mercoledì 16 ottobre 2019

Yan Lianke - GLI ANNI, I MESI, I GIORNI - Nottetempo


Yan Lianke
GLI ANNI, I MESI, I GIORNI
(年月日 - Nian yue ri)
Traduzione di Lucia Regola
Nottetempo
Collana Narrativa
pp.272, ottobre 2019, Euro 18,00, brossura


Incipit

L’anno della siccità senza fine, il tempo pareva ridotto in cenere e, se cercavate di afferrarli con la mano, i giorni vi si appiccicavano alle dita scottandovi come carboni ardenti. I soli erano sospesi sopra le teste degli uomini come anelli di una catena infinita. Dall’alba al tramonto il vecchio poteva sentire il puzzo di bruciato dei propri capelli ingialliti dal sole. A volte allungava la mano verso il cielo e immediatamente percepiva l’odore nero delle sue unghie bruciacchiate. Che giornata, maledizione! Imprecando senza sosta, uscí dal villaggio deserto e, calpestando un silenzio sconfinato, strizzò gli occhi, lanciò uno sguardo di traverso al sole e chiamò, su, cieco, andiamo! Il cane cieco, dopo aver ascoltato rispettosamente il rumore attutito dei suoi passi stanchi, si mise a seguirlo, e i due, come ombre, lasciarono il villaggio. Il vecchio salí verso la cresta della montagna, pestando il sole sotto i piedi, e facendolo scricchiolare. I raggi di luce che cadevano obliqui dalla parte orientale della catena montuosa gli sferzavano il viso, le mani, le punte dei piedi, straziandolo come fossero canne di bambú. Avvertiva sul volto come un bruciore di schiaffi, mentre nelle rughe profonde agli angoli degli occhi, sul lato del viso rivolto al sole, si annidava un dolore scarlatto che pareva nascondere un rosario fatto di innumerevoli perle ardenti. Il vecchio andò a urinare. Il cane cieco lo seguí per fare lo stesso. Da quindici giorni, ogni mattina la prima cosa che il vecchio e il cane facevano appena alzati era andare a urinare sul campo a mezza costa, su un versante del Monte Baliban. Sul terreno in salita, esposto al sole, c’era un germoglio di granturco che il vecchio aveva piantato. Solo soletto, sperduto nella desolazione della siccità, cosí verde che pareva spargere attorno il suo colore in grosse gocce. Un’unica pianticella, la sola a mantenere un po’ di umidità e a diffondere vapore all’intorno lungo intere giornate di fuoco. L’urina era il suo fertilizzante. Nell’urina c’è acqua. Tutto ciò che alla pianta di mais mancava si trovava nell’urina che il vecchio e il cane avevano accumulato durante la notte.

Il libro

 I due romanzi brevi raccolti in questo libro sono vividi e affascinanti quadri di vita contadina ambientati sui Monti Balou, catena immaginaria della provincia cinese del Henan. Con prodigiosa intensità, lingua cristallina e immaginazione rigogliosa, Yan Lianke esplora la durezza delle esistenze dei suoi protagonisti, alla mercé di destini avversi e di una natura potente, inesorabile, a tratti feroce. Ne emergono racconti intrisi di empatia e di un senso delle cose lirico e al contempo epico: nel primo caso, un vecchio e il suo cane accecato dal sole combattono strenuamente e in totale solitudine per tenere in vita una piantina di granturco, mentre intorno a quel miracoloso stelo verde la siccità e la carestia accendono il paesaggio di ocra e di un crudele rosso fuoco. Nel secondo, una madre vedova di quattro figli disabili si incaponisce a mutare il destino delle sue creature, fino alle conseguenze estreme. Queste figure sparute e tuttavia potentissime nelle loro lotte indomabili si incidono profondamente nella mente del lettore, mentre lo sfondo della natura campeggia sul racconto – e “sopra le teste degli uomini” – imperioso, enigmatico e implacabile.

L’autore

Yan Lianke, nato in Cina nella provincia contadina dell’Henan nel 1958, a 20 anni, non potendosi permettere di proseguire la sua istruzione, sceglie la carriera militare e si occupa di redigere i testi della propaganda comunista. Laureatosi nel 1985, torna poco dopo alla vita civile, e comincia la sua carriera di scrittore, premiata con i due più prestigiosi premi letterari cinesi (Lu Xun e Lao She). Molti dei suoi lavori, tra i quali Servire il popolo (Einaudi, 2006) in cui prende in giro i precetti maoisti e Il sogno della città dei Ding (nottetempo, 2011, finalista al Man Asian Literary Prize), nel quale denuncia l’epidemia di AIDS nelle campagne cinesi, sono stati sottoposti a censura in patria. Sempre per nottetempo, ha pubblicato nel 2013 Pensando a mio padre. Nel 2013 è stato tra i finalisti del Man Booker International Prize e nel 2014 è stato premiato con il prestigioso Franz Kafka Prize.

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