno gravi. Ché, nei più gravi, usati e frequentati, tale alleggerimento ha sostituito il peso stesso della realtà con la levità delle affabulazioni defluite da nuclei storici non più recuperabili o il cui recupero non riesce più a interessare. Per arrivare a un esempio: tale metodo ha con certezza sostituito alla realtà lucente, responsabilizzante e, a suo modo, schiantante del miracolo, l’irrealtà del miracolismo; buono, forse, per ogni soluzione mediana, ma altresì per ogni patteggiamento; fin pei patteggiamenti proprio all’ironia, se non addirittura a quelle forme di leggerezza e indifferenza somme, che collimano poi con lo scherno e il rifiuto.

Giovanni Testori
(Novate Milanese, 1923 - Milano, 1993), scrittore, giornalista, pittore, critico d’arte e drammaturgo, è stato uno degli intellettuali più prolifici e complessi del secondo Novecento italiano. Tra le sue numerose opere ricordiamo Il dio di Roserio (1954), Il ponte della Ghisolfa (1958) – primo capitolo del più ampio ciclo I segreti di Milano –, le sceneggiature teatrali L’Arialda (1960) e In exitu (1988), la Trilogia degli scarozzanti composta da L’Ambleto (1972), Macbetto (1974), Edipus (1977), oltre alle pubblicazioni postume Luchino (2022) e Con Roberto Longhi. Lettere e scritti (2026).



Danny H. Cortese - DIVENTARE FREDDIE MERCURY - Vololibero

 
Danny H. Cortese 
DIVENTARE FREDDIE MERCURY
Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera

prefazione di Claudio Trotta
Vololibero edizioni
settembre 2026
pp. 128, euro 20
ISBN 9788832085631


Come nasce una leggenda? Come può un giovane parsi, emigrato e invisibile, trasformarsi in Freddie Mercury, una delle icone più potenti della musica contemporanea?Lontano dalla biografia tradizionale, questo saggio racconta la costruzione di un'identità artisticaunica attraverso il concetto di maschera: non un travestimento, ma una forma di creazione di sé. Inun percorso che intreccia musicologia, filosofia, psicologia e teoria teatrale, la vicenda di FarrokhBulsara si illumina alla luce della Commedia dell'Arte, di Oscar Wilde e Fernando Pessoa,dell'estetica camp e della straordinaria fusione tra rock e opera che ha segnato la sua visioneartistica.Dalla nascita dei Queen alla collaborazione con Montserrat Caballé, emerge il ritratto di un artistache ha trasformato la diversità in forza creativa e il proprio corpo in un'opera d'arte totale.Un libro per studiosi, appassionati e fan dei Queen che desiderano andare oltre il mito e scoprirecome Freddie Mercury abbia inventato sé stesso.

Danny H. Cortese
, nato a Gallipoli, dove vive attualmente, nel 1968, approda alla regia teatrale e alla ricerca performativa dopo un percorso nel giornalismo culturale.
Nel 2008 fonda Officina Chinaski, compagnia con cui sviluppa progetti di drammaturgia sperimentale, rassegne culturali, reading, cineforum e attività formative.
Parallelamente all'attività teatrale, ha pubblicato opere di poesia e prosa poetica.