mercoledì 21 ottobre 2026

Alistair MacLeod - LA TERRA DEGLI ALBERI - La Nuova Frontiera

 
Alistair MacLeod
LA TERRA DEGLI ALBERI
(titolo originale No Great Mischief, 1999)
traduzione di Elvira Grassi
La Nuova Frontiera
collana La frontiera selvaggia
ottobre 2026
pp. 320, euro 21,50
ISBN 9788883735240

 
“Questi sembrano essere i fatti, quantomeno alcuni; le fantasie, invece, sono tutte mie. E come nel caso delle canzoni gaeliche, non sono io a decidere di riportarli a galla, né mi impongo di farlo. Sono lì e basta, appartengono a quello che, perfino nella mia vita relativamente breve, sembra già un passato lontanissimo.”
Highlands scozzesi, 1779. Costretto a lasciare la sua terra, Calum MacDonald salpa con la numerosa famiglia verso il Nuovo Mondo. Dopo un lungo viaggio, approdano in quella che chiamano “la terra degli alberi”: la Nova Scotia. Qui i MacDonald danno vita a un clan coeso e inconfondibile, custode di un’identità tenace, destinata ad attraversare i secoli.
Duecento anni più tardi, è Alexander MacDonald a raccoglierne l’eredità. Sopravvissuto da bambino a una tragedia che lo ha reso orfano, Alexander ha costruito lontano da Cape Breton una vita apparentemente stabile. Il fratello maggiore, Calum, è invece rimasto indietro, ai margini di una Toronto segnata dalla povertà. Eppure, per entrambi, il passato non smette di farsi sentire.
Alistair MacLeod firma uno dei romanzi più amati della letteratura canadese: una profonda riflessione sull’eredità, sulla lealtà e sui legami di sangue che, al di là del tempo e della distanza, continuano a definirci.

Come comincia
Mentre do inizio a questo racconto, qui nell’Ontario sudoccidentale è il dorato mese di settembre. Nello splendido sole autunnale la generosità della terra è quasi travolgente, come se prendesse corpo una poesia di Keats. I banchetti lungo la Highway 3 sono carichi di cesti di prodotti agricoli e composizioni di piante e fiori. I cartelli invitano a “fare la propria raccolta” e si vedono intere famiglie dedite proprio a questo: c’è chi si china e chi si raddrizza, chi barcolla reggendo canestri traboccanti e chi si arrampica su scale a pioli infilate tra i rami di meli e peri. Nelle aziende agricole più estese, il grosso della raccolta è affidato a braccianti stranieri, anche loro, spesso, con le famiglie al seguito. Non “fanno la propria raccolta” loro, ma quella che gli garantirà un salario da portarsi via al momento di ripartire. Questa non è la loro terra. Molti arrivano dai Caraibi, altri sono mennoniti del Messico, altri ancora canadesi francofoni del New Brunswick e del Québec. Nei terreni già setacciati, i trattori attraversano i campi che imbruniscono, rivoltando le vecchie colture per preparare il suolo alle nuove. Stormi di gabbiani fiduciosi e riconoscenti li seguono con i loro gridi rauchi. Una volta, nei dintorni di Leamington, mia nonna, che in quel periodo era venuta a trovarci, scoppiò in lacrime alla vista dei pomodori scartati e troppo maturi che venivano interrati dall’aratro. Pianse per quello che definiva “uno spreco terribile” e dovemmo quasi bloccarla per impedirle di correre nei campi a “salvare” i pomodori dal loro destino tra i solchi in avanzamento. Si trovava a duemilaquattrocento chilometri dal suo pentolone per le conserve, lei che per decenni aveva passato i mesi estivi e autunnali ad accudire le sue preziose pianticelle in un terreno roccioso e in stagioni vegetative assai brevi. In autunno raccoglieva gli sparuti pomodori verdi superstiti, li disponeva sui davanzali e di tanto in tanto li girava nella speranza che maturassero al pallido sole che filtrava di sbieco dai vetri. Per lei erano preziosi, rari, e sofferti. Quei pomodori sacrificati che aveva visto nei dintorni di Leamington la gettarono nello sconforto per giorni. Non poteva farci nulla, immagino. Talvolta è difficile scegliere, o non scegliere, le cose da cui lasciarsi scuotere nei momenti meno opportuni. (...)

Alistair MacLeod (1936-2014) è stato uno dei grandi maestri della narrativa canadese contemporanea. Nato a North Battleford, in Saskatchewan, da una famiglia di origini scozzesi e cresciuto a Cape Breton (Nova Scotia), ha trasformato quel paesaggio aspro e memorabile nel centro poetico e simbolico della sua intera opera. La terra degli alberi (1999) è considerato un capolavoro assoluto della letteratura canadese moderna. Tra i riconoscimenti ricevuti dall’autore: l’International Dublin Literary Award (2001), il Lannan Literary Award for Fiction (2003), il PEN/Malamud Award for Short Fiction (2009) e l’onorificenza di Officer of the Order of Canada (2008).


Nessun commento:

Posta un commento