lunedì 19 ottobre 2026

Linda Dittmar - HOMELANDS - Bordeaux

 
Linda Dittmar
HOMELANDS
Israele e Palestina: viaggio nella terra contesa

(titolo originale Tracing Homelands. Israel, Palestine and the Claims of Belonging, Interlink Books, 2023)
traduzione di Eleonora Di Fortunato
prefazione di Anna Foa
Bordeaux edizioni
ottobre 2026
pp. 320, € 26,00
ISBN 9791259632920

 
Che cosa accade quando un paesaggio che crediamo di conoscere comincia a rivelarci storie che non avevamo mai visto? Da questa domanda prende avvio il racconto autobiografico di Linda Dittmar, una storia che diventa progressivamente indagine critica sulla memoria e sulle narrazioni che contribuiscono a costruire l’identità. Durante una serie di viaggi in Israele, Dittmar inizia a osservare i luoghi della sua infanzia con uno sguardo nuovo e a metterli in dialogo con le tracce fino ad allora non viste della storia palestinese. Il paesaggio – foreste, villaggi, strade, rovine – diventa una vera e propria fonte di interrogazione storica: i luoghi rivelano stratificazioni inattese di memoria, mentre episodi quotidiani, come una deviazione fortuita o la visita a un sito archeologico, si trasformano in momenti di improvvisa consapevolezza. Dietro la superficie emergono le tracce della tragedia nella Nakba, “la catastrofe”, l’esodo forzato dei palestinesi durante la nascita dello Stato di Israele: villaggi scomparsi, comunità disperse, vite cancellate o costrette all’esilio, memorie a lungo rimaste ai margini del racconto dominante. Intrecciando esperienza personale, osservazione culturale e riflessione politica, Dittmar mostra come i paesaggi possano custodire memorie contrastanti e che il confronto con ciò che è stato ignorato o cancellato è parte essenziale di ogni percorso di comprensione.

Dalla Prefazione di Anna Foa
Un libro che è al tempo stesso un libro di storia, un libro di memorie, il racconto di un lungo percorso di trasformazione, questo Homelands. Israele e Palestina: viaggio nella terra contesa di Linda Dittmar: la ricerca delle tracce dei villaggi palestinesi distrutti nel 1948; la storia della nascita dello Stato, inframezzata dalle memorie familiari; e il lento percorso attraverso cui una persona nata e cresciuta in Israele ed educata nei suoi miti di fondazione si accorge della nakba, l’esodo forzato dei palestinesi e la loro espropriazione, e cerca di spezzare il silenzio che la circonda. Un libro straordinario, straziante, che tocca al tempo stesso la mente e il cuore. Il libro è uscito negli Stati Uniti nel 2023 e ora ci viene qui presentato nella bella traduzione di Eleonora Di Fortunato, che conserva l’eleganza letteraria del testo originale. Nel frattempo, come sappiamo, molti eventi terribili si sono succeduti, rendendolo ancora più tragicamente attuale. La sua autrice, Linda Dittmar, è cresciuta in Palestina e ha assistito bambina alla nascita dello Stato, alla guerra del 1948 e alla cacciata dei palestinesi. I suoi bisnonni, che venivano da Odessa e sfuggivano ai sanguinosi pogrom della Russia zarista, erano stati fra i primi sionisti a popolare quella che sarebbe poi diventata Israele. La sua famiglia era aperta al rapporto con i palestinesi, e l’autrice ricorda con orgoglio che i suoi genitori aderivano al gruppo pacifista, marginale ma importante, di Brit Shalom. E questo rende ancora più significativo il racconto della sua educazione nelle scuole all’eroismo e alla necessità di battersi per la sopravvivenza, e la sostanziale accettazione, anche nel suo mondo, del silenzio sulla Nakba. I palestinesi cacciati o costretti a fuggire nel 1948 avevano case, villaggi, moschee. E il percorso di cambiamento avviene in Linda Dittmar attraverso l’attenta indagine su quelle tracce. Dopo aver fatto l’esercito, è emigrata negli Stati Uniti, dove ha insegnato, e l’inizio della sua nuova consapevolezza risale agli anni della guerra del Vietnam, ai movimenti di protesta negli Stati Uniti. A un certo punto, con la sua amica, una fotografa non ebrea, inizia il lungo viaggio in Israele alla ricerca delle tracce materiali della Nakba, a partire dai fichi d’India, simbolo della resilienza palestinese. Quattro viaggi fra il 2005 e il 2008 attraverso cui cresce dolorosamente in lei la consapevolezza che l’Israele che considera la sua patria si è costruita sulla distruzione di tutto o quasi ciò che era là prima, che è diventata verde e fertile distruggendo la terra e le case dei suoi abitanti. Il percorso compiuto non si estende mai ai territori occupati, si svolge rigorosamente entro la linea verde del 1949: le terre assegnate ad Israele dall’Onu e quelle conquistate con l’armistizio del 1949. Le case e i villaggi distrutti che cerca sono dentro quella linea. In questi dolorosi viaggi, in questo arrancare nella polvere cercando un pezzo di muro, una casa rimasta in piedi, ci sono anche le persone che vi abitavano: negozianti palestinesi a volte ostili, altre amichevoli, guide di gruppi palestinesi che anch’essi ripercorrono le tracce dei villaggi perduti, e i fantasmi dei morti, in particolare di quelli dei massacri del 1948: Deir Yassin, un episodio rimasto nella memoria di tutti gli israeliani perché all’epoca aveva suscitato molte reazioni negative anche nel governo israeliano, e invece Tantura un episodio negato e cancellato, ora ricomparso alla luce in nuove ricerche e un film del 2022, Tantura, del regista Alon Schwarz. Anche in quel luogo muovono i loro passi Linda e la sua amica Deborah, senza sapere – emergerà solo più tardi – che il parcheggio dove lasciano la macchina copre una fossa comune. E ancora, l’incontro con il gruppo di israeliani che fa il loro stesso percorso, Zochrot, di cui inizialmente ignoravano l’esistenza e a cui si uniscono per un po’. Sono molti, in realtà, quelli che si interrogano, anche se troppo pochi per cambiare il loro mondo. (...)

Linda Dittmar
, scrittrice, insegnante e accademica israelo-americana, è autrice di " Tracing Homelands; Israel, Palestine, and the Claims of Belonging" . In parte saggio storico, in parte diario di viaggio e in parte memorie, è un racconto intrecciato dei primi anni dello Stato di Israele e della Nakba palestinese – la "catastrofe" dell'espulsione di massa – ricordato da una bambina israeliana che cresce fino all'età adulta e da un'adulta che ora vive negli Stati Uniti e che guarda a quella storia con occhi nuovi . Vincitrice di una borsa di studio per artisti del Massachusetts Cultural Council, i suoi scritti sono apparsi su The Massachusetts Review , Jewish Currents , il bollettino della Harvard Divinity School , Consequence e Nowhere magazine.
Linda, ora professoressa emerita, ha conseguito il dottorato di ricerca in inglese presso l'Università di Stanford. Ha insegnato letteratura e studi cinematografici all'Università del Massachusetts a Boston per quarant'anni, ricoprendo anche incarichi di visiting professor in India, all'Università di Tel Aviv, alla Tufts University e all'Università di Parigi. Tra le sue pubblicazioni accademiche figurano i libri " From Hanoi to Hollywood; the Vietnam War in American Film" e "Multiple Voices in Feminist Film Criticism" , oltre a una lunga collaborazione con il comitato editoriale della rivista Radical Teacher . Avendo radici familiari nella Palestina ottomana, continua a visitare spesso Israele.

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