"MA S’IO AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO"
Su MillenniuM la storia d’Italia raccontata da Francesco Guccini attraverso 38 canzoni
MillenniuM n. 106
settembre 2026
pp. 144, euro 15
ISBN 9791281985254
Eskimo e il ’68, ma questa è facile. Allora aggiungiamo Canzone delle osterie di fuori porta e gli anni di piombo. Bologna e la strage del 1980. Nostra signora dell’ipocrisia e il berlusconismo. Cirano e i talk show. E così via. Il nuovo numero di MillenniuM racconta cinquant’anni di storia d’Italia attraverso le canzoni di Francesco Guccini, il grande cantautore che ci ha lasciati il 6 agosto, a 86 anni. Si parte dal primo capolavoro, composto nel 1965: Dio è morto, censurato in Rai e apprezzato da Radio Vaticana. Si arriva all’album che chiude (parzialmente) la carriera musicale, L’Ultima Thule, con Il testamento di un pagliaccio. Dove i pagliacci siamo noi, “noi cittadini, umiliati da situazioni sconcertanti”, chiarì Guccini nelle interviste di lancio (ascolta la playlist).
MillenniuM approfondisce gli aspetti più politici e civili di un personaggio che è stato a tutti gli effetti un intellettuale e un poeta: le sue canzoni sono dense di riferimenti letterari, filosofici e storici, frutto di molte letture, e spaziano fra l’ironico, il malinconico, il nostalgico, l’indignato. Gabriella Fenocchio, italianista che ha curato al sua opera omnia, e Giulia Ichino, editor di tanti suoi libri, ragionano proprio sulla sua dimensione poetica e intellettuale. Il suo coautore di tanti gialli appenninici, Loriano Macchiavelli, racconta come è nato il libro Tempo da elfi e regala a MillenniuM un piccolo saluto all’amico scomparso. Del libro, e della comunità anarchica che dagli anni Settanta vive di natura sull’Appennino pistoiese, ci parla il suo protagonista in carne e ossa, Giacomo Torpia, membro storico della comunità. Guccini volle incontrarlo e Torpia divenne il protagonista del giallo. MillenniuM rievoca poi il 1977 e la stagione dei processi pubblici ai cantautori di successo: Guccini fu messo nei guai da un’intervista rubata da Grand Hotel, rivista che oggi diremmo di gossip, ma se la cavò a modo suo, con l’ironia. L’intento non è un resoconto reducistico, anzi. Un’inchiesta dà voce ai giovani che, alla notizia della morte del cantautore di Pavana, hanno improvvisato schitarrate in piazza. Perché a vent’anni si è gucciniani davvero. Gli articoli sono accompagnati dalle playlist dei brani citati, che saranno pubblicate sulle piattaforme di musica in streaming.

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