venerdì 9 ottobre 2026

Jacques Derrida - APORIE - Orthotes

 
Jacques Derrida
APORIE
(titolo originale Apories. Mourir – s'attendre aux «limites de la vérité», Éditions Galilée, 1993)
tradizione e cura di Emma Lavinia Bon
Orthotes editrice
collana Rendere visibile (V)
2026
pp. 122, € 16,00
ISBN 9788893145800

 
Aporie. Morire – attendersi (a)i «limiti della verità»: così Derrida ha intitolato la relazione tenuta il 15 luglio 1992 nel corso di una delle celebri “decadi”, le conferenze di dieci giorni che dal 1952 hanno luogo presso il castello di Cerisy-la-Salle, in Normandia. La conferenza aveva per tema generale il passaggio dei confini, questione dalla quale il filosofo francese trae innumerevoli linee di fuga, le une intrecciate alle altre in un geroglifico la cui decifrazione chiama a testimonianza, in quest’occasione più che altrove, la singolarità del lettore. Perché passare il confine significa innanzitutto passare il limite che separa la vita dalla morte, e la morte è sempre “la mia morte”. Ma è possibile pronunciare l’espressione “la mia morte”? Si può parlare, dall’al di qua della vita, dell’al di là della morte? O, forse, non possiamo che sostare presso questo confine che la parola non potrà in alcun modo valicare? Assumendo la morte come esempio privilegiato, e confrontandosi dapprima con l’opera di alcuni antropologi della morte francesi, poi con l’inaggirabile definizione della morte che domina i paragrafi centrali di Essere e tempo, la riflessione di Derrida mira a destabilizzare proprio le nozioni di confine, limite, frontiera. Tracciata e ritracciata a seconda dei differenti ambiti del pensiero, delle compagini concettuali e delle appartenenze culturali, la linea che separa la vita dalla morte si sfrangia e si aggroviglia in una treccia inestricabile. Ecco, allora, l’aporia: l’impossibilità di varcare un limite, perché il limite stesso risulta sfuggente, infine indeterminabile.

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