martedì 20 ottobre 2026

Gianni Barone intervista Flor Canosa

 

Buongiorno Flor, finalmente i nostri lettori possono fare la tua conoscenza, anche se per ora soltanto a distanza.
Puoi fare in poche parole una presentazione di te stessa, come scrittrice e come donna impegnata anche in altre attività?

Buongiorno, è un piacere salutare i lettori della bella casa editrice Il ramo e la foglia edizioni, che ringrazio molto per avermi aperto le porte.
Credo che, come scrittrice e donna lavoratrice, affronto come tutti le sfide della mia generazione e della mia classe sociale. Forse tutti noi autori nutriamo il sogno o la fantasia di poterci dedicare esclusivamente alla scrittura, ma è evidente che per la maggior parte di noi questo non è possibile. Perciò dobbiamo adattarci e rendere compatibili le ore che dedichiamo alla scrittura e alla lettura al nostro lavoro e non solo: ci sono anche gli impegni familiari e il tempo da dedicare alle amicizie. Nel mio caso, lavoro come docente all’Università di Buenos Aires da più di venti anni e, in questo senso, mi ritengo molto fortunata perché mi trovo nel contesto del mondo delle idee e perché mi rimane molto tempo libero per la mia attività di scrittrice. E aggiungo che “tempo libero” è un elemento fondamentale per noi scrittori, perché possiamo continuare a scrivere e a leggere; ciò è essenziale per il nostro lavoro anche se non lo possiamo considerare un tempo remunerato. In particolare questo vale per noi scrittori nati e operanti in regioni del mondo instabili e martoriate, dove sono molto pochi gli autori che hanno ottenuto la “professionalizzazione” della propria scrittura.
Completo le informazioni su me stessa dicendo che sono madre e che in questo momento mio figlio è entrato nella maggiore età. Devo però aggiungere che per molti anni la cura e l’educazione del figlio erano altri fattori che hanno aggiunto complessità alla pratica della professione. Comunque la scrittura possiede la forza per farsi spazio e per superare ogni ostacolo. Si dorme di meno, si rubano ore al lavoro: è una pulsione che, parlo per me, non potrei tenere a freno. Il mio primo libro è stato pubblicato nel 2015 grazie a un concorso letterario che avevo vinto con il mio romanzo “Tette”, ma posso dire di essermi dedicata alla scrittura da una vita, senza sapere se sarei mai riuscita a farmi pubblicare. Ci sono molti preconcetti sull’immaginario dello scrittore, per esempio che vive in un mondo di privilegi, di considerazione e riconoscimenti, ma non sempre è così. In questo mondo bisogna stare sul pezzo e lottare giorno dopo giorno. Eppure, nonostante tutto, non riuscirei mai a immaginare un mondo senza libri.

Grazie. Per concludere, puoi sintetizzare la trama e la poetica del romanzo “Gli accidenti geografici” che Il ramo e la foglia sta per pubblicare e dirci come si colloca rispetto ai tuoi lavori già usciti in Italia? (“Tette”, “La seconda lingua madre”, “Polpa”)

“Gli accidenti geografici” è un romanzo che parla dell’amore e delle relazioni umane, ma non in chiave realistica. Ho immaginato una specie di multiverso, dove una stessa coppia si conosce o procede nella propria relazione in differenti geografie. Oslo, Roma, Buenos Aires e Manta in Ecuador. Il clima, la geografia e la società modificano le maniere per costruire un vincolo. È un romanzo sulle infinite possibilità e allo stesso tempo una storia di Doppelgänger, di chi siamo agli occhi dell’altro.
Nella mia letteratura cerco sempre di proporre contenuti differenziati. Amo particolarmente esplorare i generi e forse questa inquietudine nasce dalla mia formazione cinematografica. Per questo, benché tutti i miei libri abbiano in comune una certa ossessione legata al corpo e alle relazioni, “Tette” è un romanzo realista e pop, quasi una commedia drammatica, mentre “Polpa” è una distopia di body horror e sessualità esplicita in una società che proibisce il dolore, e “La seconda lingua madre” è una storia cyberpunk su una maternità mostruosa e malata. Tre miei romanzi sono stati tradotti in italiano da Giovanni Barone, ormai esperto della mia scrittura e dotato di intelligenza e sensibilità enormi. Con i quattro romanzi tradotti in italiano, credo che ci si possa fare un’idea abbastanza completa del mio lavoro e della mia ricerca creativa.

Grazie Flor, ti auguriamo un percorso letterario ricco di contributi sempre più importanti e speriamo che il filo che ci unisce alla tua scrittura sia sempre più forte e stimolante e anche di poter leggere in futuro altre tue opere.
Grazie di cuore e buona lettura a chi vorrà confrontarsi con i suggestivi contenuti del tuo romanzo “Gli accidenti geografici”.


Sono io che ringrazio voi e tutti i lettori italiani. Per me è un onore immenso che la letteratura argentina possa essere letta nel vostro paese, al quale mi legano lacci familiari e che, come viaggiatrice, amo profondamente. Verranno altri libri senz’altro; è un impulso per me impossibile da trattenere.




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